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  • sabato 28 febbraio 2015

Cosa succede tra Obama e Netanyahu

I leader di Stati Uniti e Israele non hanno mai avuto buoni rapporti, ma le cose stanno peggiorando per via di un discorso che Netanyahu terrà al Congresso americano martedì prossimo

Martedì 3 marzo il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu terrà un discorso al Congresso americano, a Washington. Netanyahu è stato invitato dal repubblicano John Boehner, il presidente della Camera, che però non ha consultato né la Casa Bianca né il dipartimento di Stato, come si usa fare in questi casi. L’evento sta creando un grosso caso politico, e non è solo un problema di protocollo. Netanyahu ha intenzione di parlare alle due Camere riunite di una delle questioni diplomatiche più complicate e divisive del momento: le trattative sul programma nucleare iraniano (che secondo gli ultimi accordi dovrebbero arrivare a una conclusione entro il prossimo giugno). La situazione è molto tesa anche per un altro motivo: i pessimi rapporti che ci sono tra Netanyahu e Obama.

L’accordo con l’Iran sul nucleare, in breve
L’accordo sostenuto da Stati Uniti e altri paesi prevede degli obblighi e limitazioni piuttosto precise: costringe l’Iran a intervenire sul proprio processo di sviluppo del nucleare in modo da bloccare qualsiasi tentativo di realizzare una bomba atomica (obiettivo comunque sempre smentito dal governo di Teheran). Anche se l’Iran dovesse poi cambiare idea, e venire meno all’accordo, avrebbe bisogno come minimo di un anno per accumulare abbastanza materiale fissile da poter costruire una bomba atomica. In questo lasso di tempo, dice l’amministrazione Obama, sarebbe comunque possibile individuare la violazione ed eventualmente intervenire. Fino a pochi mesi fa questo accordo sembrava soddisfare anche il governo israeliano. Di recente, tuttavia, Netanyahu ha espresso dure critiche verso la proposta di accordo sostenuta dagli Stati Uniti. Secondo diversi funzionari americani, la nuova posizione di Netanyahu ha ragioni soprattutto di politica interna: con le elezioni in vista in Israele, Netanyahu cerca di mostrarsi agli elettori come un leader duro e intransigente, pronto a sacrificare anche le buone relazioni con gli Stati Uniti in nome della sicurezza del suo paese.

Il discorso di Netanyahu al Congresso
Nel suo discorso al Congresso – dicono diversi giornalisti, tra cui Gerard Seib del Wall Street Journal – Netanyahu chiederà ai legislatori americani di fare pressioni sul loro governo affinché le trattative siano bloccate: se questo dovesse succedere, si creerebbe un grosso caso diplomatico, visto che di norma i paesi intrattengono relazioni ufficiali attraverso i rispettivi governi e non consultandosi direttamente con i parlamenti nazionali. Non solo: Netanyahu è stato invitato da Boehner, un repubblicano, e si rivolgerà principalmente ai repubblicani, che hanno la maggioranza in entrambe le Camere ma sono all’opposizione dell’amministrazione democratica di Barack Obama. Alcuni democratici di religione ebraica hanno cercato di diminuire la tensione: hanno proposto a Netanyahu di tenere il suo discorso durante una sessione a porte chiuse, limitandone così l’impatto mediatico. Netanyahu ha rifiutato e diversi democratici hanno annunciato che non assisteranno al suo discorso.

Le reazioni del governo americano
Le reazioni dell’amministrazione Obama fino ad oggi sono state molto dure. Nessun membro del governo assisterà alla discussione e Obama non incontrerà Netanyahu durante la sua visita a Washington. Il consigliere per la sicurezza nazionale, Susan Rice, ha detto che il discorso avrà un effetto «distruttivo» sulle relazioni dei due paesi, considerate fino ad oggi di vitale importanza sia per Stati Uniti che per Israele. La questione ha anche un risvolto di politica interna: secondo molti osservatori la decisione di invitare Netanyahu aveva l’obiettivo di mettere in difficoltà Obama.

Obama e Netanyahu
Diversi giornalisti credono che la situazione sia diventata così tesa anche per le pessime relazioni tra Obama e Netanyahu. Obama si è mostrato più vicino alle ragioni dei palestinesi rispetto al suo predecessore George W. Bush e al suo avversario nelle elezioni 2008, John McCain. L’amministrazione americana, soprattutto negli ultimi anni, si è mostrata sempre più insofferente nei confronti della politica di insediamenti portata avanti da Netanyahu – cioè la costruzione di abitazioni per coloni israeliani all’interno dei territori di competenza dell’Autorità Nazionale Palestinese – e tra i due governi ci sono stati diversi incidenti diplomatici. Negli ultimi mesi del 2014, alcuni funzionari del dipartimento di Stato hanno diffuso alcune dichiarazioni molto dure nei confronti di Netanyahu: per la sua tendenza a non voler fare accordi né con l’Iran né con i palestinesi, per esempio, Netanyahu è stato definito “autistico” e “cacasotto”.

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