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  • sabato 21 Febbraio 2015

Una settimana complicata a Debaltseve

Fotografie dalla città ucraina in cui si è combattuto di più dall'inizio della "tregua" e che ora è controllata dai filo-russi: intanto esercito e ribelli si sono scambiati i primi prigionieri

In Ucraina è stata una settimana complicata. Domenica 15 febbraio, poco meno di una settimana fa, è entrata in vigore la tregua tra esercito ucraino e ribelli separatisti filo-russi in Ucraina orientale, e almeno formalmente da allora il cessate-il-fuoco ha retto. Sabato 21 febbraio ribelli ed esercito ucraino si sono scambiati 191 prigionieri e nella mattina di domenica i ribelli hanno annunciato di aver ordinato il ritiro delle armi pesanti dalla linea del fronte. Durante la settimana, però, i combattimenti sono andati avanti, soprattutto attorno a Debaltseve, una città della regione di Donetsk che si trova in una posizione considerata strategica da entrambi gli schieramenti in guerra. Mercoledì scorso, tre giorni dopo l’inizio della tregua, l’esercito ucraino si è dovuto arrendere: il presidente Petro Poroshenko ha ordinato il ritiro dei soldati da Debaltseve, dopo che le linee di rifornimento erano state interrotte dai separatisti. Ora la città si trova sotto il controllo dei ribelli.

Poroshenko ha detto che 2.475 soldati ucraini si sono ritirati da Debaltseve negli ultimi giorni, insieme a circa 200 veicoli militari. Molti dei soldati ucraini che si trovavano a Debaltseve sono tornati a Kiev, la capitale ucraina, dove “sono stati accolti come degli eroi”, ha scritto Evgeny Feldman su Mashable. Alcuni soldati hanno fatto prima tappa a Artemivsk, città a poco meno di 50 chilometri a nord-ovest di Debaltseve controllata dal governo ucraino.

Non si conosce il numero dei morti degli scontri a Debaltseve. Il New York Times dice che si tratta di un tema che ha una certa importanza politica nel dibattito sulla guerra in Ucraina: Poroshenko ha detto sabato che i soldati ucraini uccisi sono 179, mentre i separatisti parlano di numeri molto più alti (a riguardo c’è da tenere conto che i ribelli non sono da considerarsi una fonte affidabile, e anche il governo ucraino si è mostrato in passato molto restio a fornire informazioni e numeri sulla sorte dei soldati mandati in Ucraina orientale a combattere). Finora non è stato possibile agli osservatori dell’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) entrare a Debaltseve e valutare direttamente la situazione.

Oltre a Debaltseve, i combattimenti sono andati avanti anche in altre parti dell’Ucraina orientale e meridionale. Nessuno dei leader di Russia, Ucraina, Francia e Germania – cioè i quattro paesi che il 12 febbraio avevano firmato l’accordo a Minsk, in Bielorussia – hanno però dichiarato finita la tregua. Al di là dei combattimenti, diversi analisti ed esperti credono che la vittoria dei separatisti a Debaltseve possa creare un “precedente” da usare in futuro per giustificare ulteriori violazioni della tregua. Dmytro Tymchuk, funzionario dell’esercito e membro del parlamento ucraino, ha scritto in un post su Facebook che sembra che i separatisti si stiano preparando per avanzare ulteriormente verso nord.

Lo scambio di prigionieri e il ritiro delle armi pesanti erano due dei punti contenuti negli accordi di Minsk. Lo scambio è avvenuto la sera di sabato 21, poco dopo che il segretario di Stato John Kerry aveva annunciato la possibilità di approvare nuove sanzioni contro la Russia. Il ritiro delle armi pesanti è stato annunciato dal generale russo Alexander Lentsov, incaricato dal governo russo di sorvegliare il rispetto della tregua. Non è ancora chiaro se il ritiro sia già iniziato e se sarà seguito da un ritiro delle armi pesanti anche da parte dell’esercito ucraino. Secondo gli accordi Minsk tutte le armi con calibro superiore ai 100 millimetri (quindi la gran parte dei carri armati e dell’artiglieria) devono essere allontanate di 25 chilometri dalla linea del fronte.

L’impressione dopo una settimana dall’entrata in vigore della tregua è che gli accordi di Minsk siano molto precari e che di fatto siano serviti finora solo per abbassare l’intensità degli scontri. Negli ultimi giorni alcuni giornalisti hanno notato come probabilmente nessuno degli stati coinvolti negli accordi abbia interesse a dichiarare violata la tregua.