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  • sabato 31 Gennaio 2015

L’autocensura in Giappone su riscatti, sangue e coltelli

Televisioni e rock band stanno eliminando qualsiasi riferimento all'ostaggio giapponese in mano all'IS (ma ci sono molte critiche)

Da giorni diverse radio e televisioni giapponesi stanno censurando molti riferimenti a sangue, coltelli e ostaggi in risposta a un video diffuso lo scorso 20 gennaio in cui i miliziani dello Stato Islamico (IS) minacciavano di uccidere due ostaggi giapponesi rapiti in Siria. La morte di uno dei due ostaggi, Haruna Yukawa, è stata poi annunciata il 24 gennaio con un video in cui è stata mostrata la foto del suo corpo decapitato: sulla sorte dell’altro ostaggio, il giornalista Kenji Goto Jogo, non si sa nulla. La decisione dei media giapponesi è stata descritta da alcuni come un fenomeno di autocensura per evitare qualunque riferimento che potrebbe offendere le persone coinvolte nel rapimento. Associated Press ha raccontato che in queste ultime settimane ci sono stati diversi casi in cui episodi di serie televisive, cartoni animati e persino concerti sono stati annullati, posticipati o semplicemente censurati per evitare ogni genere di riferimento agli ostaggi.

Associated Press racconta che il quinto episodio della serie animata “Le Milky Holmes del detective Opera” è stato sospeso a causa dell’argomento della puntata, che si intitolava “Il riscatto di Carol”. Il Japan Times ha scritto che durante un’apparizione in televisione, la band rock giapponese “Ling tosite sigure” ha cambiato le parole di una sua canzone, eliminando un riferimento al sangue e a un coltello. La boy-band giapponese KAT-TUN ha deciso di sostituire in un suo concerto la canzone “Vivo o morto” con “Amore bianco”. Gli show vengono cancellati anche per riferimenti piuttosto trascurabili. Ad esempio la televisione privata giapponese Fuji Television ha cancellato un episodio di una serie animata comica soltanto perché durante un episodio compariva un coltello.

Questo tipo di autocensura è legato ad alcuni particolari aspetti della cultura giapponese, dove mostrarsi insensibili ai problemi altrui è considerata una grave mancanza di educazione. Alcuni rappresentanti dell’opposizione sono stati duramente criticati sui social network e da diversi blogger giapponesi dopo che avevano partecipato a una cerimonia politica indossando abiti tradizionali, considerati troppo “festosi”. La pratica di limitarsi per evitare di offendere gli altri è conosciuta come “jishuku”, che si può tradurre più o meno con “controllo auto-imposto”.

Qualcosa di molto simile accadde anche nel 2011, all’epoca dello tsunami che colpì il Giappone. Molti show comici e concerti furono cancellati e diverse società decisero di sospendere la messa in onda dei loro spot televisivi. In quel periodo, ha scritto Associated Press, «abbastanza prevedibilmente la rock band giapponese Southern All Stars fu costretta a evitare di suonare il suo più grande successo, “Tsunami”».

Alcuni giapponesi si sono mostrati apertamente critici nei confronti del “jishuku”, ma al momento appaiono piuttosto isolati. Il Japan Times ha scritto che su Twitter e su diversi forum alcuni utenti hanno criticato l’autocensura di gran parte dei media (un utente l’ha definita un’abitudine “raccapricciante”). Alcuni dei fan delle band che hanno cambiato i testi si sono pubblicamente lamentati della scelta. Internet e i social network sono probabilmente il luogo dove al momento il “jishuku” è meno rispettato. BBC ha raccontato uno dei casi più clamorosi di queste “violazioni”: la diffusione di centinaia di migliaia di illustrazioni tramite Twitter o su siti come 4chan in cui utenti giapponesi si sono presi gioco delle milizie dello Stato Islamico con fotomontaggi e disegni in stile manga.