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  • sabato 24 Gennaio 2015

La volta che la regina Elisabetta II guidò una macchina con a bordo re Abdullah

Successe in Scozia nel 1998, su una jeep: il re saudita non la prese bene (in Arabia Saudita le donne non possono guidare)

Dopo la morte del re dell’Arabia Saudita Abdullah bin Abdulaziz, annunciata nella notte tra giovedì 22 e venerdì 23 gennaio, è circolata su internet una storia raccontata da Sherard Cowper-Coles, ex ambasciatore del Regno Unito in Arabia Saudita, nella sua autobiografia Ever the Diplomat. Cowper-Coles racconta che quando fu nominato ambasciatore, nel 2003, ebbe un incontro privato con la regina Elisabetta II. La regina gli raccontò della prima visita del re Abdullah al castello di Balmoral, in Scozia, una delle residenze private della famiglia reale britannica: era il 1998, e Abdullah di fatto governava già l’Arabia Saudita, dopo che tre anni prima re Fahd, il suo fratellastro, aveva avuto un infarto.

Dopo avere pranzato, la regina chiese ad Abdullah se voleva visitare la tenuta: lui era un po’ esitante, ma fu convinto dal suo ministro degli Esteri. Davanti al castello furono portate delle jeep Land Rover, e Abdullah e l’interprete salirono sulla prima. Abdullah si era seduto davanti, sul sedile del passeggero, e l’interprete dietro: la regina salì sulla stessa jeep, al posto del conducente. Accese il motore e iniziò a guidare. Nel 1945, a 18 anni, la regina Elisabetta aveva imparato a guidare e a riparare camion mentre prestava servizio per l’Auxiliary Territorial Service, il ramo femminile dell’esercito britannico.

Cowper-Coles racconta che Abdullah era molto nervoso – in Arabia Saudita le donne non possono guidare – e che la regina iniziò ad andare sempre più forte lungo le strette strade della tenuta, parlando per tutto il tempo. Abdullah alla fine disse all’interprete di chiedere alla regina di rallentare e di concentrarsi sulla strada. Cowper-Coles ha spiegato che non bisognerebbe rivelare che cosa dice la regina in un colloquio privato, ma che questa storia l’ha sentita raccontare anche dallo stesso Abdullah, e che in ogni caso è «troppo divertente per non ripeterla».

Foto: Ben Stansall/Getty Images