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  • venerdì 26 Dicembre 2014

Le assurde accuse contro due donne saudite per avere guidato una macchina

Il loro caso è stato passato a un tribunale che si occupa di reati legati al terrorismo: erano state arrestate a inizio dicembre

Due donne saudite potrebbero essere giudicate da un tribunale che si occupa di reati di terrorismo per avere violato il divieto di guida e per aver promosso sui social network una campagna per i diritti delle donne. Le due donne sono Loujain al-Hathloul, 25 anni, e Maysa al-Amoudi, 33 anni, e si trovano in carcere dallo scorso primo dicembre. Loujain al-Hathloul era stata fermata lo scorso 30 novembre alla frontiera tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti mentre cercava di attraversare il confine in auto: era in possesso di una patente degli Emirati e le era stato sequestrato il passaporto. Maysa al-Amoudi è una giornalista che vive negli Emirati Arabi Uniti ed è stata arrestata mentre cercava di portare in macchina cibo e coperte ad al-Hathloul, al confine. L’Arabia Saudita è l’unico paese al mondo dove alle donne è proibito guidare.

Il tribunale speciale che si occuperà del caso delle due donne è stato istituito a Riyadh, nella capitale del paese, e generalmente tratta reati legati al terrorismo: nel corso del tempo, comunque, il tribunale si è occupato anche dei casi di diversi attivisti per i diritti umani, dissidenti e critici del governo. L’organizzazione Human Rights Watch ha recentemente detto che «le autorità saudite hanno aumentato la loro repressione nei confronti delle persone che criticano pacificamente il governo su Internet» utilizzando «disposizioni piuttosto vaghe» di una legge che risale al 2007. Al-Hathloul e al-Amoudi, al momento dell’arresto, avevano complessivamente circa 355 mila follower su Twitter e avevano sostenuto apertamente una campagna contro il divieto di guida per le donne in Arabia Saudita. Si tratta però della prima volta che al tribunale speciale saranno deferite delle donne che hanno violato il divieto di guida. Quattro persone vicine alle due attiviste, che hanno voluto restare anonime per paura di ritorsioni, hanno spiegato al New York Times che è stato presentato ricorso contro la decisione di rinviare il loro caso al tribunale che si occupa di terrorismo e che una corte di appello si pronuncerà nei prossimi giorni.

In Arabia Saudita non esiste alcuna legge che impedisca alle donne di guidare: il divieto è stato introdotto in maniera “informale” durante la guerra del Golfo, nel 1990, e poi è diventato di fatto politica ufficiale del governo. Il Grand Mufti, la più importante e influente figura religiosa sunnita del paese che segue una corrente dell’Islam molto restrittiva, emanò una fatwa, un editto religioso per vietare la guida alle donne. Il divieto è motivato dal fatto che, potendo guidare, le donne sarebbero libere di lasciare la casa liberamente e potrebbero intrecciare relazioni extraconiugali. Le famiglie che se lo possono permettere noleggiano un autista (nella stragrande maggioranza dei casi, uno straniero immigrato) addetto unicamente a guidare la macchina della moglie nei suoi spostamenti fuori casa. Per la maggior parte delle donne, muoversi in macchina è di fatto impossibile. Qualche anno fa, molte donne dell’Arabia Saudita si sono riunite nell’associazione “Women2Drive” e hanno organizzato manifestazioni e proteste per sfidare il divieto, mettendosi alla guida e facendo circolare dei video.

Il primo di questi video è stato girato il 19 maggio del 2011: nelle immagini si vede una donna, Manal al-Sharif, guidare la sua macchina per le strade di Khobar e chiedere ad altre donne di fare lo stesso. Il filmato è stato girato dall’attivista saudita Wajeha al-Huwaider. Il giorno dopo al-Sharif guidò di nuovo con a bordo dell’auto la sua famiglia, ma fu arrestata e tenuta in prigione dalle autorità per oltre una settimana. Venne condannata a ricevere 10 frustate, ma la pena venne sospesa.

Nonostante le timide aperture che sembra stia compiendo il governo saudita, la situazione per le donne rimane molto difficile: uno dei vincoli più opprimenti è il sistema di tutela che i sauditi adottano nei loro confronti. Le donne sono considerate in pratica dei “minori”: non possono viaggiare all’estero, sposarsi, frequentare le scuole superiori o sottoporsi ad alcune procedure mediche senza il permesso del tutore maschio, che può essere il marito, il padre, il fratello, ma anche il figlio. Le parti più conservatrici della società saudita continuano a opporsi alle politiche più progressiste, e il divieto di guidare è rimasto uno di quelli su cui i religiosi del paese continuano a insistere.