• Mondo
  • venerdì 25 ottobre 2013

La protesta contro il divieto di guida per le donne in Arabia Saudita

L'associazione "Women2Drive" ha chiesto alle saudite di mettersi alla guida nei prossimi giorni per farlo abolire

Questo fine settimana molte donne dell’Arabia Saudita riunite nell’associazione “Women2Drive” sfideranno di nuovo il divieto di mettersi alla guida, previsto nel paese dal 1990. Il governo saudita, uno dei più conservatori al mondo, ha avvertito che prenderà le misure necessarie per fermare le manifestazioni di protesta organizzate in diverse città del paese, anche a Buraidah dove si concentrano alcuni tra i religiosi più conservatori del paese. Intanto “Woman2Drive”, scrive Al Jazeera, cercherà di sfruttare a suo vantaggio la natura ambigua del divieto, che non è esplicitamente stabilito né nella legge islamica in vigore nel paese né nel codice stradale saudita.

La protesta del prossimo fine settimana non è la prima di questo tipo. L’associazione che l’ha promossa è attiva dal 2011, quando molte donne saudite hanno lanciato una campagna online, secondo CNN prendendo ispirazione dalle immagini della cosiddetta primavera araba, in cui le donne di Egitto, Yemen, Siria e Libia protestavano a fianco degli uomini per chiedere la fine dei regimi dei rispettivi paesi. Da allora “Woman2Drive” organizza periodicamente proteste, chiedendo alle donne saudite con patente internazionale di mettersi alla guida e filmarsi.

Il primo video di questo tipo è stato girato il 19 maggio 2011: nelle immagini si vede la 32enne saudita Manal al-Sharif guidare la sua macchina per le strade di Khobar e chiedere ad altre donne di fare lo stesso. Il filmato è stato girato dall’attivista saudita Wajeha al-Huwaider. Il giorno dopo al-Sharif guidò di nuovo con a bordo dell’auto la sua famiglia, ma fu arrestata e tenuta in prigione dalle autorità per oltre una settimana.

Alcuni video recentemente pubblicati in rete – la maggior parte sulla pagina Facebook di “Woman2Drive” – sono realizzati da donne sedute a fianco di altre donne che guidano. In un video circolato molto nelle ultime due settimane si vede una donna alla guida che viene superata da due macchine, con a bordo degli uomini, che le fanno il segno dell’ok, come per dare la loro approvazione.

La blogger Eman al-Nafjan, una delle attiviste saudite più conosciute, ha raccontato a CNN di essere stata arrestata dalla polizia mentre girava un video a un’altra donna alla guida. Prima di lasciare la stazione di polizia, al-Nafjan è stata costretta a firmare un documento in cui assicurava che non avrebbe girato più altri video di quel tipo, e non sarebbe più salita su una macchina insieme ad un’altra donna alla guida. Al-Nafjan ha però aggiunto che il fatto di non essere stata arrestata dalla polizia e di essere stata rilasciata piuttosto rapidamente è segno che anche la posizione delle autorità saudite sull’argomento sta cambiando.

Il divieto per le donne di guidare è stato introdotto in maniera “informale” durante la guerra del Golfo, nel 1990, e poi è diventato di fatto politica ufficiale del governo. Allora, racconta CNN, le donne militari statunitensi di stanza in Arabia Saudita guidavano liberamente nelle loro basi militari: 47 donne saudite, forse prendendo ispirazione dalle americane, organizzarono un convoglio di macchine per le strade di Riyad per protestare contro le restrizioni che erano costrette a subire in quanto donne. Furono arrestate, sospese dal lavoro e il governo vietò loro di viaggiare. Il Grand Mufti, la più importante e influente figura religiosa sunnita del paese, emanò una fatwa, un editto religioso, per vietare la guida alle donne: guidare avrebbe esposto le donne “a tentazioni” e avrebbe portato al “caos sociale”.

Nonostante le timide aperture che sembra stia compiendo il governo saudita, la situazione per le donne nel paese rimane molto difficile: uno dei vincoli più opprimenti è il sistema di tutela che i sauditi adottano nei loro confronti, che le considera in pratica dei minori: non possono viaggiare all’estero, sposarsi, frequentare le scuole superiori o sottoporsi ad alcune procedure mediche senza il permesso del tutore maschio, che può essere il marito, il padre, il fratello, ma anche il figlio. Le parti più conservatrici della società saudita continuano a opporsi alle politiche più progressiste, e il divieto di guidare è rimasto uno di quelli su cui i religiosi del paese continuano a insistere strenuamente.

Foto: L’attivista saudita Manal al-Sharif alla guida (MARWAN NAAMANI/AFP/Getty Images)

Mostra commenti ( )