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  • giovedì 15 gennaio 2015

L’inchiesta contro Cristina Kirchner

La presidente dell'Argentina è accusata di avere cospirato per insabbiare un’indagine sul ruolo dell’Iran in un attentato a Buenos Aires nel 1994, per avere favori sul petrolio

Il procuratore federale argentino Alberto Nisman ha accusato il presidente dell’Argentina Cristina Kirchner, il ministro degli Esteri e altri funzionari del governo di avere cospirato per insabbiare un’indagine, che si sarebbe dovuta occupare del coinvolgimento dell’Iran in un attacco esplosivo a un centro ebraico a Buenos Aires nel 1994 che causò la morte di 85 persone e il ferimento di almeno 200. Secondo Nisman, Kirchner avrebbe chiesto al suo ministro degli Esteri Hector Timerman e ad altri funzionari di attivarsi per trovare una qualche forma di immunità per alcune persone di origini iraniane sospettate per l’attacco, sperando in questo modo di migliorare i rapporti diplomatici e commerciali con l’Iran per ottenere forniture di petrolio a prezzi più vantaggiosi e attenuare così i problemi dovuti alla crisi energetica in Argentina. Il piano alla fine non sarebbe stato comunque realizzato.

La richiesta del procuratore dovrà essere valutata dal giudice federale Ariel Lijo, ma non è ancora chiaro come potrebbero mettersi le cose per la presidenza argentina, anche perché spesso la magistratura impiega diverso tempo prima di decidere su richieste di questo tipo. Nisman ha anche chiesto che siano temporaneamente sospesi gli accessi a circa 23 milioni di fondi privati che fanno parte del patrimonio di Kirchner e delle altre persone coinvolte nell’inchiesta.

Le accuse di Nisman, che indaga da anni sulla strage del 1994, sono basate su numerose intercettazioni telefoniche effettuate negli ultimi due anni tra diversi funzionari governativi e altre persone molto vicine a Kirchner, che non è stata invece intercettata. Tra queste ci sarebbe anche Mohsen Rabbani, un iraniano che per lungo tempo è stato tra i membri più attivi dell’ambasciata a Buenos Aires e che è tra le persone sospette per quanto avvenne al centro ebraico venti anni fa. Secondo Nisman le prove raccolte sono molto consistenti ed è quindi fiducioso sulle decisioni che potrà assumere il giudice.

Il ministro degli Esteri argentino non ha fatto dichiarazioni sulla questione e poche altre persone vicine a Kirchner hanno commentato la notizia. Secondo Aníbal Fernandez, che si occupa di coordinare diverse attività governative per conto di Kirchner, non ci sarebbe “nulla di logico e serio” nell’inchiesta portata avanti da Nisman.

Come ricorda il Wall Street Journal, le indagini da parte di Nisman sono nate in seguito alle difficoltà nell’organizzare una commissione, con la partecipazione dell’Iran, per ricostruire i fatti che portarono all’attacco esplosivo del 1994. Nel maggio dello scorso anno, una corte d’appello federale definì incostituzionale l’accordo sulle cui basi si sarebbe dovuta costituire la commissione. Secondo i funzionari argentini, l’accordo avrebbe permesso di scoprire la verità, ma per i detrattori – comprese alcune organizzazioni ebraiche – il patto avrebbe dato troppa libertà di azione all’Iran e nessuna garanzia sul fatto che le persone sospette di origini iraniane per l’attacco potessero essere interrogate adeguatamente.

Secondo Nisman “il piano criminale comprendeva la creazione di una nuova ipotesi di reato basata su prove false per dirottare le indagini giudiziarie verso imputati inventati, allo scopo di rimuovere qualsiasi responsabilità penale dai sospetti iraniani”. L’operazione sarebbe stata avviata nel periodo in cui l’Argentina doveva fare i conti con una seria crisi energetica, che aveva portato alla spesa di enormi quantità di denaro per importare risorse energetiche dall’estero. Era necessario importare petrolio e per farlo sarebbe stato opportuno migliorare i rapporti commerciali con il governo iraniano. Per Nisman, i presunti atti criminali sarebbero stati portati avanti proprio allo scopo di ottenere petrolio iraniano a prezzi vantaggiosi.

A distanza di venti anni non sono ancora del tutto chiare le responsabilità per l’attacco contro il centro ebraico. Nisman sostiene che la strage sarebbe stata organizzata dall’Iran, che avrebbe poi affidato al gruppo libanese Hezbollah il compito di eseguirla. Nel 2007 furono emessi mandati internazionali per l’arresto di sei cittadini iraniani sospettati di essere coinvolti nell’attacco. Sono ancora latitanti e in più occasioni il governo iraniano ha negato qualsiasi coinvolgimento. Secondo l’inchiesta, quando erano in corso le trattative per organizzare la commissione intergovernativa tra Argentina e Iran, il ministro degli Esteri argentino avrebbe promesso di fare pressioni sull’Interpol per fare ritirare i mandati di cattura. Le cose si sarebbero complicate quando l’Interpol decise di mantenere i mandati, rendendo meno vantaggioso il piano per l’Iran.

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