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  • venerdì 9 Gennaio 2015

Un giorno senza morti in battaglia in Siria

Nessuno è stato ucciso mercoledì 7 gennaio ed è la prima volta che succede negli ultimi tre anni: ma il motivo è il brutto tempo

Mercoledì 7 gennaio è stato il primo giorno negli ultimi tre anni di guerra in Siria in cui non è stato riportato alcun morto nei combattimenti, ha detto l’Osservatorio siriano dei diritti umani, un’organizzazione non governativa pro-ribelli con base a Londra, nel Regno Unito. L’Osservatorio ha detto che un miliziano è morto a Darraya, vicino a Damasco, ma a causa di una ferita riportata in precedenza. Secondo l’Osservatorio, il motivo è il brutto tempo e la neve che stanno limitando i combattimenti in molte zone del paese. Giovedì 8 gennaio, con il miglioramento delle condizioni meteo, i combattimenti sono ripresi un po’ dovunque: nel sud della Siria, per esempio, alcuni miliziani legati di al Qaida hanno fatto esplodere una tomba del 13esimo secolo di un importante studioso islamico.

Secondo le cifre diffuse dall’Osservatorio, nel dicembre del 2014 in Siria sono morte nei combattimenti in media 150 persone al giorno. Dopo quattro anni di guerra i morti sono saliti a circa 207mila. L’Osservatorio è rimasto uno dei pochi gruppi a contare ancora i morti nella guerra in Siria. Le Nazioni Unite avevano smesso di contare i morti nel gennaio 2014, a causa delle enormi difficoltà riscontrate da molti organizzazioni indipendenti ad accedere al territorio siriano e la sempre più frequente impossibilità di verificare le fonti delle informazioni ottenute. Da allora le cifre sui morti diffuse dall’Osservatorio vengono riprese dai maggiori siti di news internazionali e vengono considerate generalmente piuttosto affidabili: l’Osservatorio basa il suo lavoro su una diffusa rete di contatti collocati su tutto il territorio siriano.

Il maltempo ha fermato i combattimenti, ma allo stesso tempo ha peggiorato notevolmente le condizioni dei profughi siriani. Un terzo dei 23 milioni di abitanti della Siria è stato costretto negli ultimi quattro anni a lasciare la sua casa. Secondo i dati delle Nazioni Unite, i siriani sono oggi la popolazione con più profughi al mondo (la stima include i profughi che si trovano in territorio siriano e quelli che hanno lasciato il paese e si trovano in uno dei tanti campi profughi in Libano, Turchia e Giordania).