Che cos’è soldipubblici.gov.it

E come si usa il nuovo sito del governo per consultare i pagamenti effettuati da regioni, province e comuni fino all'ultimo centesimo (o quasi)

Il sito soldipubblici.gov.it, che serve per consultare le spese della pubblica amministrazione, è stato messo online nella sera di domenica e annunciato in televisione dal presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso della trasmissione Che Tempo Che Fa. Il servizio era stato annunciato dal governo nei mesi scorsi e permette di consultare i dati dei pagamenti di regioni (spese sanitarie comprese), province e comuni. Nei prossimi mesi il sito sarà arricchito con ulteriori dati che riguardano le unioni di comuni, le università, le singole strutture sanitarie e le camere di commercio. Il progetto prevede anche che siano inseriti i pagamenti effettuati dai ministeri, in modo da comprendere in un unico sito tutte le spese delle amministrazioni pubbliche: per farlo sarà necessario ancora qualche mese di lavoro.

Cos’è soldipubblici.gov.it
Le spese della pubblica amministrazione sono una delle voci più consistenti nel bilancio dello stato, nonché uno dei temi più discussi dagli amministratori locali. L’idea alla base di soldipubblici.gov.it è dare a tutti la possibilità di consultare le spese della pubblica amministrazione, rendendo al tempo stesso più evidenti le differenze tra le diverse amministrazioni e facilitando il confronto tra chi è più o meno bravo e accorto quando si tratta di spendere denaro che appartiene alla collettività.

A differenza di altre soluzioni sperimentate in passato, soldipubblici.gov.it non mostra le cifre dei dati di bilancio, quindi delle spese che ogni amministrazione prevede di fare, ma gli effettivi pagamenti riferiti alla data nella quale sono stati effettuati realmente. Le cifre indicate sul sito sono quindi le spese effettive indicate dal tesoriere dell’ente che si sta consultando.

Il servizio è basato sul Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici (SIOPE), una piattaforma che esiste da tempo e alla quale ogni tesoriere si collega per inserire il dettaglio dei pagamenti effettuati dalla sua amministrazione. SIOPE funziona grazie a una convenzione tra Ragioneria generale dello stato e Banca d’Italia e ha un suo sito consultabile, ma con un sistema molto meno pratico per trovare facilmente le spese desiderate. Soldipubblici.gov.it usa gli stessi dati ma attraverso un motore di ricerca più efficiente e in parte basato sulle ricerche semantiche, cioè su insiemi di parole dal significato simile o facenti parte dello stesso tema. Nelle FAQ del sito c’è un esempio che spiega efficacemente questo sistema:

Soldipubblici si basa su un proprio motore di ricerca che associa le parole digitate nelle due finestre di ricerca, a un ente e a uno o più codici di pagamento (codifica gestionale), e ne fornisce l’importo per il mese corrente, l’andamento annuale oltre a una serie di utili indicatori. Il cittadino che, ad esempio, digiterà “pennarelli” verrà indirizzato alla codifica gestionale 1341, relativa a “Cancelleria e materiale informatico e tecnico”, la più probabile a ricomprendere il termine cercato. Ma spesso le codifiche proposte possono essere più di una. Digitando “personale” i risultati ottenuti saranno 10, ad indicare i diversi dettagli nei quali si articolano i pagamenti.

I tesorieri indicano le loro voci di spesa utilizzando particolari codici, previsti dal sistema gestionale di SIOPE, quindi – restando all’esempio della cancelleria – per ora è impossibile scoprire quanto spenda la regione Liguria solo ed esclusivamente in pennarelli in un anno. Le cose dovrebbero cambiare già nel corso del 2015 grazie all’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica per chi fornisce materiale e servizi alle amministrazioni locali. I dati sulle fatture potranno essere incrociati con quelli sui pagamenti della pubblica amministrazione, permettendo di risalire alle singole voci di spesa.

I dati sono aggiornati al mese precedente quello in cui si effettua la consultazione. Si possono consultare dati fino al 2013 compreso, ma sono comunque in fase di caricamento dati riferiti agli anni precedenti, a partire dal 2012.

Come si usa
La pagina principale di soldipubblici.gov.it mette da subito le cose in chiaro, specificando l’importo complessivo dei pagamenti di regioni, comuni e province nell’ultimo mese per i quali sono disponibili i dati. A novembre 2014 sono stati erogati in tutto pagamenti per 23.672.215.931,08 di euro.

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Sempre nella pagina principale, ci sono due caselle di ricerca: nella prima si inserisce il nome dell’ente desiderato (la casella mostra suggerimenti man mano che si scrive al suo interno) mentre nella seconda si mette la voce per il pagamento desiderato. Poiché il sistema riconduce la parola chiave a un ambito tematico, è possibile inserire una voce molto specifica e ottenere l’area di spesa cui appartiene. Poi si preme invio per avviare la ricerca.

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Il sistema mostra i risultati con i relativi codici di pagamento, l’importo dell’ultimo mese disponibile, quello totale dell’anno in corso e dell’anno precedente. L’opzione “Aggiungi” permette di salvare il dato, così da potere eseguire una nuova ricerca e confrontare il risultato con quello ottenuto in precedenza.

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Premendo sull’icona “vedi”, si accede a una sezione in cui viene mostrato l’andamento della spesa nel corso dell’anno, con i confronti rispetto all’anno precedente e alla media nazionale.

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Il sito mostra anche una scheda di sintesi per avere informazioni più dettagliate sui pagamenti.

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Affidabilità
I dati di soldipubblici.gov.it sono piuttosto affidabili perché si basano sulle informazioni date dai tesorieri sui pagamenti effettivamente realizzati, e non su voci di bilancio che di solito sono più generiche e lontane da quanto viene poi speso dalla pubblica amministrazione: sono i soldi effettivamente spesi, non promesse, previsioni o intenzioni. Alcuni dati nel corso del tempo potrebbero comunque variare, perché può sempre succedere che sia comunicato un dato sbagliato a SIOPE e il sistema permette, entro un certo arco di tempo, di cambiare la voce sbagliata per rettificare l’informazione.