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  • sabato 13 dicembre 2014

La volta che Christopher Hitchens si sottopose al waterboarding

L'esperimento fu fatto nel 2008, fu ripreso in un video e Hitchens ci scrisse un articolo molto intenso su Vanity Fair

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare del cosiddetto waterboarding, una pratica di “annegamento controllato” inflitta forzosamente su una persona, per via del rapporto di una commissione del Senato statunitense riguardante alcune “tecniche di interrogatorio rafforzate” usate dalla CIA, l’agenzia di spionaggio americana, durante l’amministrazione di George W. Bush. La pratica del waterboarding è stata messa in discussione per anni dai critici del governo Bush e dalle associazioni per i diritti umani. In uno dei momenti più visibili di queste proteste, il giornalista e scrittore britannico Christopher Hitchens – morto nel 2011 per un tumore, quando era considerato uno dei migliori giornalisti “polemisti” in circolazione – decise volontariamente di sottoporsi al waterboarding, e di raccontare la sua esperienza in un lungo articolo pubblicato da Vanity Fair. 

Nel 2008 Hitchens aveva 59 anni: era considerato uno dei più brillanti giornalisti e scrittori di sinistra. Aveva scritto per anni su Slate, l’Atlantic Vanity Fair, e in più occasioni si era definito un “marxista” o un “socialista”, ed era un noto critico di qualsiasi credenza religiosa. Nel 2003, in seguito agli attentati dell’11 settembre, sorprese molti scrivendo diversi articoli a sostegno dell’invasione dell’Iraq decisa dall’amministrazione repubblicana di George W. Bush. Poi però criticò per anni l’amministrazione Bush per l’utilizzo di pratiche di interrogatorio come il waterboarding, che consiste nell’immobilizzare un individuo legandolo a un’asse inclinata, con i piedi in alto e la testa in basso, e versargli acqua sulla faccia: viene definito una forma di “annegamento controllato”, in quanto l’acqua invade le vie respiratorie ma viene fermata prima che la persona possa effettivamente morire.

Hitchens contattò alcuni ex membri del Survival, Evasion, Resistance and Escape (SERE), un programma dell’esercito americano che addestrava i soldati a resistere a torture e agli interrogatori dei nemici. In un primo momento, quando disse di avere 59 anni, la reazione non fu troppo positiva. I suoi interlocutori gli fecero capire che era troppo vecchio per una cosa del genere. Ma Hitchens gli consegnò un certificato medico che certificava che non soffriva di asma, e loro accettarono. Una mattina si fece “rapire” da alcuni di loro per essere sottoposto al waterboarding. Hitchens ha poi raccontato di essere stato legato e incappucciato.

«Fui fatto roteare un po’ volte, probabilmente con l’intento di disorientarmi. Poi fui portato in una stanza buia di un edificio dopo aver percorso una strada sterrata. Beh, quasi buia: c’erano degli squarci di luce che intravedevo dal tessuto del mio cappuccio. Una musica strana invadeva le mie orecchie. Improvvisamente, il mondo esterno sembrava molto distante.»

Nel video dell’esperimento pubblicato in seguito da Vanity Fair, si vedono due uomini incappucciati che fanno stendere Hitchens – incappucciato e legato – su una stretta tavola di legno: in un secondo momento gli vengono posti sul viso alcuni asciugamani che gli coprono naso e bocca. I due uomini concordano con Hitchens una parola di sicurezza, da pronunciare in caso Hitchens volesse interrompere l’esperimento. Poi gli mettono in mano due oggetti metallici, spiegandogli di farli cadere a terra nel caso non sia in grado di pronunciare la parola di sicurezza.

Ho aspettato per un po’, finché non ho avvertito una lenta cascata d’acqua andarmi su per il naso. Determinato a resistere anche solo per tenere alto l’onore dei miei antenati arruolati in marina, che così a lungo furono esposti ai rischi del mare, ho trattenuto il respiro per un po’, per poi essere costretto – come immaginerete – ed espirare e a inspirare un po’ d’aria. Il processo di inspirazione ha attratto verso le mie narici l’asciugamano bagnato, come se un zampa enorme e umida avesse all’improvviso calpestato la mia faccia, violentemente. Incapace di capire se stavo inspirando o espirando, e pervaso dal panico più che dall’acqua, ho usato il segnale concordato e provato un incredibile sollievo nel sedermi e nel respirare senza panno bagnato sul naso. Ho scoperto di non volervi confessare quanto tempo sono durato.

Pochi secondi, come si vede nel video. Hitchens ha poi raccontato di aver fatto un altro tentativo, con risultati simili al primo.

Scrive Hitchens, nell’articolo pubblicato da Vanity Fair:

Potreste aver letto la bugia ufficiale che circola riguardo questa pratica: e cioè che “simula” la sensazione di affogare. Non è vero. Immagini di stare affogando perché stai affogando davvero – o, ancora meglio, ti stanno affogando, sebbene lentamente e in maniera controllata da chi sta applicando la pressione. Non si tratta di stare stesi su una tavola a subire un interrogatorio. Si tratta di venire affogati. […] Se il waterboarding non è un metodo di tortura, allora la tortura non esiste.

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