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  • martedì 9 dicembre 2014

Il rapporto sulle torture della CIA

Una commissione del Senato americano ha confermato – e raccontato nei dettagli – le pratiche violente subite da diversi detenuti dopo gli attentati dell'11 settembre

Una commissione del Senato degli Stati Uniti ha pubblicato la sintesi di un atteso rapporto sulle pratiche e le “tecniche di interrogatorio rafforzate” (un’espressione con cui viene definita la tortura negli Stati Uniti) utilizzate dalla CIA, l’agenzia di spionaggio americana, contro prigionieri catturati dai militari statunitensi in Medio Oriente durante la guerra contro i terroristi di al Qaida, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Il rapporto fa riferimento a eventi risalenti al tempo dell’amministrazione di George W. Bush, presidente dal 2001 al 2009. Queste tecniche furono poi bandite da Barack Obama con uno dei primi ordini della sua amministrazione. La pubblicazione della sintesi del rapporto – 528 pagine su un totale di circa 6 mila pagine – era stata approvata dalla commissione nell’aprile 2014.

Cosa c’è nel rapporto
Nel rapporto sono documentate e descritte numerose tecniche di tortura praticate dalla CIA ai danni di alcuni detenuti in prigioni segrete in diversi paesi del mondo durante i cinque anni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001. I detenuti venivano privati del sonno per periodi lunghi fino a una settimana; altre volte veniva loro detto che sarebbero stati uccisi durante la prigionia. Alcuni detenuti, con l’approvazione dello staff medico della CIA, venivano sottoposti senza motivi medici reali ad “alimentazione rettale” o “idratazione rettale”, una tecnica che secondo il capo degli interrogatori otteneva il “controllo totale sul detenuto”. La senatrice Dianne Feinstein, presidente della commissione, ha definito il programma di interrogatori della CIA “moralmente, legalmente e amministrativamente sbagliato”, “molto più brutale di quanto le persone siano state indotte a credere”.

Nel rapporto sono anche state fornite ulteriori documentazioni di una pratica già ampiamente nota e descritta nel corso di precedenti rivelazioni del rapporto: il “waterboarding”, una forma di annegamento controllato, in cui la persona sottoposta all’interrogatorio viene distesa e immobilizzata in posizione supina su un’asse inclinata, con la testa verso il basso, mentre gli viene versata dell’acqua sulla faccia. Nel rapporto i membri dello staff medico della CIA descrivono il “waterboarding” di Khalid Shaikh Mohammed, l’ideatore degli attentati dell’11 settembre, come “una serie di quasi annegamenti”. Nel rapporto viene inoltre smentito che questi casi di torture abbiano permesso di ottenere informazioni rilevanti per la cattura di Osama Bin Laden, o rilevanti in qualsiasi senso per svelare piani e nascondigli dei terroristi.

Il comunicato del governo
Quasi contemporaneamente alla pubblicazione del rapporto, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha diffuso un comunicato in cui definisce il programma di interrogatori “un programma problematico”, che ha incluso l’utilizzo di tecniche rafforzate in prigioni fuori dagli Stati Uniti. Obama ha detto che il rapporto consolida la sua convinzione che “questi metodi duri non solo non sono compatibili con i valori degli Stati Uniti come nazione, ma non sono neanche stati utili per i nostri sforzi più ampi contro il terrorismo e nell’interesse della sicurezza nazionale”.

Da chi è stato compilato il rapporto
Il rapporto è stato compilato dalla Commissione del Senato sull’Intelligence (U.S. Senate Select Committee on Intelligence), un organo governativo fondato nel 1976. Sebbene la Commissione sia formata da 15 membri in carica provvisoria e selezionati sia tra la minoranza che tra la maggioranza al Senato, in questa occasione, in seguito a diversi dissensi emersi con i democratici, i membri repubblicani della commissione non hanno partecipato alla compilazione del documento. Nei giorni scorsi diversi parlamentari repubblicani hanno manifestato la loro disapprovazione riguardo la decisione di rendere pubblico il documento, sostenendo che questo potrebbe determinare dei rischi di ritorsioni contro gli Stati Uniti. Il governo ha detto di essere a conoscenza dei rischi che la pubblicazione del rapporto potrebbe generare contro gli avamposti statunitensi e le ambasciate in paesi come Pakistan, Yemen, Egitto, Libia e Iraq, ma ha anche aggiunto di aver rafforzato le misure di sicurezza.

Le polemiche e i ritardi
La compilazione del rapporto fu approvata nel dicembre 2012 e avrebbe dovuto inizialmente richiedere un anno di tempo, prima che una serie di contrasti e accuse reciproche tra la commissione e la CIA provocasse numerose polemiche e rallentamenti. La CIA ha più volte accusato la commissione di aver riportato inesattezze e imprecisioni, e ha compilato un lungo documento, ancora non rivelato, in cui sarebbero confutate le tesi sostenute nel rapporto. Nel 2013 la stessa commissione ha accusato la CIA di aver violato i computer usati dai membri della commissione e di aver eliminato alcuni documenti. La CIA ha inizialmente risposto negando l’accusa e sostenendo comunque che la commissione non era autorizzata ad accedere a quel materiale; poi, a luglio scorso, il direttore dell’agenzia di spionaggio John O. Brennan, al termine di un’indagine interna, ha ufficialmente riconosciuto l’intromissione all’interno dei sistemi usati dai membri della commissione.

Ad agosto scorso, scrive il New York Times, la CIA ha trasmesso al Senato una versione della sintesi del rapporto della commissione pesantemente censurata in alcuni punti ritenuti invece fondamentali dalla senatrice Dianne Feinstein, presidente della commissione.

Cosa sapevamo già e perché
Il rapporto della commissione è considerato il più ampio e approfondito studio mai realizzato sulle tecniche usate dalla CIA: è costato più di 40 milioni di dollari (più di 32 milioni di euro) e si basa sull’analisi di più di sei milioni di documenti interni dell’agenzia di spionaggio. Una parte del contenuto del rapporto era già nota a causa di alcune precedenti rivelazioni di notizie e divulgazioni permesse e tutelate dal Freedom of Information Act, la legge sulla libertà di informazione del 1966 che autorizza l’accesso agli archivi di stato – e anche a molti documenti riservati – da parte dei giornalisti.

Grazie alle informazioni già emerse nei mesi scorsi si sapeva che nei documenti interni la tortura dei prigionieri veniva solitamente definita come parte delle cosiddette “tecniche di interrogatorio rafforzato”. Tra le tecniche adottate dalla CIA erano già state descritte e criticate quelle del “waterboarding” e della privazione del sonno. Sono inoltre già noti da tempo i nomi di alcuni paesi che hanno ospitato prigioni in cui sono state compiute le torture da parte della CIA, tra cui la Thailandia e la Polonia.

La versione della CIA
Il direttore della CIA John O. Brennan ha ammesso in un comunicato che l’agenzia ha commesso degli errori e che ci sono state “carenze” nel programma di detenzione e di interrogazione. Brennan sostiene che queste carenze siano state in parte dovute al fatto che l’agenzia era “impreparata” e non aveva adeguate competenze per portare avanti un simile programma antiterroristico senza precedenti e su scala mondiale. “Nel portare avanti quel programma, non abbiamo sempre rispettato gli elevati standard che ci eravamo prefissati e che gli americani si aspettano da noi”, ha detto Brennan, il quale aggiunge che l’agenzia ha “imparato dai propri errori”.

Alcuni ex ufficiali dell’agenzia di spionaggio americana, che hanno supervisionato la compilazione del rapporto, hanno sostenuto in passato che il documento sia impreciso e parziale, e che trascuri le prove dell’efficacia dei metodi contestati. Molti di loro ritengono che i metodi di interrogatorio descritti nel rapporto non possano essere definiti tortura, sebbene i peggiori tra questi siano stati effettivamente definiti tortura da numerosi politici e dallo stesso presidente Barack Obama. Da tempo, e anche nei giorni scorsi, diversi segretari e responsabili in carica durante l’amministrazione Bush hanno ribadito la legittimità dei metodi utilizzati dalla CIA: lunedì l’ex vicepresidente USA Dick Cheney ha definito gli interrogatori “assolutamente, totalmente giustificati”.

Qualcuno sarà punito per le torture?
Il New York Times ritiene “altamente inverosimile” questa possibilità, e segnala che il Dipartimento di Giustizia americano ha sostanzialmente condotto una revisione limitata del programma di interrogatori della CIA, e finora non ci sono state accuse penali, nemmeno in relazione alla distruzione di alcuni documenti e filmati da parte della CIA. Il segretario alla Giustizia degli Stati Uniti Eric Holder ha dato ordine ai procuratori di valutare le accuse penalmente rilevanti soltanto contro chi abbia condotto attività non autorizzate, e all’epoca dell’amministrazione Bush le “tecniche di interrogatorio rafforzato” erano autorizzate dalla CIA e dal governo.

Foto: Alcuni talebani e militanti di al Qaida prigionieri a Guantanamo, a Cuba. (Petty Officer 1st class Shane T. McCoy/U.S. Navy/Getty Images)