La Spagna ha sospeso Uber

Un giudice di Madrid ha accolto le richieste dell'associazione dei tassisti, che vuole fare causa all'azienda statunitense per concorrenza sleale

Un giudice di Madrid ha emesso un’ordinanza per far sospendere a Uber tutte le sue attività in Spagna. La decisione del giudice spagnolo segue quella assunta da diverse altre amministrazioni locali in giro per il mondo, che vogliono limitare il servizio in diretta concorrenza con il sistema più tradizionale dei taxi con relativa licenza. Uber offre un servizio alternativo ai taxi, mettendo in comunicazione su una applicazione per smartphone autisti di auto private con i clienti. La società che la gestisce ha sede negli Stati Uniti: decide le tariffe e trattiene per sé una percentuale al momento del pagamento delle corse, che avviene attraverso la stessa applicazione.

L’ordinanza è stata emessa martedì a Madrid in seguito a una richiesta dell’associazione dei tassisti della città, che aveva chiesto ai magistrati una sospensione cautelare del servizio in attesa di una causa legale vera e propria che l’organizzazione vuole intentare contro Uber. Il giudice ha accettato la richiesta, spiegando che gli autisti che offrono il loro servizio attraverso l’applicazione sono sprovvisti di autorizzazioni ufficiali e che di conseguenza fanno concorrenza sleale ai tassisti, che per poter lavorare devono essere autorizzati dalle autorità locali e possedere una licenza, di solito molto costosa.

Uber in Spagna è attiva a Madrid da poco tempo, mentre aveva già inaugurato il suo servizio a Valencia lo scorso ottobre e a Barcellona in aprile. L’apertura del servizio ha portato a proteste e manifestazioni da parte dei tassisti nelle città interessate, come è avvenuto quasi sempre in tutti i paesi in cui Uber ha avviato le proprie attività, Italia compresa.

Il giudice ha emesso la sua decisione senza consultare Uber perché la società ha la sua sede legale nel Delaware, negli Stati Uniti. Nell’ordinanza viene richiesto ai gestori di connessioni e a quelli dei pagamenti elettronici di sospendere la gestione di qualsiasi transazione economica avviata tramite l’applicazione di Uber in Spagna.

In Catalogna, la regione di cui Barcellona è capoluogo, il governo regionale sta lavorando a una nuova serie di regole che sostanzialmente potrebbero impedire a Uber di proseguire le sue attività. La proposta di legge prevede che siano fermate tutte le auto che di fatto offrono un servizio taxi senza le opportune autorizzazioni e licenze. Per gli autisti sono previste multe fino a 6mila euro, ma il provvedimento deve essere ancora approvato e non sarà probabilmente effettivo prima di qualche mese.

Uber finora ha spesso dovuto affrontare divieti, sospensioni e iniziative legali nelle città in cui ha introdotto il suo servizio. In molti casi si è trattato di provvedimenti restrittivi inefficaci, perché di fatto la società sfrutta diversi vuoti legislativi per offrire il suo servizio, impossibile da realizzare fino a qualche anno fa in assenza degli smartphone. In altre città si è arrivati a una regolamentazione che consente a Uber di proseguire le sue attività. Nonostante le difficoltà sul piano legale, numerosi investitori sono molto fiduciosi sul futuro di Uber e sulla sua possibilità di iniziare a produrre grandi ricavi, cosa che spiega perché l’azienda confida di raccogliere centinaia di milioni di dollari con un nuovo giro di investimenti.

Per Uber sono giorni complicati anche in altre parti del mondo. A Delhi, in India, è stata disposta la sospensione del suo servizio in seguito a un presunto caso di stupro nei confronti di una passeggera che avrebbe riguardato uno degli autisti che utilizzano il suo servizio. In Thailandia le autorità hanno dichiarato illegittimo il servizio offerto da Uber perché utilizza autisti non autorizzati, ma le attività potranno essere riprese se ogni guidatore prenderà una licenza come autista.

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