La riforma dell’immigrazione di Obama

Obama ha deciso di procedere con un ordine esecutivo, che ha effetto immediato, sfidando il Congresso: ed evitare l'espulsione di 11 milioni di immigrati non regolari

di David Nakamura - The Washington Post

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha sostenuto una tesi morale e legale per provare a convincere gli statunitensi che la sua decisione di procedere unilateralmente a proteggere milioni di immigrati non regolari dalla espulsione ha solide basi ed è necessaria per riparare il sistema malfunzionante dell’immigrazione.

Durante un discorso tenuto alla Casa Bianca in serata (in Italia era notte) Obama ha esposto il suo piano per offrire aiuti dal punto di vista amministrativo e permessi di soggiorno e lavoro a circa 3,7 milioni di persone senza documenti che sono genitori di cittadini e residenti statunitensi, e a circa 300mila giovani immigrati portati nel paese illecitamente quando erano bambini.

Nel farlo, Obama ha sfidato gli oppositori ad approvare una nuova legge che riformi in modo permanente il sistema dell’immigrazione, invece di difendere una politica che finora ha contribuito solo a “dividere le famiglie”. Ha citato sia la Bibbia che il suo predecessore Repubblicano, chiedendo una visione più compassionevole della questione immigrazione negli Stati Uniti, ricordando i valori del lavorare sodo, dell’istruzione e del volere il meglio per i propri figli, che stanno a cuore alla maggior parte delle persone che emigrano nel paese in modo illecito.

Obama ha detto che si tratta di una decisione di “buon senso” che permetterà agli immigrati irregolari di venire fuori dall’ombra e di mettersi a posto con la legge. Ha poi ricordato che a Washington è necessario superare l’attuale stallo politico per affrontare provvedimenti di questo tipo, anche se i risultati delle elezioni di metà mandato hanno complicato le cose e porteranno presto i Repubblicani a controllare interamente il Congresso.

Il presidente ha spiegato che un’espulsione di massa degli oltre 11 milioni di immigrati irregolari “sarebbe sia impossibile sia contraria alla nostra indole”. L’obiettivo è inoltre concentrare le attenzioni e le risorse delle guardie di confine nella gestione dei casi più a rischio, in modo da ridurre gli “effettivi pericoli per la sicurezza”: e ha ricordato che questi pericoli sono costituiti dall’arrivo nel paese di criminali. “Criminali, non famiglie”, ha ripetuto Obama durante il discorso per chiarire questo punto.

La decisione di Obama di decidere autonomamente la riforma con un ordine esecutivo arriva a due anni di distanza dalla sua promessa, pronunciata poco dopo la rielezione, di attuare una riforma del sistema dell’immigrazione per offrire un percorso più semplice a chi intende ottenere la cittadinanza e non è un immigrato regolare. L’obiettivo di fare passare una legge sul tema era svanito quest’estate, dopo una lunga serie di contese politiche al Congresso.

Nel suo discorso, durato 15 minuti, Obama ha provato a incentivare il sostegno da parte dell’opinione pubblica alla sua decisione, e dare un chiaro messaggio agli oppositori più duri tra i Repubblicani, che hanno promesso di contrastare duramente l’utilizzo da parte dello stesso Obama di ordini esecutivi che di fatto escludono il potere legislativo. Obama venerdì sarà a Las Vegas per tenere un comizio ed è probabile che torni sull’argomento.

Ancora prima che Obama partisse per il suo viaggio, i leader del partito Repubblicano si sono riuniti per decidere come fermare il suo piano. In entrambe le camere del Congresso, i Repubblicani hanno discusso la possibilità di avviare un’iniziativa legale per contrastare l’autorità del presidente per quanto riguarda gli ordini esecutivi, provando in questo modo a portare avanti la loro riforma dell’immigrazione o per ridurre fondi e risorse alle agenzie governative che si occupano del tema.

“Ignorando la volontà del popolo statunitense, il presidente Obama ha dato nuova conferma dell’eredità che vuole lasciare, fatta di illegalità e sperperi, cosa che lo rende ancora meno credibile” ha detto il presidente della Camera, John A. Boehner, commentando il discorso di Obama. “I Repubblicani non hanno altra responsabilità che confermare il loro giuramento quando hanno assunto i loro incarichi parlamentari. Non ci sfileremo dal nostro dovere. Ascolteremo la popolazione, lavoreremo con i nostri colleghi e proteggeremo la Costituzione”.

I consulenti legali della Casa Bianca confidano invece che Obama abbia margini a sufficienza per tenere fede al proprio impegno. Hanno citato ordini esecutivi emessi in precedenza da presidenti Repubblicani, compresi quelli voluti da Ronald Reagan e George H. W. Bush, che firmarono ordini per proteggere piccoli gruppi di immigrati irregolari dall’espulsione.

I funzionari della Casa Bianca hanno diffuso una serie di dati statistici, che dimostrano come un ordine esecutivo di Bush permise di proteggere la stessa percentuale di immigrati non regolari di cui Obama intende occuparsi: si tratta comunque di molte meno persone in termini assoluti perché nei primi anni Novanta c’erano solamente 3,5 milioni di immigrati irregolari negli Stati Uniti.

Rispondendo alla critica più grande mossa al suo piano dai Repubblicani, e cioè che gli immigrati irregolari vengono così di fatto premiati per avere violato la legge rimanendo nel paese, Obama ha ricordato che coloro che saranno regolarizzati dovranno poi pagare le tasse e non potranno accedere in modo diretto alla cittadinanza. Ha poi spiegato che molti degli immigrati senza documenti “sono statunitensi quanto Malia o Sasha”, le sue due figlie, e ha citato George W. Bush quando disse che questi immigrati “fanno parte della vita degli statunitensi”.

“La vera amnistia è il sistema che abbiamo adesso: milioni di persone vivono qui senza pagare le loro tasse o seguire le regole, mentre i politici usano questo argomento per spaventare la gente e rimediare voti durante le elezioni. Questa è la vera amnistia: lasciare così com’è un sistema che non funziona”, ha detto Obama durante il suo discorso.

Il piano, ampiamente anticipato nei giorni scorsi, prevede che gli immigrati irregolari che sono genitori di cittadini statunitensi e di residenti negli Stati Uniti – sono molti, perché i figli degli irregolari nati negli Stati Uniti sono americani per lo ius soli – possano essere regolarizzati solo se hanno vissuto nel paese per almeno cinque anni, a partire dal primo gennaio 2010. Il governo ha detto che potrà iniziare a raccogliere le richieste a partire dalla prossima primavera e che coloro che potranno farlo saranno esentati dall’espulsione per tre anni, in modo da offrire loro qualche garanzia in più ancora per un anno dopo la fine del mandato di Obama. Il programma potrà poi essere rinnovato o chiuso dal suo successore alla Casa Bianca.

Le garanzie contro l’espulsione sono di un anno più lunghe rispetto a quanto già deciso dal governo di Obama con un altro programma, avviato nel 2012 e indirizzato ai più giovani, noto come DACA (Deferred Action for Childhood Arrivals). Lo stesso DACA sarà rivisto per offrire tre anni di garanzie e sarà applicato per gli immigrati non regolari arrivati negli Stati Uniti a partire dal primo gennaio 2010, e non più dal 15 giugno 2007. È anche prevista la creazione di un tipo di visto per i migranti che possono dimostrare di essere interessati a investire economicamente negli Stati Uniti e per gli impiegati del settore tecnologico.

Il segretario del Dipartimento della Sicurezza Interna, Jeh Johnson, nel frattempo, produrrà nuove linee guida per le agenzie governative che si occupano di immigrazione spiegando nel dettaglio le nuove regole. Il governo di Obama ha finora espulso circa 400mila migranti ogni anno e ha provato a farlo dando la precedenza ai criminali, ai terroristi e in generale a persone che si crede possano nuocere alla sicurezza nazionale. Ma gli agenti sul campo lamentano da tempo che le linee guida sono difficili da seguire e, in molti casi, sono stati accusati dai legali dei migranti di non saperle utilizzare.

Johnson chiuderà anche un programma piuttosto controverso chiamato “Comunità sicure”, che richiede alle forze di polizia locali di trattenere gli immigrati arrestati fino a quando i loro casi non vengono analizzati dagli agenti federali dell’immigrazione. Questo sistema sarà rimpiazzato con una nuova soluzione grazie alla quale i migranti arrestati dovranno sempre fornire le loro impronte digitali, ma in compenso spetterà alle agenzie locali stabilire se avvisare quelle federali per un’avvenuta violazione della legge sull’immigrazione.

“Il tipo di ordini che sto dando non sono solo fatti nel pieno della legge, sono il tipo di ordini fatti propri da ogni singolo presidente Repubblicano e da ogni singolo presidente Democratico negli ultimi 50 anni” ha detto Obama, ricordando poi: “A quei membri del Congresso che mettono in discussione la mia autorità nel provvedere a fare funzionare meglio il nostro sistema dell’immigrazione, o che mettono in discussione la mia capacità di agire dove il Congresso ha fallito, dico una sola cosa: approvate una legge”.

© The Washington Post

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