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  • sabato 1 Novembre 2014

Il voto sulla marijuana negli Stati Uniti

Si vota in tre stati per la legalizzazione dell'uso ricreativo e in un uno per quello terapeutico: cosa contengono le proposte e dove potrebbero essere approvate

Martedì 4 novembre, insieme alle elezioni di metà mandato con cui si rinnoveranno tutti i seggi della Camera e un terzo di quelli del Senato, in alcuni stati degli Stati Uniti si terranno dei referendum di iniziativa popolare su diversi temi. In due dei 50 stati del paese – Oregon e Alaska – e nel District of Columbia si deciderà se legalizzare o meno l’uso della marijuana a scopo ricreativo, già permesso dal 2012 in Colorado e nello stato di Washington (anche se la legge è entrata in vigore l’1 gennaio 2014). In Florida, invece, si voterà riguardo l’uso della marijuana a scopo terapeutico. Stando agli ultimi sondaggi, il risultato è molto incerto in Oregon e in Alaska, mentre sembra più certo nel District of Columbia, dove dovrebbe passare la legalizzazione. In Florida, invece, i ‘sì’ devono raggiungere il 60 per cento per vincere.

Negli Stati Uniti per lo stato federale l’uso e il possesso di marijuana è illegale da decenni. La legge è stata ulteriormente rafforzata dal Comprehensive Drug Abuse Prevention and Control Act del 1970, approvato sotto la presidenza di Richard Nixon e tuttora in vigore. Secondo quanto contenuto nella legge, la marijuana e il suo principio attivo, il THC, sono inclusi nella categoria più alta delle sostanze pericolose (la legge prevede cinque categorie, distinte per gradi di pericolosità), nonostante successivamente ci siano stati diversi tentativi di includerla nelle categorie inferiori.

Negli anni diversi stati hanno avviato politiche autonome di legalizzazione del commercio e dell’uso della marijuana a scopo ricreativo: oggi in Colorado ciascun cittadino di età superiore ai 21 anni può acquistare e consumare legalmente marijuana da alcuni negozi autorizzati dallo stato (ma ci sono altre limitazioni, spiegate bene qui). Nel 2012 lo stato federale fece sapere che non si sarebbe opposto ai provvedimenti sulla legalizzazione della marijuana decisi dai singoli stati. Si limitò a diffondere un documento di otto punti che stabiliva delle priorità per quegli stati che avevano approvato o avrebbero approvato la vendita legale di marijuana. Il Dipartimento di Stato americano aveva inoltre specificato che si sarebbe concentrato nel portare avanti le politiche contro il traffico illegale di droga nel paese.

Negli anni l’opinione della maggior parte degli americani sul tema è cambiata, come mostra un sondaggio dell’istituto Gallup: nel 1969 solo il 12 per cento dei cittadini si dichiarava favorevole alla legalizzazione della marijuana. Già alla fine del 2013 i favorevoli erano diventati il 58 per cento, prevalentemente democratici (ma non solo: negli ultimi tempi anche alcuni esponenti del partito repubblicano si sono detti a favore). Di recente, anche il New York Times ha preso posizione a favore della liberalizzazione con una serie di editoriali.

Oregon
La proposta di legge Measure 21 permetterà a ciascun cittadino dello stato con più di 21 anni di possedere fino a 8 once di marijuana – cioè circa 220 grammi – e di coltivarne in proprio sei piante. Nel 2012, quando si tennero i referendum per la legalizzazione in Colorado e nello stato di Washington, in Oregon un provvedimento simile fu respinto. Se approvata, la norma permetterà anche la coltivazione e la vendita della marijuana a fini commerciali. L’Oregon è stato il primo stato a depenalizzare il possesso di piccole quantità di marijuana, nel 1973: più di quarant’anni dopo sembra che gli abitanti dello stato siano fondamentalmente divisi. Un sondaggio effettuato nell’ultima settimana citato da Vox riporta che il ‘sì’ e il ‘no’ sono praticamente pari, al 46 e al 44 per cento, con un margine di errore del 5 per cento. Un sondaggio di inizio ottobre riportato da Reuters, invece, dà il ‘sì’ in vantaggio di dieci punti.

Alaska
La proposta di legge Ballot Measure 2 permetterà a ciascun cittadino dello stato con più di 21 anni di possedere un massimo di un’oncia di marijuana – cioè meno di trenta grammi – e di coltivarne in proprio al massimo sei piante. Permetterà anche la coltivazione e la vendita a fini commerciali della pianta. Nonostante sia da tempo uno stato a forte maggioranza repubblicana, l’Alaska ha depenalizzato il possesso di marijuana già nel 1975, e nel 1998 ne ha consentito l’utilizzo a scopo terapeutico con un referendum di iniziativa popolare: il guaio è che i politici locali – più conservatori rispetto ai cittadini – non hanno aperto dei centri dove i pazienti che hanno ricevuto una prescrizione medica possono procurarsela legalmente. Di conseguenza, ad oggi, i pazienti sono costretti a comprare la marijuana sul mercato nero. I sondaggi non indicano un’opzione favorita.

D.C.
La Initiative 71 consentirà a ciascun cittadino del distretto con più di 21 anni di possedere un massimo di due once di marijuana – cioè circa 55 grammi – e di coltivarne in proprio al massimo sei piante. Non permetterà però la sua produzione e vendita a scopo commerciale, per via di alcune limitazioni della legge statale sul commercio. Il possesso di una piccola quantità di marijuana è già stato depenalizzato all’inizio di quest’anno, e in generale i sondaggi dicono che vincerà probabilmente il ‘sì’. Il guaio è che il risultato del referendum dovrà essere approvato dal Parlamento federale, nel quale alcuni repubblicani hanno già detto di volere opporsi.

Florida
Il referendum verterà sulla legalizzazione della marijuana a scopo terapeutico per malattie molto gravi come tumori, sclerosi multipla, AIDS e morbo di Parkinson. I sondaggi danno il ‘sì’ molto avanti: il problema è che per diventare legge la proposta ha bisogno del 60 per cento dei ‘sì’, poiché le norme proibizioniste sono contenute nella costituzione statale. Non è ancora chiaro se il ‘sì’ riuscirà a superare la soglia. In Florida si voterà anche per il governatore: il democratico Charlie Crist, che nei sondaggi è molto vicino al governatore repubblicano uscente Rick Scott, ha espresso la sua preferenza per il ‘sì’, fatto che potrebbe portare diversi elettori favorevoli alla legalizzazione a votare per lui.

foto: AP Photo/Luis Hidalgo