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  • domenica 27 luglio 2014

L’editoriale del New York Times a favore della legalizzazione della marijuana

Uno dei giornali più autorevoli ha paragonato l'attuale legislazione al proibizionismo, e ha chiesto allo stato federale di fare qualcosa

Sabato 26 luglio il New York Times, quotidiano statunitense fra i più autorevoli del mondo, ha pubblicato il primo di una serie di sei editoriali riguardo la legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti. Il primo pezzo, intitolato “Lasciate che siano i singoli stati a decidere sulla marijuana”, è stato scritto da David Firestone, editorialista di politica interna del giornale. La serie di editoriali è stata introdotta dall’articolo “Abolire il proibizionismo, di nuovo” in cui il giornale ha spiegato brevemente i motivi per i quali ha deciso di prendere una posizione così netta a favore della legalizzazione della marijuana: è firmato dall’Editorial Board – lo staff di editorialisti del giornale – ed è quindi attribuibile a tutti i 18 giornalisti che ne fanno parte. Non è ancora chiaro se all’interno dell’Editorial Board si siano confrontate posizioni opposte sul tema: per ora nessun giornalista che ne fa parte se ne è dissociato. Secondo Politico, il New York Times è finora il più grosso giornale ad essersi schierato a favore della legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti.

Come funziona negli Stati Uniti
Negli Stati Uniti, per lo stato federale l’uso e il possesso di marijuana è illegale da decenni, ed è stato rafforzato dal Comprehensive Drug Abuse Prevention and Control Act del 1970, una legge approvata sotto la presidenza di Richard Nixon tuttora in vigore. Secondo quanto contenuto nella legge, la marijuana e il suo principio attivo, il THC, sono inclusi nella categoria più alta delle sostanze pericolose (la legge prevede cinque categorie, distinte per gradi di pericolosità), nonostante successivamente ci siano stati diversi tentativi di includerla nelle categorie inferiori.

Negli anni diversi stati hanno avviato politiche autonome di legalizzazione del commercio e dell’uso della marijuana a scopo ricreativo: il caso più recente è quello del Colorado, che ha legalizzato la marijuana con un referendum popolare tenuto il 6 novembre 2012, lo stesso giorno delle ultime elezioni presidenziali. Dall’1 gennaio 2014, ciascun cittadino del Colorado di età superiore ai 21 anni può acquistare e consumare legalmente marijuana da alcuni negozi autorizzati dallo stato (ma ci sono altre limitazioni, spiegate bene qui).

Nel 2012 lo stato federale fece sapere che non si sarebbe opposto ai provvedimenti sulla legalizzazione della marijuana decisi dai singoli stati, ma si limitò a diffondere un documento di otto punti che stabiliva delle priorità per quegli stati che avevano approvato o avrebbero approvato la vendita legale di marijuana: uno di questi punti era la necessità di mantenere la marijuana lontana dai minorenni e adottare delle misure adeguate affinché la legge non rischiasse di avvantaggiare le attività criminali. Il Dipartimento di Stato americano aveva inoltre specificato che si sarebbe concentrato nel portare avanti le politiche contro il traffico illegale di droga nel paese.

Cosa ne pensa l’Editorial Board del New York Times
La presentazione della serie di editoriali da parte del New York Times è iniziata con un parallelismo fra la legislazione contro l’uso di marijuana e il proibizionismo, il periodo compreso fra il 1919 e il 1933 in cui negli Stati Uniti fu vietata la produzione e la vendita di bevande alcoliche.

Gli Stati Uniti ci misero tredici anni per riacquistare il senno e abolire il proibizionismo, 13 anni in cui la gente continuò a bere, e in cui viceversa cittadini rispettosi della legge divennero dei fuorilegge e organizzazioni criminali nacquero e prosperarono. Sono passati più di quarant’anni da quando il Congresso ha vietato la marijuana, infliggendo un danno alla società per aver proibito una sostanza molto meno dannosa dell’alcool. Il governo federale deve abrogare il divieto di vendere e consumare marijuana.

Gli editorialisti del New York Times riconoscono che le preoccupazioni di alcune persone riguardo l’utilizzo della marijuana sono «legittime», e che per alcune di esse non esistono ancora delle risposte chiare (ma spiegano che lo stesso potrebbe essere detto «per il tabacco o l’alcool»): suggeriscono quindi di vietare l’utilizzo della marijuana alle persone al di sotto dei 21 anni, in ragione dei danni che potrebbero provare sul sistema nervoso degli adolescenti. Detto questo, secondo loro, il punto è un altro:

C’è un onesto dibattito nel mondo scientifico riguardo gli effetti sulla salute della marijuana, ma noi crediamo che ci sia una grandissima quantità di prove che dimostrano che la dipendenza da essa sia un problema minore, rispetto soprattutto a quella che causano alcool e tabacco. Un utilizzo moderato della marijuana non costituisce un rischio per una persona adulta sana. Le affermazioni secondo le quali la marijuana sarebbe una droga di passaggio verso l’assunzione di sostanze più pericolose è tanto fantasiosa quanto le immagini di omicidio, stupro e suicidio contenute nel film Reefer Madness [una specie di film di propaganda del 1936 contro il consumo di marijuana].

Secondo il New York Times, di conseguenza, lo stato federale deve prenderne atto e legalizzare la marijuana con una legge nazionale, e non limitarsi ad adeguarsi alle decisioni dei singoli stati: nel caso proseguisse con l’attuale atteggiamento, invece, «renderebbe i cittadini vulnerabili alla volontà di chiunque capiti alla Casa Bianca».

Creare sistemi per regolare la produzione, la vendita e la promozione del prodotto sarà complesso. Ma si tratta di problemi risolvibili, e sarebbero già stati trattati da tempo se come nazione non avessimo deciso di arroccarci sulla criminalizzazione della produzione e del consumo della marijuana.

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