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  • venerdì 31 ottobre 2014

Le due carriere di Marco van Basten

Storia e foto di uno dei migliori calciatori della storia – oggi che compie cinquant'anni – e delle sue vite: in un modo diverso, entrambe incompiute

Marco van Basten, nato cinquant’anni fa oggi a Utrecht, nel corso della sua vita è stato fondamentalmente due cose: un calciatore incredibilmente talentuoso e vincente, considerato uno degli attaccanti più forti nella storia del calcio, e un allenatore considerato ancora oggi incompiuto. Dopo avere allenato, fra le altre squadre, la nazionale olandese e l’Ajax, nel settembre del 2014 van Basten ha deciso di dimettersi da allenatore dell’AZ Alkmaar, squadra che lo aveva assunto a maggio: ha spiegato di aver rinunciato all’incarico per via dell’eccessivo stress, ma di essere comunque rimasto nello staff della squadra. L’AZ Alkmaar è stata la quinta squadra allenata da van Basten nel corso della sua carriera: da allenatore non ha mai vinto nulla. In qualche modo, però, anche la sua carriera da calciatore si potrebbe considerare incompiuta: si ritirò molto giovane a causa di problemi fisici, avrebbe potuto giocare e vincere ancora moltissimo, e questo in un certo senso ha contribuito a renderlo leggendario.

Prima
Van Basten, da giocatore, venne acquistato dal Milan nel 1987: fu preso a “parametro UEFA” dall’Ajax (cioè a fine contratto, pagando una penale di 1,8 miliardi di lire) e nelle precedenti sei stagioni aveva segnato 128 gol in 133. Al Milan vinse tutto quello che c’era da vincere: fra le altre cose, tre campionati, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali. Fra il 1988 e il 1992 vinse anche per tre volte il Pallone d’Oro. Fu il migliore attaccante del mondo fra gli anni Ottanta e Novanta ed è costantemente paragonato a fenomeni come Maradona, Platini, Pelé, Di Stefano. Era capace di segnare in ogni modo: di destro, di sinistro, di testa, di rovesciata, di pallonetto dopo aver scartato mezza difesa. Era molto alto ma anche estremamente elegante, era agile ed era potente, era tecnico ed era opportunista: sapeva fare tutto e tutto benissimo.

Nel 1988 vinse anche un Europeo con l’Olanda: in finale, contro l’URSS, s’inventò uno di quei gol che adesso vengono chiamati “alla van Basten”: un tiro al volo difficilissimo, improvviso e potente, dal lato della porta a sinistra del portiere, vicino alla linea di fondo. La partita finì 2-0.

Van Basten si ritirò dal calcio nel 1995 ma di fatto non giocava da due anni a causa di un complicato problema a una caviglia. Giocò l’ultima partita da professionista il 16 maggio 1993 a San Siro, contro la Roma, a 28 anni: un’età in cui i calciatori si considerano nel pieno della maturità, con almeno tre anni ad alti livelli ancora davanti.

Dopo
Nel 2003, a otto anni dal suo ritiro, fu assunto dall’Ajax come assistente allenatore della squadra primavera. L’anno dopo, un po’ a sorpresa, fu nominato allenatore della nazionale dell’Olanda. Non andò malissimo: fra il 2004 e il 2008 vinse 35 partite su 52, riuscendo spesso a far giocare la squadra in modo efficace e divertente. Van Basten però, sia ai Mondiali del 2006 sia agli Europei del 2008, ebbe a disposizione due squadre fortissime, con una serie di grandi giocatori nel pieno della loro carriera (fra cui l’attaccante Ruud Van Nistelrooy e il centrocampista Mark Van Bommel) e alcune future colonne della nazionale, che allora avevano 22 o 23 anni: Arjen Robben, Wesley Sneijder, Robin Van Persie, Rafael van der Vaart. Ai Mondiali del 2006 l’Olanda uscì agli ottavi: venne eliminata per 1-0 dal Portogallo più forte degli ultimi anni, che in seguito venne a sua volta eliminato in semifinale dalla Francia.

Il 9 giugno del 2008, nella prima partita del girone B degli Europei, van Basten schierò contro l’Italia una formazione molto offensiva: davanti, dal primo minuto, giocavano contemporaneamente Kuyt, Van der vaart, Sneijder e Van Nistelrooy. L’Olanda giocò benissimo e l’Italia subì una delle sconfitte più pesanti della storia degli Europei: perse tre a zero, subì due gol nei primi 31 minuti. A partire da quella partita, l’Olanda fu considerata da molti una delle favorite del torneo. Van Basten, a fine partita, disse che si era trattato di un «risultato storico». Dopo quella partita l’Olanda vinse facilmente contro Francia e Romania, segnando sei gol e subendone appena uno. Poi, però, perse ai quarti di finale contro la Russia, per 3-1, con due gol segnati nei tempi supplementari.

Nella stagione 2008-2009 van Basten andò ad allenare l’Ajax, con cui prima degli Europei aveva firmato un contratto di quattro anni. Arrivò terzo e non riuscì a qualificarsi per la Champions League (fu anche eliminato agli ottavi di Coppa UEFA): si dimise a fine stagione. Nel 2012 fu assunto dall’Heerenveen, piccola squadra olandese, con cui rimase due stagioni rimediando un ottavo e un quinto posto, senza grandi sussulti (e con ripetute voci di una sua possibile assunzione da parte del Milan). Ad oggi, non è ben chiaro che ruolo avrà nell’AZ Alkmaar.

A differenza di molti altri ex giocatori, van Basten non è solito giocare partite di beneficenza o amichevoli celebrative: durante una delle poche da lui disputate negli anni scorsi – nel 2006, a San Siro, per festeggiare il ritiro del centrocampista Demetrio Albertini – segnò ancora uno dei “suoi gol”: di testa, con un tuffo elegante, dopo un gran movimento.

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