Cameron sta litigando con l’Unione Europea

Il primo ministro britannico non vuole pagare entro l'1 dicembre i 2,1 miliardi conteggiati dall'Ue sul ricalcolo del finanziamento del budget europeo: e c'entra anche l'Italia

Due giorni fa è stata diffusa da alcuni giornali la notizia che entro l’1 dicembre il Regno Unito dovrà versare all’Unione Europea 2,1 miliardi di euro in più rispetto a quelli inizialmente previsti, a causa di nuovi calcoli effettuati dall’Ue relativi al finanziamento del budget. Altri paesi sono stati coinvolti nella revisione dei calcoli effettuata dall’Ue: l’Olanda, ad esempio, dovrà versare circa 642 milioni di euro, l’Italia 340; 779 milioni e 1,02 miliardi dovranno invece essere rimborsati, rispettivamente, a Germania e Francia. Le cifre non sono ancora certe, spiega il Sole 24 Ore, perché verranno precisate a novembre: quelle diffuse dalla stampa erano contenute in un documento inviato ai 28 stati dell’Ue e arrivato ai giornali. La cifra supplementare richiesta al Regno Unito ammonta a circa un quinto dei soldi che il paese ha versato all’Unione Europea nel 2013, cioè 10,92 miliardi di euro.

Il primo ministro inglese David Cameron, che secondo i media inglesi ha appreso la notizia giovedì, negli ultimi due giorni ha criticato molto l’Unione Europea, spiegando che il suo paese si rifiuterà di versare i 2,1 miliardi previsti. Ha detto Cameron: «non verserò quei soldi entro l’1 dicembre. Non succederà».

Molti media internazionali hanno inoltre raccontato che sul tema Cameron ha ricevuto il sostegno del presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi. Lo stesso Cameron, ieri, ha detto: «Probabilmente finirò nei guai per averlo citato, ma [Renzi] è un uomo così ragionevole che sono certo non se la prenderà. Ha detto che ‘le persone devono capire che [le richieste dell’Unione Europea] non sono un numero, bensì un’arma letale. […] Non capiscono che questo porta la gente in tutta Europa a credere che la Commissione consista in un gruppo di burocrati e tecnocrati senza cuore e senz’anima?’». Renzi ha poi smentito di aver parlato di «arma letale».

Secondo il giornalista di BBC che si occupa di cose europee Chris Morris, la richiesta dell’Unione «difficilmente poteva arrivare in un momento peggiore» per Cameron. Negli ultimi mesi, infatti, Cameron è stato spesso criticato a destra a causa degli eccessivi legami del Regno Unito con l’Unione Europea. L’UKIP, il partito di estrema destra guidato da Nigel Farage, xenofobo ed euroscettico, due settimane fa ha ottenuto il primo seggio nella sua storia al Parlamento britannico – oltre ad essere risultato il partito più votato alle ultime elezioni europee – ed è stato stimato che il mese prossimo, grazie alle elezioni del parlamentare del distretto di Rochester and Strood, potrebbe ottenerne un secondo. Nonostante un recente sondaggio abbia indicato che il 56 per cento degli abitanti del Regno Unito è favorevole a rimanere dentro l’Unione Europea, Cameron ha già detto che nel caso venga rieletto – il suo mandato scade nel 2015 – nel 2017 proporrà un referendum sulla permanenza del Regno Unito dentro all’Unione.

Da dove saltano fuori quei soldi?
Secondo quanto emerso dai giornali, la cifra sarebbe stata calcolata prendendo in esame il periodo fiscale 1995-2013. Come spiega il Financial Times, la richiesta supplementare di 2,1 miliardi di euro da parte dell’Unione Europea era in qualche modo prevista dall’Office for National Statistics (ONS), l’agenzia governativa del Regno Unito che si occupa di analizzare i dati economici del paese. A maggio del 2014, infatti, l’ONS – d’accordo con Eurostat, l’equivalente agenzia dell’Unione Europea – si era messa d’accordo per “regolarizzare” a partire dal 1995 il modo con cui veniva calcolato il suo Reddito nazionale lordo – cioè il PIL del paese più alcune entrate particolari, come i profitti di certe aziende all’estero. È il parametro con cui viene calcolata la quota che ciascuno stato deve versare ogni anno direttamente all’Unione Europea – che da queste entrate ottiene la maggior parte del proprio budget, che è di circa 140 miliardi di euro – e che ammonta all’1 per cento del reddito nazionale lordo di ciascun paese.

Eurostat ha scoperto insomma che in particolare dal 2002 al 2013 il calcolo del reddito nazionale lordo dal parte dell’ONS è stato poco accurato, e non ha tenuto conto del giro di affari proveniente da attività illegali come prostituzione e commercio di droga e dalle donazioni agli enti benefici. In particolare, in base ai nuovi calcoli, il reddito nazionale lordo del Regno Unito è aumentato solo nel 2013 di circa 94 miliardi di euro, il 4,5 per cento del totale. Nei 2,1 miliardi di euro chiesti dall’Unione Europea sono quindi compresi i soldi che il Regno Unito non ha versato, a causa dei calcoli imprecisi sul proprio reddito nazionale lordo negli ultimi 11 anni (si tratta in pratica di 200 milioni di euro in media per ogni anno): la cifra è così alta rispetto a quella richiesta ad altri paesi perché i calcoli del Regno Unito sono stati i più imprecisi (anche l’Italia ha da poco inserito le attività criminali all’interno del conteggio del proprio PIL, sulla base delle richieste dell’Unione Europea: Renzi, a differenza di Cameron, non ha però dichiarato che l’Italia non pagherà).

Come spiega il Financial Times, inoltre, poiché la cifra che si ottiene dai vari redditi nazionali lordi è fissa, se i nuovi calcoli impongono ad alcuni paesi di pagare più di quanto versato, altri dovranno ricevere una compensazione per avere versato più soldi del dovuto. È il caso di Francia e Germania, ma anche di Danimarca, Polonia e Austria, secondo un documento ottenuto da BBC.

E ora?
Non è chiaro se Cameron riuscirà a posticipare il pagamento. Angela Merkel, il cancelliere della Germania, ha detto di essere rimasta «stupita» dalla revisione dei calcoli effettuata dall’Unione Europea, ma che «nessuno può gettare discredito sul ricalcolo». Ha anche spiegato che Cameron non ha detto ai suoi colleghi che si limiterà a non pagare quanto chiesto dall’Unione: «ha semplicemente dei timori relativi alla scadenza così a breve termine». José Manuel Barroso, il presidente uscente della Commissione Europea, non ha voluto commentare l’eventualità che il Regno Unito non paghi i 2,1 miliardi di euro in tempo, e ha difeso la correttezza delle operazioni di ricalcolo, spiegando: «è una pratica che facciamo ogni anno sulla base delle cifre che ci sono fornite dagli stati attraversi le loro agenzie di statistica. Di conseguenza, le richieste non potevano cogliere di sorpresa gli stati membri, perché basate su numeri su cui hanno espresso il proprio consenso unanime».

foto: EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images