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  • sabato 11 ottobre 2014

La tigre di Putin è scappata in Cina

Era stata liberata da Putin in Siberia e la sua fuga ha causato un piccolo caso diplomatico (c'è il rischio che ora venga uccisa dai bracconieri)

Questa settimana Kuzya, un maschio di tigre siberiana di 23 mesi, ha attraversato a nuoto il fiume Amur, che passa lungo il confine della Siberia russa, ed è entrato in Cina. I ricercatori si sono accorti dell’arrivo in Cina di Kuzya grazie al rilevatore GPS che la tigre indossa da quando è stata liberata in Siberia lo scorso maggio. Alla cerimonia di liberazione era presente anche il presidente russo Vladimir Putin, che ama molto farsi fotografare insieme ad animali selvaggi e che ha personalmente patrocinato un progetto per proteggere la popolazione russa di tigri siberiane.

La “fuga” di Kuzya, che alcuni giornali russi hanno ribattezzato “la tigre di Putin”, rischia di causare delle tensioni diplomatiche tra Russia e Cina. A nord dell’Amur, in Russia, le tigri sono una specie protetta e molto tutelata. Negli anni Quaranta c’erano circa 40 tigri in tutta la Siberia, mentre oggi i ricercatori calcolano che esistano intorno ai 400 esemplari. In Cina la situazione è molto diversa. A sud dell’Amur si calcola che ci siano ancora una ventina di tigri siberiane. Il problema principale che gli animali devono affrontare in Cina è la caccia di frodo.

Come moltissimi altri animali rari ed esotici, anche le tigri sono molto ricercate per le proprietà che gli attribuisce la superstizione cinese. Il pene di tigre, ad esempio, avrebbe un potere afrodisiaco ed aumenterebbe la virilità maschile (il pene di tigre in Cina si mangia). Occhi, baffi e zampe avrebbe altri poteri curativi, ad esempio nei confronti della malaria e dell’insonnia. Per questi motivi il corpo di una tigre uccisa può valere fino a 10 mila euro sul mercato nero cinese. Le tigri cinesi cadono spesso nelle trappole che gli abitanti dei villaggi della regione disseminano nelle foreste per proteggersi o per ucciderle e venderle sul mercato nero.

Negli ultimi anni il governo cinese ha aumentato i suoi sforzi per proteggere le tigri siberiane che abitano nel suo territorio, ad esempio delimitando il loro habitat, eliminando le trappole sistemate dai contadini e cominciando a perseguire con più decisione le persone scoperte a commerciare parti di tigre. Li Qian, un responsabile del WWF cinese, ha spiegato al New York Times che «si tratta di una battaglia difficile, ma le cose stanno migliorando».

Di sicuro c’è che da quando Kuzya è arrivata in Cina il governo cinese ha promesso di aumentare i suoi sforzi per evitare che la tigre di Putin finisca in mano ai bracconieri. I responsabili della riserva cinese nella quale è arrivata Kuzya hanno annunciato di aver installato 60 telecamere a infrarossi per cercare di rintracciare la tigre, mentre presto saranno liberate nella foresta mucche ed altri animali per assicurarsi che Kuzya abbia abbastanza cibo per sopravvivere (cervi e cinghiali, la preda ideale delle tigri, sono quasi scomparsi dalla foresta). Inoltre il governo ha annunciato di aver iniziato una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei contadini che vivono vicino alla riserva.

La speranza dei ricercatori è che Kuzya ritorni spontaneamente sui suoi passi e attraversi nuovamente il fiume Amur. Ma se anche dovesse ritornare in Russia prima di avere qualche incidente con i bracconieri, la “questione diplomatica” potrebbe restare aperta. Venerdì 10 ottobre, infatti, l’agenzia di stampa ufficiale del governo cinese Xinhua ha annunciato che un’altra delle tigri liberate da Putin, una femmina di nome Ilona, è arrivata a pochi chilometri dal confine cinese.

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