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  • domenica 21 Settembre 2014

L’Afghanistan ha un nuovo presidente

È il pashtun Ashraf Ghani, che ha firmato un accordo con il suo principale oppositore Abdullah Abdullah: e per gli americani potrebbe essere una buona notizia

Dopo cinque mesi di stallo, in Afghanistan si è trovato un accordo tra due dei candidati presidenti che si erano affrontati alle elezioni presidenziali afghane lo scorso 5 aprile. Abdullah Abdullah ha detto di avere accettato la proposta di formare un governo di unità nazionale con Ashraf Ghani: il primo ricoprirà una carica influente all’interno del governo, il secondo – che aveva ottenuto più voti – è diventato presidente. L’accordo è stato diffuso sabato ed è stato firmato questa mattina al palazzo presidenziale di Kabul: nel pomeriggio anche la commissione elettorale afghana ha dichiarato Ghani nuovo presidente del paese-

L’accordo prevede la creazione dell’incarico di “chief executive”, che sarà a capo di una specie di Consiglio dei ministri che includerà anche due vice e una serie di ministri: «Il Consiglio dei ministri sarà responsabile dell’implementazione delle decisioni del governo». dice l’accordo. Non è ancora chiaro che tipo di relazioni e di gerarchie ci saranno tra il governo e il nuovo Consiglio dei ministri: nell’accordo ci si limita a dire che i rapporti tra i due organi devono essere definiti da un impegno di entrambe le parti di «partnership, collegialità, collaborazione e soprattutto responsabilità verso la popolazione dell’Afghanistan». Diversi analisti dicono che il ruolo affidato ad Abdullah sarà di un certo peso e condizionerà molto le politiche governative del paese.

Abdullah aveva vinto al primo turno delle presidenziali tenute lo scorso 5 aprile, ma con un margine non sufficiente per evitare il ballottaggio. Nel secondo turno, stando ai risultati non ancora definitivi comunicati dalla commissione elettorale, Ghani avrebbe ottenuto molti più voti del suo avversario. L’incertezza dell’esito delle elezioni aveva provocato negli ultimi mesi grandi tensioni, alimentate anche da una serie di accuse reciproche di brogli e scorrettezze, e per un certo periodo la possibilità che si verificassero gravi episodi di violenza non era sembrata così remota. Nelle elezioni Ghani ha ottenuto molti voti da parte dei pashtun, il più grande gruppo etnico dell’Afghanistan, che negli ultimi cent’anni ha espresso praticamente tutti i leader del paese (Ghani è anche considerato il candidato più vicino agli Stati Uniti). Abdullah, invece, ha basato il suo sostegno principalmente sul voto dei non-pashtun del nord del paese.

I “finanziatori” del governo afghano – sia americani che di altri paesi – avevano imposto la transizione democratica di potere come la precondizione per continuare a tenere in piedi gli estesi programmi di aiuti al paese. Inoltre, Ghani ha assicurato di voler firmare un accordo di sicurezza bilaterale con gli Stati Uniti, che permetterà ad alcune truppe americane di rimanere in territorio afghano anche dopo il dicembre 2014, data fissata dall’amministrazione di Obama per il completo ritiro dall’Afghanistan. Gli Stati Uniti, scrive il New York Times, sono stati coinvolti direttamente nei colloqui tra i due candidati durante gli ultimi cinque mesi.