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  • martedì 9 Settembre 2014

Il caso Ray Rice

Un famoso giocatore di football americano è stato sospeso a tempo indeterminato per aver picchiato la sua fidanzata: alcuni accusano la NFL di essere intervenuta troppo tardi

Aggiornamento ore 17:55 — Tramite il suo account Instagram, la cui autenticità è stata confermata da diversi giornali, Janay Palmer ha difeso suo marito Ray Rice dicendo di amarlo e definendo un “incubo” la situazione in cui si trovano in seguito alla pubblicazione del video in cui si vede Rice colpirla violentemente. «Nessuno capisce il dolore che i media e le scelte non richieste del pubblico hanno causato alla mia famiglia», ha detto Palmer, aggiungendo che se le intenzioni dei media erano “ferire”, “mettere in imbarazzo” e “rendere infelici” lei e suo marito, ci sono riusciti in pieno.

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Ray Rice, giocatore di football della NFL, la più importante lega professionistica di football americano, è stato sospeso a tempo indeterminato per violazione del codice disciplinare; il suo contratto con la squadra per cui giocava, i Baltimore Ravens, è stato rescisso. Il provvedimento è stato preso lunedì, dopo che il sito di gossip TMZ ha diffuso un video – risalente allo scorso febbraio – che mostra Rice colpire violentemente al volto, tanto da farle perdere i sensi, la sua allora fidanzata Janay Palmer, oggi moglie, durante un litigio in un ascensore in un casinò di Atlantic City, nel New Jersey. Per questo stesso motivo Rice era già stato sospeso lo scorso luglio, per due giornate di campionato, dopo che TMZ aveva diffuso un diverso video dello stesso incidente che mostrava però soltanto la parte finale dell’episodio, e cioè Rice che cercava di trascinare la fidanzata priva di sensi fuori dall’ascensore, nel corridoio dell’albergo del casinò.

La NFL era già stata criticata allora per la scarsa severità del provvedimento contro Rice, e in queste ore altre critiche ruotano intorno al sospetto che la NFL fosse da tempo già in possesso del secondo filmato, quello diffuso nelle scorse ore da TMZ e che mostra inequivocabilmente la violenza di Rice ai danni di Palmer. Rice, che ha 27 anni, era finora considerato uno dei giocatori più forti della NFL e dei Ravens, squadra con cui aveva vinto il Super Bowl nel 2013 e per cui giocava fin dal 2008.

La sospensione di Rice a tempo indeterminato è stata annunciata nel pomeriggio di lunedì dal commissario della NFL, Roger Goodell, che ha esplicitamente citato, come nuova prova analizzata dalla commissione disciplinare, il nuovo video diffuso nelle scorse ore. Diverse critiche sono comunque state rivolte alla NFL per l’intera gestione di questa vicenda, fin da quando nel luglio scorso un’indagine riguardo al primo video diffuso a febbraio aveva portato alla squalifica di Rice per due giornate di campionato, sanzione da molti ritenuta insufficiente e sproporzionata rispetto a quelle più severe ricevute da giocatori colpevoli di trasgressioni legate, per esempio, al consumo di marijuana.

In seguito a quelle critiche, la NFL aveva inasprito ad agosto le sanzioni previste nei casi di violenza domestica: i giocatori coinvolti in incidenti di questo tipo saranno automaticamente squalificati per sei partite, e squalificati a vita in caso di secondo episodio di violenza domestica. Per il litigio con la fidanzata nel casinò di Atlantic City, come emerso dal primo video, Rice era stato accusato di aggressione aggravata ma aveva evitato il processo accettando un “periodo di prova” di un anno. Nelle scorse ore diversi commentatori hanno avanzato il sospetto che la NFL avesse visto il secondo video già al momento della prima squalifica di Rice per due giornate, ma un portavoce ha subito smentito che le cose siano andate così.

A maggio scorso i Baltimore Ravens avevano tenuto una conferenza stampa molto discussa, con Rice e la stessa Palmer, per chiarire l’incidente: Palmer disse di essere “profondamente rammaricata” per parte sua e per il suo ruolo nell’incidente di quella notte. In una conferenza successiva, Rice aveva ammesso le sue colpe e si era detto pronto ad accettare la sanzione disciplinare per il suo comportamento.