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  • mercoledì 3 Settembre 2014

La Francia non consegnerà la nave Mistral alla Russia

La contestata vendita di due portaelicotteri è prevista da un contratto del 2011: oggi Hollande ha fatto sapere che è sospesa, per via della situazione in Ucraina

La presidenza francese ha fatto sapere mercoledì che attualmente non ci sono le condizioni per consegnare alla Russia la prima delle due portaelicotteri Mistral, le navi da guerra costruite in Francia e la cui vendita era stata concordata tre anni fa. Nel comunicato francese si dice che per via della situazione in Ucraina (definita “grave”), «il presidente della Repubblica ha constatato che, nonostante la prospettiva di un cessate il fuoco, che resta da confermare e che deve essere messo in pratica, le condizioni perché la Francia autorizzi la consegna della prima BPC (la portaelicotteri) non si sono verificate.»

La possibilità che la Francia concludesse l’affare e vendesse la nave alla Russia era stata molto criticata nelle ultime settimane. Mentre i paesi dell’Unione Europea stanno discutendo di stabilire nuove sanzioni economiche contro la Russia per il ruolo svolto nel conflitto in Ucraina, Manfred Weber, Presidente del Partito popolare europeo (PPE), aveva denunciato martedì il fatto che la Francia continui a vendere mezzi militari alla Russia: «Nel contesto senza precedenti di tensione con la Russia e mentre l’Unione europea sta cercando di farvi fronte e parlare con un’unica voce, è impensabile che la Francia continui la consegna dei suoi portaelicotteri Mistral alla Russia. Questa ipocrisia è andata avanti abbastanza a lungo: è tempo per la Francia di mostrare una certa coerenza nel suo approccio nei confronti della Russia. Chiedo al Presidente Hollande di fermare immediatamente la fornitura».

La stessa critica era stata fatta a metà luglio dal Dipartimento di Stato USA: la fornitura di mezzi militari francesi alla Russia era stata definita «un’azione totalmente inappropriata». C’erano state anche diverse proteste a Kiev sia davanti all’ambasciata francese che di fronte alla residenza dell’ambasciatore.

Il contratto tra Francia e Russia è stato negoziato a partire dal 2008, poco dopo l’inizio della guerra tra Russia e Georgia in Ossezia del sud. Venne firmato nel giugno 2011 sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy e prevedeva la costruzione e la vendita di due navi portaelicotteri alla Russia per 1,2 miliardi di euro. La costruzione era affidata alla società DCNS, un grande gruppo industriale francese a partecipazione statale specializzato nella costruzione di sistemi di difesa navali. Oltre alla vendita delle due navi l’accordo prevedeva anche il trasferimento di vari sistemi tecnologici per circa 220 milioni di euro e la formazione degli equipaggi russi.

La prima nave, chiamata Vladivostok, è stata completata nell’estate del 2013, le prime prove in mare si sono svolte all’inizio di marzo 2014 e la consegna era prevista per ottobre. La seconda nave, chiamata Sébastopol, proprio come la città della Crimea diventata russa dopo il contestato referendum di marzo, doveva essere consegnata a fine 2016. La costruzione di queste due navi ha creato in Francia circa circa mille nuovi posti di lavoro. Il presidente francese Hollande, dopo le critiche degli Stati Uniti, aveva però stabilito che la prima nave, già pagata, sarebbe stata consegnata come previsto nel mese di ottobre spiegando che una mancata consegna avrebbe comportato la penale di 1,1 miliardi di euro. Sulla consegna della seconda era rimasto invece piuttosto vago: aveva infatti dichiarato che la seconda consegna sarebbe dipesa «dall’atteggiamento della Russia» e che finora non c’era comunque alcuna sanzione decisa dall’Ue che richiedesse una rinuncia.

Le critiche rivolte da più parti alla Francia si inseriscono in un contesto più ampio. Il New York Times, ad esempio, ha più volte criticato la posizione dei paesi europei nei confronti della Russia dopo l’inizio del conflitto in Ucraina accusandoli di avere deciso una serie di sanzioni «prevalentemente modeste, indirizzate più verso i singoli che non mirate a danneggiare l’economia russa». Qualche giorno fa, il quotidiano è tornato sull’argomento con un articolo di Ben Judah, studioso della Russia e autore di un libro sulla Russia e Putin:

«Russia e Ucraina sono in guerra e le potenze occidentali – America, Europa, NATO – non possono neanche non fare niente. Tra pochi mesi, senza aiuti significativi da parte dell’Occidente, l’Ucraina avrà definitivamente perso il nucleo centrale del suo esercito, e con esso la sua infatuazione per l’Occidente. Questa sarà rimpiazzata da un senso di tradimento, e non ci sarà alcun modo di sopravvivere per i movimenti liberali a favore dell’Unione europea. Gli estremisti di destra, ora ai margini del parlamento, potranno salire al potere sui coperchi delle bare dei soldati ucraini che rientreranno dal fronte. L’Ucraina diventerà una zona di conflitto devastata: una Siria europea, o una Bosnia tremendamente allargata. Non possiamo permettere che questo accada».