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  • lunedì 8 agosto 2011

La guerra tra Russia e Georgia, tre anni fa

E non è ancora finita, a parole, né per i profughi di Ossezia e Georgia

di Elena Favilli

Tre anni fa, tra il 7 e l’8 agosto del 2008, la Georgia invase con le sue truppe l’Ossezia del Sud, una regione autonoma del suo territorio che confina a nord con la Russia e che da tempo rivendica il riconoscimento della sua indipendenza. L’esercito della Federazione Russa rispose con un intervento militare rapidissimo e in una settimana sconfisse le truppe georgiane respingendole fino quasi alle porte della capitale Tbilisi. Il cessate il fuoco fu firmato il 15 agosto 2008. Gli accordi impegnavano la Russia a ritirarsi dal territorio georgiano e la Georgia a rinunciare all’uso della forza contro l’Ossezia e l’Abcasia. Ma subito dopo la firma la Russia proclamò unilateralmente una zona cuscinetto attorno alle due repubbliche e il ritiro delle sue truppe non fu mai completato. Da allora i rapporti tra i due paesi sono rimasti sempre molto tesi.

Alla vigilia dell’anniversario di oggi il presidente della Russia Dmitri Medvedev ha ribadito che l’attacco della Georgia fu un crimine contro la Federazione Russa e i suoi abitanti. «Il presidente della Georgia, Mikhail Saakashvili, ha fatto uccidere centinaia di nostri cittadini. Non lo perdonerò mai per quello, né gli parlerò, anche se a volte cerca di incrociare il mio sguardo durante qualche incontro internazionale. Prima o poi qualcun altro prenderà il suo posto come presidente della Georgia e allora ci sarà la possibilità di recuperare i rapporti con la Russia». Il governo della Georgia ha risposto accusando la Russia di volere distruggere la sovranità e l’indipendenza dei cittadini georgiani e di avere condotto operazioni di pulizia etnica nei territori dell’Ossezia e dell’Abcasia.

La Georgia è uno dei territori dell’Europa orientale un tempo parte dell’Unione Sovietica. Nel 1991 ottenne l’indipendenza, a cui seguirono i primi conflitti separatisti nelle regioni dell’Abcasia e dell’Ossezia del sud, che si autoproclamarono indipendenti. Le tensioni portarono a un primo conflitto tra il 1991 e il 1992, che coinvolse da una parte l’esercito georgiano e dell’altra i secessionisti osseti appoggiati dalla Russia. Il conflitto riprese con maggiore violenza nella notte tra il 7 e l’8 agosto del 2008, assumendo i toni di una vera guerra tra Russia e Georgia. Secondo la Georgia l’intervento del proprio esercito nell’Ossezia del sud era stato necessario per mettere fine ai continui attacchi sui civili georgiani da parte delle milizie secessioniste dell’Ossezia: la popolazione di appena 70 mila persone è composta per un terzo da georgiani e due da osseti, con una piccola minoranza russa di circa il 3%. Ma la versione della Georgia di una provocazione russa con attacchi di artiglieria il 7 agosto non è mai stata avallata neanche dai suoi alleati occidentali. L’esercito russo si schierò in difesa dei separatisti e non si limitò a intervenire nell’area contesa ma si spinse fino a occupare la città di Gori e di Poti, costringendo l’esercito georgiano a ripiegare per difendere la capitale.

L’indipendenza dell’Ossezia del Sud non è mai stata ufficialmente riconosciuta da nessun paese, tranne la Russia a partire dall’agosto del 2008. Lungo il confine tra Ossezia del Sud e Georgia si trovano ancora 5mila soldati russi, dieci volte in più rispetto a quelli presenti prima della guerra. Il conflitto causò la fuga di circa 200 mila persone, in larga parte di etnia georgiana. Altri 50 mila erano ancora senza tetto a causa del conflitto del decennio precedente. Dei 38.500 civili osseti che lasciarono l’Ossezia del Sud per trovare riparo nella Federazione Russa, la maggior parte ha fatto rientro nel proprio territorio. La crisi degli sfollati georgiani invece continua. Poche persone vivono ancora nei villaggi intorno al confine, che furono distrutti dall’avanzata dell’esercito russo di quei giorni. Mentre la maggior parte è costretta ad abitare in rifugi temporanei, senza avere accesso né a un lavoro né all’assistenza sanitaria.

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