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  • venerdì 18 Luglio 2014

Storie sul volo MH17

Chi c'era, su quell'aereo; chi l'ha visto cadere ed è arrivato per primo sul posto; chi aspettava i passeggeri a Kuala Lumpur

Quando accade una cosa enorme come quella successa giovedì in Ucraina – un aereo di linea della Malaysia Airlines, in viaggio da Amsterdam (Paesi Bassi) a Kuala Lumpur (Malesia), è stato abbattuto – i giornali di mezzo mondo dedicano i loro sforzi alla ricerca delle notizie: elementi e informazioni in grado di rispondere alle domande fondamentali sull’accaduto. Ci sono poi tutta una serie di storie, laterali ma comunque importanti: vengono fuori inevitabilmente, per via del gran numero di persone coinvolte dal disastro aereo, e per via del fatto che aiutano a comprendere che cosa sia accaduto e con che conseguenze. Il volo aveva a bordo 298 persone e non ci sono superstiti. Da un elenco, quello della compagnia aerea, 43 passeggeri erano malesi (di loro, 15 facevano parte dell’equipaggio e 2 erano dei bambini), 154 erano olandesi, 27 australiani, 12 indonesiani, 9 inglesi, 4 tedeschi, 4 belgi, 3 filippini e un canadese. Altre nazionalità, quelle di 41 persone, devono essere ancora confermate.

L’aereo è precipitato in un grande campo. Il villaggio più vicino è Grabovo e i suoi abitanti, quasi tutti minatori, sono stati tra i primi a vedere qualcosa che cadeva dal cielo. Diverse persone hanno raccontato di aver sentito uno schianto, poi dei rumori simili a un fischio, e dicono di aver pensato a dei bombardamenti. Oleg Georgievich, un uomo di 40 anni citato dal New York Times, dice di essere uscito sul suo balcone al quinto piano e di aver visto qualcosa che precipitava: più tardi ha capito che si trattava di parte della fusoliera. Poi ha visto cose che sembravano pezzi di stoffa che cadevano veloci verso terra. Erano corpi. E molti di quei corpi, inspiegabilmente, erano in gran parte ancora intatti. La strada verso il luogo dell’incidente ha cominciato a riempirsi di pompieri e ambulanze. I soccorritori hanno cominciato a legare piccole strisce bianche di stoffa ai rami degli alberi lungo il percorso tra le macerie per contrassegnare le posizioni dei corpi. «L’aria puzzava di amaro», scrive sul New York Times Sabrina Tavernise da Grabovo.

Parti dell’aereo e dei cadaveri erano sparse nel raggio di 15 chilometri; molti dei passeggeri indossavano ancora le cinture ed erano ancora legati ai pezzi di quell’aereo. I loro effetti personali erano sparsi tra l’erba:

«Un libro rosa per bambini; il biglietto di un parcheggio appartenente a un uomo di nome Hans van den Hende; un libro di adesivi. Carte da gioco per bambini erano sparse vicino alla strada. Oggetti banali della vita quotidiana coprivano l’erba. Prodotti per il bagno usciti dalla ventiquattrore. Una crema Nivea. Un rasoio. Pantofole bianche. Una bottiglietta di vetro con del profumo. Un grande taccuino stava nell’erba. Una morbida coperta blu chiaro fuori da una valigia rossa era rimasta intrappolata su un palo di metallo affilato. Una bicicletta era nel campo, praticamente intatta».

Poi ha cominciato a piovere. Un giornalista arrivato sul posto ha scritto: «Le zanzare hanno cominciato ad uscire e i cani ad abbaiare in lontananza. Grappoli di combattenti ribelli sono a mano a mano aumentati, lungo le strade. Sono in stato di shock: “Questo non è un disastro”, dice un comandante locale chiamato Aleksey, “è l’inferno”».

«Domani gli ucraini diranno che ho tirato giù questo aereo io, con la mia pistola», ha detto sarcasticamente Oleg Georgievich. Quella zona dell’Ucraina è in mano ai separatisti filo-russi e abitata prevalentemente da russofoni. «Guardami. Sono in scarpe da ginnastica. Non ho un giubbotto antiproiettile. Volete sapere in che anno è stata fatta la mia pistola?» La data stampata sulla pistola è 1953, scrive il New York Times. L’ipotesi prevalente è che l’aereo sia stato colpito da un missile terra-aria, non si sa lanciato da chi. Sia l’esercito ucraino che i separatisti filo-russi negano di avere a che fare con l’incidente. Sia l’esercito ucraino che i separatisti filo-russi hanno missili terra-aria.

Nel frattempo all’aeroporto di Amsterdam sono arrivate le famiglie dei passeggeri, in attesa di notizie, e a Kiev decine di persone hanno portato candele e fiori davanti al palazzo dell’ambasciata olandese in città. Molti dei passeggeri, 108 secondo le prime notizie, erano diretti in Australia, a Melbourne, per il convegno internazionale dell’ONU sull’AIDS che inizierà domenica prossima. Sono state confermate le identità di alcuni di loro: Pim de Kuijer, Martine de Schutter, Lucie van Mens, Jacqueline van Tongerene e Joseph Lange. Lange era un medico e ricercatore olandese, aveva 60 anni, si era occupato di HIV dal 1984 ed era molto conosciuto e apprezzato per il suo lavoro. Era anche l’ex presidente dell’International AIDS Society, una delle più grandi organizzazioni che si occupa dello studio e della ricerca di cure per la sindrome causata dal virus dell’HIV. L’International AIDS Society ha fatto sapere che sta collaborando con le autorità per «verificare come la tragica perdita del volo MH17 abbia avuto conseguenze per i delegati della conferenza».

Nabeelah Shabbir, giornalista del Guardian, ha scritto un ricordo di Pim de Kuijer, suo amico e collega: «Era tornato in Olanda dopo un lungo periodo di riflessione sulla sua vita, avventure e viaggi, l’ultima volta che abbiamo parlato. Aveva scritto un piccolo libro di memorie che voleva pubblicare e mi ha chiesto di leggerlo. (…) Era di sole 66 pagine, diviso in piccoli capitoli per i diversi paesi in cui era stato: Kosovo, Sierra Leone, e anche Malesia, dove doveva tornare dopo la conferenza sull’AIDS. L’ultima foto pubblicata su Facebook da Pim è dall’aeroporto di Schiphol».

Poco prima del decollo da Amsterdam, uno dei piloti del volo della Malaysia Airlines ha inviato alla moglie un messaggio su WhatsApp dicendo che sarebbe tornato presto. Il capitano Wan Wan Amran Hussin era in servizio da 25 anni, viveva a Shah Alam, la capitale dello stato di Selangor in Malesia, e avrebbe compiuto 50 anni il prossimo settembre. Aveva due figli: Yunus, di 10 anni, e Irfan di 8 anni. La moglie ha saputo dell’incidente da un telegiornale locale. Un rappresentante della compagnia aerea è poi andato a casa sua e ha confermato la notizia che il marito era su quel volo. Il cugino del capitano ha detto che la moglie «sembra tranquilla, almeno da fuori, ma dentro… non lo sappiamo. Il primo figlio, che ha dieci anni, è ok. Lui lo sa già. Ma il secondo, che ha otto anni, è un po’ confuso». Circola anche la storia di un assistente di volo malese che, secondo quanto dichiarato dal padre, aveva cambiato il proprio turno per rientrare prima a Kuala Lumpur ed era finito a bordo del volo MH17. Sua moglie, anche lei assistente di volo, lo scorso 8 marzo aveva a sua volta cambiato il proprio turno e non era salita sul volo della Malaysia Airlines MH370, scomparso mentre era in volo da Kuala Lumpur a Pechino.

Degli altri passeggeri, non si sa molto. Si parla di una coppia che aveva i biglietti del volo MH17 ma non è riuscita a salire per via dell’overbooking. Circola qualche nome, si è ancora in attesa che la lista completa con le identità dei passeggeri venga pubblicata: il ritardo è dovuto al fatto che Malaysia Airlines sta contattando le famiglie una per una, e non ha ancora terminato. Poco dopo l’incidente, è circolata molto online una storia: un passeggero ha fotografato il Boeing mentre era all’aeroporto di Amsterdam, prima di salire a bordo. Ha pubblicato la foto su Facebook aggiungendo una battuta riferita alla scomparsa a marzo di un altro volo Malaysia Airlines: “Se scompare, è fatto così”.