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  • sabato 12 Luglio 2014

Israele ha ordinato di evacuare Gaza

I palestinesi che vivono nel nord della Striscia devono andarsene "per la loro sicurezza", hanno detto gli israeliani, perché c'è un piano per un nuovo attacco contro Hamas

Aggiornamento 22.05 – L’esercito israeliano ha ordinato ai palestinesi che vivono nel nord della Striscia di Gaza di evacuare “per la loro sicurezza”. Il portavoce del capo dell’esercito, Motti Almoz, ha detto in serata che il governo di Israele ha pianificato un attacco massiccio di quell’area, che comincerà nel giro delle prossime 24 ore. Secondo funzionari israeliani dalla zona nord della Striscia di Gaza sono partiti dei razzi contro Tel Aviv, la capitale di Israele.

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Il governo israeliano ha annunciato che da martedì, giorno dell’inizio del nuovo attacco militare di Israele nella Striscia di Gaza, l’aviazione israeliana ha colpito più di mille obiettivi appartenenti a Hamas e ad altre milizie palestinesi. Uccidendo, secondo fonti palestinesi, almeno 133 persone dall’inizio degli attacchi, e altre 750 sono state ferite. Secondo un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli aiuti umanitari (Ochoa), circa due terzi delle vittime sono civili.

Un portavoce di Hamas ha dichiarato che tra gli altri obbiettivi colpiti oggi dall’aviazione israeliana c’è anche una moschea e che è la prima volta che un edificio di culto viene colpito da quando è cominciato l’offensiva. Secondo l’esercito italiano la moschea è stata colpita perché era utilizzata come deposito per armi. Sempre secondo fonti palestinesi, oggi alcuni missili israeliani avrebbero colpito anche una residenza per disabili nella Striscia di Gaza e due ragazze sono sono state uccise e altre quattro persone sono state ferite.

Venerdì 11 luglio, almeno 77 razzi e colpi di artiglieria sparati dalla Striscia di Gaza hanno colpito Israele, mentre altri 19 sono stati fermati da Iron Dome, il sistema anti-missile dell’esercito israeliano. Un cittadino israeliano è stato ferito gravemente quando un missile ha colpito una stazione di servizio nella città di Ashdod, nel Distretto sud di Israele, sulla costa del Mar Mediterraneo. Dall’inizio dell’offensiva sono tre i civili feriti in Israele di cui si ha notizia.

Negli ultimi giorni diversi appelli sono stati rivolti alle due parti affinché venga raggiunta una tregua. Venerdì, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che nessuna pressione internazionale impedirà a Israele di agire «con tutta la forza necessaria» per rispondere agli attacchi di Hamas. Secondo Netanyahu, l’esercito israeliano sta utilizzando negli attacchi il doppio delle forze impegnate nell’operazione compiuta contro Hamas nel 2012 e conosciuta con il nome in codice “Pillar of Cloud“.

Da martedì in molti parlano della possibilità che l’esercito israeliano possa avviare un’invasione via terra nella Striscia di Gaza, anche se il governo di Tel Aviv per ora non ha citato esplicitamente questa possibilità. Nei scorsi giorni è stato dato il via libera alla mobilitazione di 40 mila riservisti (di questi, ventimila erano già disponibili da venerdì). Un numero simile di soldati era stato mobilitato in occasione di “Pillar of Cloud” anche se poi non era seguita nessuna invasione. L’ultima volta che l’esercito israeliano è entrato con al forza a Gaza è stato nel 2009, durante l’operazione “Piombo fuso”.

La crisi degli ultimi giorni è cominciata in seguito al ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi israeliani rapiti e metà giugno a Hebron, in Cisgiordania. Forse come ritorsione degli omicidi – per cui il governo israeliano ha accusato Hamas – un ragazzo palestinese sedicenne è stato rapito e ucciso a Gerusalemme est. Un gruppo di ebrei estremisti è stato arrestato e ha confessato l’omicidio. Nei giorni successivi, il lancio di razzi dalla Striscia verso Israele si è intensificato e diversi razzi sono stati lanciati anche contro città nella parte centrale di Israele, causando una rappresaglia sempre più massiccia da parte dell’aviazione israeliana.