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  • domenica 25 novembre 2012

Chi ha vinto tra Israele e Hamas

Quattro giorni dopo l'inizio della tregua, i commentatori si chiedono a che cosa siano serviti gli attacchi e i lanci di missili

di Davide Maria De Luca – @DM_Deluca

Quattro giorni dopo la tregua che ha interrotto la settimana di attacchi tra Gaza e Israele, i principali media internazionali hanno interpellato analisti ed esperti per fare un bilancio: chi ha vinto questo scontro? Una delle due parti è riuscita a ottenere dei vantaggi politici o di altro tipo?

Il conflitto ha causato 6 morti e 219 feriti tra gli israeliani e 170 morti tra i palestinesi. Non si conosce il numero dei feriti e ci sono stime diverse su quanti fossero miliziani e quanti civili. Il cessate il fuoco entrato in vigore il 21 ha garantito la fine dei lanci di razzi su Israele in cambio di un allentamento dei controlli ai confini della Striscia. Da questi punti fermi, i principali media internazionali sono partiti per domandarsi chi abbia vinto la guerra.

Secondo la giornalista Paula Newton della CNN, quella di Israele è stata una «vittoria ridotta». Israele è riuscita a uccidere il capo della milizia di Hamas, Ahmed al-Jabaari, il primo giorno di guerra. Ha colpito le riserve di missili presenti nella Striscia e molte postazioni lancio. Il sistema antimissile Iron Dome si è dimostrato molto efficace nel difendere Israele dai missili più grandi e potenti, colpendo nel 85% dei casi e distruggendo più di 300 missili prima che colpissero il loro bersaglio.

In molti però ritengono che questa idea di “vittoria ridotta” vada ulteriormente ridimensionata. Elizabeth O’Bagy, dell’Institute for the Study of War, ha dichiarato alla CNN che l’assassinio di Jabaari è stato un errore da parte di Israele: «Porterà a una proliferazione dei gruppi estremisti a Gaza, minor controllo sui lanci di razzi e un aumento della violenza nei confronti di Israele». A Gaza, infatti, Hamas non è l’unico gruppo politico armato che dispone di una milizia in grado di attaccare Israele.

Jaabari controllava questi gruppi con il pugno di ferro, ha detto Jon Alterman del Center for Strategic and International Studies: «Nelle prigioni di Hamas erano imprigionate persone per aver sparato razzi al momento sbagliato e Jaabari era una di quelli che hanno contribuito a metterli dentro. Ora, quando qualcuno deciderà di sparare contro Israele, semplicemente sparerà contro Israele».

Un commento sul quotidiano israeliano Haaretz è più prudente e scrive che soltanto il tempo stabilirà se quella di Israele è stata una vittoria oppure una sconfitta. I due commentatori Amos Harel e Avi Issacharoff sottolineano che l’obiettivo dell’operazione Pillar of Cloud era interrompere il lancio di razzi dalla Striscia, quindi l’unico modo di misurarne il successo sarà vedere quanto durerà la tregua. A questo proposito bisogna infatti ricordare che anche prima dell’inizio delle ostilità il 14 novembre, sul territorio israeliano cadevano razzi almeno un paio di volte a settimana.

D’altro canto, i due opinionisti ammettono la difficoltà dell’impiego della forza contro gruppi che usano tattiche terroristiche o di guerriglia. In altre parole, davanti a un numero crescente di morti tra i civili che suscitavano forti pressioni internazionali, l’esercito israeliano non è riuscito a infliggere ad Hamas danni tali da impedirgli di proseguire la sua campagna di lanci missilistici sulle città israeliane. La fine dei lanci di razzi dalla Striscia, infatti, è stata raggiunta soltanto grazie ai negoziati.

In un altro articolo, Haaretz ha sottolineato anche che l’arma segreta, Iron Dome, celebrata da tutti, sia in realtà un sistema molto costoso, che potrebbe addirittura portare il paese alla bancarotta. A questo proposito, l’Economist ha sottolineato come a fronte di un costo medio per un razzo palestinese a corto raggio di circa 800 dollari, un solo missile intercettore sparato da Iron Dome costa 62 mila dollari.

Un’analisi di Gregg Carlstrom pubblicata da Al Jazeera, il network di informazione con sede in Qatar, dice che molti membri di Hamas parlano della guerra come di una chiara vittoria. Con il cessate il fuoco, Hamas ha ottenuto la promessa da parte di Israele ed Egitto di allentare il blocco intorno alla Striscia di Gaza, che è in vigore dal 2005, quando Hamas vinse le elezioni. Inoltre Hamas ha ottenuto un grosso appoggio e riconoscimento politico internazionale, grazie alle numerose visite di funzionari e politici arabi a Gaza durante i giorni del bombardamento.

Hamas e le altre milizie della Striscia sono anche riuscite a dimostrare che, nonostante la pesante offensiva israeliana, la loro capacità di colpire Israele è rimasta quasi intatta. L’ultimo giorno di guerra sono stati lanciati dalla Striscia 150 missili, decine solo nelle ultime ore prima della firma del cessate il fuoco. Un numero persino superiore al numero di lanci nei primi giorni di conflitto.

Ci sono anche altri commentatori secondo cui Hamas ha ottenuto diversi vantaggi. «Hamas è diventato più forte e ora ha una legittimazione politica maggiore», ha spiegato Aaron David Miller, uno studioso di Medio Oriente al Woodrow Wilson Center. Hamas avrebbe anche dimostrato un accresciuto potenziale militare in termini qualitativi: i nuovi missili acquistati dall’Iran sono stati in grado di arrivare vicino a Gerusalemme e Tel Aviv. Ma anche quantitativi: se durante le tre settimana di Cast Lead (piombo fuso), l’ultimo conflitto tra Gaza e Israele, furono sparati in tutto 765 tra razzi e colpi di mortaio contro Israele, durante una sola settimana di Pillar of Cloud ne sono stati lanciati più di 1.500.