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  • venerdì 11 Luglio 2014

Un altro giorno di attacchi a Gaza

I morti per i bombardamenti israeliani nella striscia di Gaza sono almeno 100, mentre continua il lancio di razzi verso Israele: intanto si è mosso Obama

Almeno 20 persone sono morte nella Striscia di Gaza nell’ultimo giorno di attacchi aerei condotti da Israele, in risposta al lancio di decine di razzi da parte di Hamas e altre organizzazioni armate verso il suo territorio. La stima dei morti è stata fornita dalle autorità palestinesi, secondo le quali dall’inizio dei bombardamenti israeliani sono morte almeno 100 persone a Gaza e in altre aree della Striscia, soprattutto nel sud verso Rafah, quasi al confine con l’Egitto. Le persone ferite, dicono sempre le autorità locali, sono almeno 600, e tra queste ci sarebbero decine di donne e di bambini. La tensione tra israeliani e palestinesi è aumentata notevolmente da qualche settimana, in seguito al ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi israeliani rapiti e metà giugno e a causa dell’uccisione di un ragazzo palestinese, organizzata forse per ritorsione da un gruppo di ebrei estremisti.

Attacchi
L’esercito di Israele ha comunicato che nella sola giornata di giovedì 10 luglio ha indirizzato attacchi aerei verso 100 obiettivi riconducibili ad Hamas e ad altre organizzazioni nella Striscia di Gaza. Si è trattato soprattutto di bombardamenti di depositi di munizioni, edifici e campi utilizzati per l’addestramento dei miliziani e abitazioni in cui vivono alcuni leader dell’ala armata di Hamas. In tutto, Israele ha attaccato 1100 obiettivi nella Striscia di Gaza. Stando alle stime dell’esercito israeliano, da martedì scorso sono stati lanciati più di 550 razzi dalla Striscia di Gaza verso il territorio di Israele. Molti di questi – 110 secondo Associated Press – sono stati distrutti in volo grazie al sistema antiaereo di Israele. È stato riportato il primo caso di un civile israeliano ferito seriamente, a causa dell’esplosione di una cisterna di carburante colpita da un missile, in una stazione di servizio a Ashdod, 30 chilometri a nord di Gaza.

Morti civili
Con un comunicato diffuso giovedì 10 luglio, l’esercito di Israele ha spiegato che la recente morte di otto civili a Khan Yunis causata dai bombardamenti è stata “non intenzionale”: i militari avevano deciso di bombardare un edificio in cui si trovavano tra gli altri anche alcuni civili e avevano come da prassi inviato segnali di avvertimento per permettere a civili di mettersi in salvo prima dell’attacco. La famiglia sarebbe scappata ma sarebbe poi ritornata indietro, quando però il razzo israeliano era già partito. Secondo fonti palestinesi il razzo ha ucciso 25 persone e non 8. Capita spesso che dopo i segnali di avvertimento gli occupanti dell’edificio interessato salgano sul tetto per mostrare la loro presenza e indurre l’esercito israeliano a rinunciare o a rinviare l’attacco. In tutto i civili morti dall’inizio degli attacchi sono 74, tra cui 23 bambini, secondo le autorità palestinesi.

Libano
La tensione nella Striscia di Gaza e in Israele resta molto alta e c’è il rischio che si diffonda nei territori confinanti. Associated Press riferisce che almeno un razzo è stato lanciato dal Libano verso il territorio settentrionale di Israele. L’esercito israeliano ha risposto all’attacco con alcuni colpi di artiglieria di avvertimento. Non è ancora chiaro se si sia trattato di un attacco isolato e in un certo senso simbolico contro Israele: l’area meridionale del Libano è una roccaforte di Hezbollah, che in passato ha spesso combattuto contro Israele; sembra però che la responsabilità dell’attacco sia di un gruppo di estremisti palestinesi. L’esercito libanese ha detto di aver trovato due postazioni per il lancio di missili, e di averle smantellate.

Diplomazia
Mentre proseguono i lanci di razzi e i bombardamenti, nella comunità internazionale si inizia a parlare di soluzioni per risolvere almeno temporaneamente il conflitto, evitando di arrivare alla probabile invasione via terra della Striscia di Gaza da parte di Israele, scenario ipotizzato e non escluso dallo stesso governo israeliano. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha avuto nella notte tra giovedì 10 e venerdì 11 luglio una telefonata con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Obama ha detto che gli Stati Uniti sono disponibili per fare da mediatori tra Israele e palestinesi per arrivare a una tregua nella Striscia di Gaza. A entrambe le parti, gli Stati Uniti hanno chiesto di “fare tutto il possibile per proteggere le vite dei civili e riportare la calma”. Appelli simili sono arrivati dai leader di altri paesi, compresi la Russia e la Francia, e dalle Nazioni Unite.

Escalation

Benjamin Netanyahu ha però detto in una conferenza stampa venerdì che Israele non cederà alla pressione internazionale perché venga interrotta l’offensiva militare su Gaza, e che questa continuerà finché non si fermerà il lancio di missili da parte dei soldati palestinesi. Da giorni Netanyahu spiega che Israele non può vivere sotto la costante minaccia del lancio di razzi dalla Striscia di Gaza, ricordando che nessun paese al mondo sarebbe disposto a tollerare qualcosa di simile. Gli attacchi aerei secondo Israele permettono di sottrarre risorse importanti ad Hamas e agli altri gruppi di miliziani, ma secondo diversi osservatori servono più che altro a inviare un segnale e a fare da deterrente. L’opzione di procedere con attacchi via terra è ancora discussa e si segnalano da giorni movimenti al confine con la Striscia di Gaza, ma per ora il governo israeliano sembra essere intenzionato ad attendere i risultati dei bombardamenti aerei per valutarne la loro efficacia.

Egitto
L’Egitto ha annunciato di avere aperto il confine con la Striscia di Gaza nella zona di Rafah, in modo da permettere alle persone ferite nella zona di spostarsi più facilmente in territorio egiziano, dove possono ricevere migliori cure negli ospedali. Alcune decine di ambulanze sono state portate lungo il confine, e sono utilizzate per il trasporto dei feriti più gravi. Tradizionalmente l’Egitto ha avuto un ruolo importante come mediatore nel conflitto tra israeliani e palestinesi, ma l’attuale governo per ora è molto cauto e vede comunque con favore un indebolimento di Hamas, che originò dal movimento dei Fratelli Musulmani, dichiarato fuori legge in Egitto.