Google rinuncia alle pubblicità porno

Non si potranno più inserire annunci con contenuti sessualmente espliciti sul servizio AdWords, la principale fonte di ricavo per la società

Dall’inizio di luglio Google ha aggiornato le sue politiche sugli annunci pubblicitari gestiti attraverso la sua piattaforma AdWords, vietando qualsiasi tipo di pubblicità che rimanda a siti pornografici e con contenuti sessuali espliciti. La modifica interessa centinaia di migliaia di siti in tutto il mondo e potrebbe avere anche qualche effetto sui ricavi di Google, che per il 90 per cento derivano proprio dalla gestione degli annunci pubblicitari. La modifica era stata annunciata lo scorso marzo ma all’epoca non erano stati molti dettagli sui cambiamenti, ora in vigore da qualche giorno.

AdWords è la più importante fonte di guadagno per Google: solo nell’ultimo trimestre la società ha ricavato grazie alla pubblicità 13,8 miliardi di dollari. In pratica Google fa da intermediario tra gli inserzionisti, cioè quelli che vogliono promuovere beni o servizi, e i proprietari dei siti. L’inserzionista usa AdWords per creare e gestire i suoi banner pubblicitari, mentre ai proprietari dei siti basta inserire un codice fornito da Google nelle pagine in cui dovranno apparire le pubblicità. L’inserzionista paga per farsi pubblicità, il proprietario del sito guadagna qualche soldo mostrandola e Google trattiene per se una percentuale. Questo meccanismo è ripetuto su decine di milioni di siti in giro per il mondo, sulle pagine dei risultati di Google Search e di altri servizi, portando a ricavi molto alti.

Google non ha fornito informazioni precise su quanti siano stati fino a ora gli annunci pubblicitari legati a contenuti espliciti per adulti. La società si è limitata a spiegare che periodicamente vengono applicate modifiche alle norme di AdWords e che, comunque, ci sono da tempo regole molto rigide per quanto riguarda le pubblicità per adulti.

Google ha aggiornato la sua pagina sui “contenuti sessualmente espliciti” sul sito dedicato ad AdWord chiarendo con alcuni esempi che cosa non è consentito promuovere.

Google vieta la promozione di atti sessuali anali, orali e genitali; pornografia hardcore; rappresentazioni grafiche di atti sessuali mirate a suscitare eccitazione, tra cui la masturbazione.

Google vieta la promozione di contenuti di natura sessuale che coinvolgono minorenni.

Google vieta la promozione di contenuti di natura sessuale illegale o non consensuale.

Google vieta la promozione di escort e servizi di escort.

Google vieta la promozione di prostitute o ragazze squillo.

Google vieta la promozione di massaggi erotici e delle parti intime, tra cui i tantra/massaggi tantrici. I siti dedicati a massaggi con descrizioni fisiche o immagini suggestive di massaggiatrici o massaggiatori saranno considerati come servizi di massaggi destinati alle parti intime.

Google vieta la promozione di servizi di accompagnatrici o VIP companion.

Sono invece ancora consentite pubblicità su “servizi di massaggi non destinati alle parti intime”, di locali in cui ci sono spettacoli con spogliarelli e di “siti di incontri sessuali per adulti”. Google sospenderà automaticamente tutte le campagne promozionali che non rispettano la nuove regole, ma gli inserzionisti potranno comunque adeguarsi e ottenere la riattivazione del servizio.

Il cambiamento non è piaciuto ai principali inserzionisti di prodotti e servizi per adulti, che da una dozzina di anni utilizzavano AdWords come sistema principale per farsi pubblicità online. Theo Sapoutzis, il CEO di AVN Media Network, una delle più grandi società di intrattenimenti per adulti negli Stati Uniti, ha detto di essere rimasto sorpreso dalla novità, considerato che “non c’erano state particolari modifiche negli ultimi 12 anni”. Gli inserzionisti che vogliono promuovere contenuti sessuali espliciti dovranno rivolgersi ad altri sistemi per la pubblicità online, che però non sono diffusi ed efficienti quanto i servizi di AdWords.

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