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  • lunedì 30 Giugno 2014

Trovati morti i tre ragazzi israeliani

La polizia israeliana ha trovato nei pressi di Hebron, in Cisgiordania, i cadaveri dei tre ragazzi scomparsi il 12 giugno: il governo ha indetto una riunione di emergenza

La polizia israeliana ha trovato a nord della città palestinese di Halhul, in Cisgiordania, i cadaveri dei tre ragazzi israeliani scomparsi lo scorso 12 giugno. I tre cadaveri sono stati trovati seppelliti e uccisi da armi da fuoco, ha scritto il New York Times. L’area attorno al posto dove sono stati trovati i cadaveri è stata recintata e dichiarata perimetro militare: Haaretz scrive che la polizia ha bloccato tutti i movimenti da e verso Hebron. C’è stato qualche scontro nella zona tra agenti israeliani e cittadini. Il governo israeliano ha indetto una riunione di emergenza.  Il Parlamento israeliano, la Knesset, ha annullato le sessioni previste per questa sera.

Il ministro dell’Economia, Naftali Bennett, ha detto che «non si può perdonare l’uccisione di ragazzi. Il nostro cuore oggi è con le loro famiglie. Questo è il momento di agire, non di parlare». Uri Ariel, ministro della Casa e responsabile degli insediamenti israeliani, ha detto che «in guerra bisogna con una mano colpire i terroristi senza pietà e con l’altra reagire con un’appropriata risposta sionista».

(Com’è fatto un insediamento israeliano)

I tre ragazzi si chiamavano Naftali Frenkel, Gilad Shaar – entrambi di 16 anni – e Eyal Yifrach, di 19. Giovedì 12 giugno erano stati visti l’ultima volta all’uscita dalla loro scuola serale a Gush Etzion, un insediamento israeliano poco lontano da Hebron. Giovedì 26 giugno i servizi segreti di Israele avevano diffuso l’identità dei due principali sospettati del rapimento, dicendo che si trattava di Marwan Qawasmeh e Amar Abu Aisha, «membri di Hamas a Hebron». Nel comunicato si diceva che i due uomini avevano già scontato in passato pene detentive in Israele per aver partecipato ad «attività terroristiche per conto di Hamas». Qawasmeh ha 29 anni, è stato arrestato quattro volte e ha confessato durante un interrogatorio di appartenere all’ala militare di Hamas e di aver preso parte a varie esercitazioni militari nella zona di Hebron. L’ultima volta fu rilasciato dal carcere nel marzo 2012. Abu Aisha ha 32 anni, fu arrestato una prima volta nel 2005 e successivamente nel 2007: suo padre si trova attualmente in un carcere israeliano, mentre suo fratello fu ucciso nel 2005 nel tentativo di lanciare un esplosivo contro soldati israeliani. Le loro case sono state perquisite circa tre giorni dopo il rapimento, e molti dei loro familiari sono stati arrestati. Secondo fonti palestinesi, anche le loro mogli – una delle quali è incinta di otto mesi – sono state arrestate e detenute per un breve periodo.

Col passare dei giorni le ricerche dei tre ragazzi si sono trasformate in una grossa storia – soltanto domenica a Tel Aviv migliaia di persone avevano manifestato chiedendo la loro liberazione – e un’operazione governativa e militare molto più ampia contro Hamas, “complicata e prolungata”, come l’ha definita il generale israeliano Nitzan Alon. Il ministro dell’Economia di Israele, Naftlai Bennet, aveva detto alla stampa che Hamas verrà “colpita ogni giorno di più” e che deve essere chiaro che far parte del gruppo è “un biglietto verso l’inferno”. Anche il ministro della Difesa e il primo ministro Netanyahu avevano usato toni molto duri nei confronti di Hamas, che fanno pensare a un progressivo aumento della tensione tra israeliani e palestinesi in Cisgiordania. I leader dei gruppi palestinesi nella Striscia di Gaza, inclusi Hamas e Jihad Islamico, avevano fatto sapere che “i movimenti di resistenza non rimarranno inattivi di fronte alla condotta di Israele”.