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  • Giovedì 12 giugno 2014

Il Brasile ai Mondiali

Guida all'inevitabile favorita di questa Coppa del Mondo – fa bene, essere l'inevitabile favorita? – che è più forte proprio dove non si direbbe: in difesa

Brazils Fred celebrates after scoring against Serbia during a friendly match in preparation for FIFA World Cup Brazil 2014, at Morumbi stadium in Sao Paulo, Brazil, on June 06, 2014. AFP PHOTO / Nelson ALMEIDA (Photo credit should read NELSON ALMEIDA/AFP/Getty Images)
Brazils Fred celebrates after scoring against Serbia during a friendly match in preparation for FIFA World Cup Brazil 2014, at Morumbi stadium in Sao Paulo, Brazil, on June 06, 2014. AFP PHOTO / Nelson ALMEIDA (Photo credit should read NELSON ALMEIDA/AFP/Getty Images)

Il Brasile è la squadra del paese che ospita questa edizione dei Mondiali, è quella che ne ha vinti di più in assoluto (cinque) ed è la favorita obbligata. Secondo un algoritmo sviluppato da Nate Silver, il Brasile ha il 45,2 per cento di possibilità di vincere il torneo (la seconda, nell’ordine, è l’Argentina con il 12,8 per cento). Il Brasile ha partecipato a tutte e 19 le edizioni dei Mondiali ed è arrivata nei primi tre posti nove volte: ed è un paese di sterminata storia, cultura e tifo per il calcio.

Secondo un’analisi del sito di calciomercato Trasnsfermarkt, ha la terza rosa per valore economico dei giocatori (è preceduta da Spagna e Germania: l’Italia è all’ottavo posto). Ancora, ci giocano alcuni dei calciatori più forti in circolazione: c’è il 22enne attaccante Neymar, di cui in Brasile dicono da anni un gran bene ma che al Barcellona, quest’anno, ha fatto “solo” una buona stagione; c’è il 29enne Thiago Silva, il capitano, considerato da molti uno dei migliori difensori degli ultimi dieci anni. E c’è tutta una serie di ottimi giocatori che giocano titolari in grandi squadre europee: fra questi, Hulk (Zenit San Pietroburgo), Dani Alves (Barcellona), Maicon (Roma), Dante (Bayern Monaco). È quindi, piuttosto inevitabilmente, la squadra favorita per vincere il torneo.

(La pagina speciale del Post sui Mondiali in Brasile)

Molti osservatori, però, parlano da tempo della grandissima pressione che gira attorno alla squadra, causata anche dalle enormi aspettative nei suoi confronti: nelle ultime due edizioni la squadra è stata eliminata entrambe le volte ai quarti di finale. E il precedente – citatissimo in questi giorni – di un Brasile super favorito che disputa il torneo in casa non è proprio favorevole: successe nell’edizione del 1950, quando perse la finale 2-1 contro l’Uruguay (e allora, racconta il New York Times, diversi tifosi tra le migliaia presenti allo stadio si sentironomale, e nei giorni seguenti alcuni si suicidarono a causa della sconfitta). Un altro fattore di pressione nei confronti della squadra sono le numerose e prolungate proteste nei confronti del governo riguardo la spesa giudicata eccessiva per organizzare i Mondiali, e la percezione diffusa che queste creeranno disagi anche durante il torneo.

Date queste note premesse, abbiamo scelto di mettere assieme cinque fra le cose più interessanti intorno alla squadra: una guida più completa alla squadra la potete trovare qui, o qui (entrambe in inglese).

Fred
Brazil v Spain: Final - FIFA Confederations Cup Brazil 2013
Ha sorpreso molti che l’attaccante titolare, a questo giro – e anche quello con la storica maglia numero 9 – sia Frederico Chaves Guedes detto Fred. Uno “normale”, a dirla tutta: ha 30 anni, non è filiforme (diciamo), gioca in Brasile nel Fluminense e non è noto in tutto il mondo. Cosa strana, se pensiamo che per tre edizioni del recente passato il numero 9 è stato Ronaldo, uno dei giocatori più forti e conosciuti nella storia del calcio.

Fred è comunque un ottimo attaccante, piuttosto completo e con un gran senso del gol: ha giocato in Europa per quattro stagioni al Lione, dove ha segnato in media un gol ogni tre partite (41 in 119 incontri). Nel 2009 tornò in Brasile, e da allora gioca per il Fluminense. A oggi, la sua media gol a partire dal suo ritorno è decisamente più alta: ne ha segnati 122 in 196 partite, in cinque stagioni e mezza.

Lo stesso Ronaldo, in un’intervista pubblicata l’11 giugno sulla Gazzetta dello Sport, ha detto che a Fred «non bisogna chiedere di essere un nuovo Ronaldo o un nuovo Romário». Lui, intanto, continua a segnare: l’anno scorso, nella finale di Confederations Cup contro la Spagna, segnò una doppietta: non due gol splendidi, ma pur sempre due gol.

Quelli che non ci sono
Fino all’ultimo, molti grandi ed ex-grandi calciatori brasiliani hanno sperato di essere convocati per i Mondiali: c’entra anche il fatto che negli ultimi tempi Scolari abbia convocato moltissimi giocatori diversi, per provarli in vista delle convocazioni definitive. Le esclusioni più significative riguardano tre vecchie colonne della squadra, ormai più che trentenni: Ronaldinho, Robinho e Kakà. Tutti e tre sono stati convocati per almeno tre partite nel 2013 (Robinho ha anche segnato un gol, il 19 novembre 2013 contro il Cile).

Netherlands v Brazil: 2010 FIFA World Cup - Quarter Finals

Sono stati scartati anche buoni giocatori che fanno parte di forti squadre europee, come i difensori Rafinha (Bayern Monaco), Miranda (Atletico Madrid), e i centrocampisti Lucas Moura (21 anni e già 31 partite giocate con la nazionale: ma al Paris Saint-Germain non gioca sempre) e Philippe Coutinho, ex Inter e titolare nel Liverpool che si è giocato la Premier League fino alla fine. È stato escluso anche Alexandre Pato, ex attaccante e grandissima promessa del Milan, convocato da Scolari per ben cinque partite nel 2013.

Come ha giocato le ultime partite
Molto bene, segnando un sacco di gol e prendendone pochissimi. È imbattuta da nove partite (tutte amichevoli: essendo già qualificata in quanto nazionale del paese ospite non ha dovuto giocare le qualificazioni), nelle quali ha preso solo due gol segnandone 30. Per la prima volta da molto tempo, infatti, il Brasile bilancia la presenza di buoni giocatori in attacco con una difesa strepitosa, probabilmente la migliore al mondo: i titolari sono Thiago Silva e David Luiz, due dei migliori al mondo nel ruolo: sulle fasce giocano Dani Alves e Marcelo, da anni titolari rispettivamente nel Barcellona e nel Real Madrid. E anche le riserve sono di altissimo livello.

Giocheranno probabilmente con un 4-2-3-1, con Fred davanti a tre abilissime mezzepunte: Neymar, Hulk e Oscar. A centrocampo, due fra Paulinho, Gustavo e Ramires.

braz

L’allenatore
Felipe Scolari ha 65 anni e allena il Brasile dal 2012. È uno degli allenatori brasiliani più noti e rispettati al mondo: ha già vinto una Coppa del Mondo col Brasile, nel 2002, e ha allenato per anni il Palmeiras e il Grêmio, due famose squadre brasiliane, facendole vincere la Coppa Libertadores – una specie di Champions League del Sudamerica – rispettivamente nel 1999 e nel 1995. Ha passato anche una trascurabile stagione al Chelsea, in Inghilterra, fra il 2008 e il 2009. Altra cosa notevole: è stato per sei anni l’allenatore del Portogallo, arrivò a giocarsi in casa la finale dell’Europeo 2004 e perse contro la Grecia.

Recentemente, dopo la stagione con Chelsea, ha passato un anno in Uzbekistan e un altro occupandosi del Palmeiras, che però retrocesse. Da allora allena la nazionale brasiliana

Quello più “scarso”
Trovarne uno davvero scarso, comprensibilmente, è impossibile: si tratta pur sempre di una delle nazionali più forti al mondo. Dovessimo indicarne uno, sceglieremmo João Alves de Assis Silva, detto Jô. Attaccante d’area dalla buona tecnica e senso della posizione, ha 27 anni e gioca nell’Atletico Mineiro, in Brasile. Le due migliori stagioni della propria carriera le ha passate fra il 2006 e il 2008 al CSKA Mosca, squadra per la quale segnò 30 gol in 53 partite. Poi, deludenti esperienze in ottime squadre europee come Manchester City, Everton e Galatasaray (segnò appena 16 gol in tre stagioni, poco più di 5 all’anno). È tornato in Brasile nel 2011, all’Internacional, mentre nel 2012 è stato acquistato dal Mineiro: da quando è stato comprato ha segnato circa un gol ogni tre partite (34 in 90 incontri). Scolari lo tiene molto in considerazione: stando a quanto Jô ha detto in un’intervista, lo ha chiamato la sera prima delle convocazioni per assicurarsi della sua condizione fisica dopo un recente ma piccolo infortunio.

prima foto: Jasper Juinen/Getty Images, seconda foto: Lars Baron/Getty Images