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  • martedì 10 Giugno 2014

Il Cile ai Mondiali

Ventitreesima puntata della guida del Post: una delle squadre più forti del Sudamerica, potenziale sorpresa del torneo

Il Cile ha ottenuto la qualificazione ai prossimi Mondiali di calcio grazie al terzo posto raggiunto nel mega-girone di qualificazione della CONMEBOL, la confederazione sudamericana che organizza le qualificazioni ai Mondiali. È arrivato a quattro punti dall’Argentina, che ha vinto il mega-girone. È alla nona presenza ai Mondiali, ai quali ha una storia piuttosto travagliata: si ritirò spontaneamente nel 1934, arrivò terzo nel 1962 da paese ospitante (dopo aver perso in semifinale col Brasile, che vincerà il torneo), fu squalificata per le edizioni del 1990 e del 1994 (ma ci arriviamo).

Da anni il Cile è una delle squadre più forti del Sudamerica: è attualmente al 14esimo posto del ranking FIFA e recentemente ha battuto due squadre forti e rispettate come Inghilterra (in amichevole) e Uruguay (durante le qualificazioni). Dal 2012 è allenata dal 54enne argentino Jorge Sampaoli, che nella sua carriera ha allenato prevalentemente squadre di club in Perù e Cile. Ai prossimi Mondiali giocherà assieme a Spagna, Olanda e Australia nel Gruppo B.

I due calciatori più forti

Alexis Sánchez
FBL-WC-2014-CHILE-TRAINING

Ha 25 anni, è un giocatore piuttosto noto a livello internazionale, e in Italia lo era già da parecchio tempo. Prima di finire al Barcellona nel 2011 – squadra per cui gioca ancora adesso – ha fatto tre stagioni con l’Udinese, una migliore dell’altra, e già all’epoca fu abbastanza chiaro che si trattava di un giocatore qualitativamente molto al di sopra della media (quella dell’Udinese certamente). La cosa fu ancora più evidente quando l’offerta maggiore per acquistarlo dall’Udinese non arrivò da una squadra italiana – incapaci di poter competere economicamente con le grandi società di calcio estere – ma addirittura dal Barcellona di Guardiola, all’epoca la più forte e vincente squadra d’Europa.

È una seconda punta con un gran dribbling e un ottimo tiro, principalmente, e poi è molto rapido e bravo a fare gol difficili: quando ha lo specchio della porta molto coperto, per esempio, o quando è ben marcato. Al Barcellona, pur non essendo un titolare fisso, è quasi sempre stato decisivo anche quando entrava come sostituto: in tre stagioni e 141 presenze complessivamente ha segnato 47 gol e servito 36 assist.

Arturo Vidal
Chile v Iraq - International Friendly

Ha 27 anni ed è uno dei centrocampisti più forti e completi al mondo: gioca nella Juventus dal 2011, e cioè da quando la Juventus ha ripreso a vincere scudetti e non ha più smesso. In questa stagione ha segnato 18 gol e fornito 6 assist. La Juve lo acquistò dal Bayer Leverkusen per dieci milioni di euro circa: oggi ne vale almeno il triplo. Teoricamente è un centrale di centrocampo, ed è quella la sua posizione in campo; poi di fatto ricopre più ruoli nel corso della partita, dato che è bravissimo a difendere e rubare palloni nei contrasti, ed è fortissimo negli inserimenti in attacco. E poi ha un gran tiro, sia di destro che di sinistro. In pratica, a parte parare, sa fare tutto. L’unico problema: ha da mesi problemi a un ginocchio e tutt’ora non è chiaro se e quanto potrà giocare ai Mondiali.

Gente italiana
Oltre a Vidal, ci sono altri tre giocatori di squadre italiane che fanno parte della squadra cilena. Sono i centrocampisti Mauricio Isla della Juventus, Carlos Carmona dell’Atalanta e l’attaccante Mauricio Pinilla del Cagliari. Tutti e tre, quassù, sono considerati giocatori di media qualità: laggiù sono stabilmente nel giro della nazionale.

Isla ha 26 anni e per lungo tempo è stato uno fra i centrocampisti più promettenti della Serie A: dal 2008, per la precisione, cioè da quando iniziò a giocare titolare per l’Udinese. Nel 2012 è stato acquistato in comproprietà della Juventus assieme a Kwadwo Asamoah: mentre quest’ultimo è diventato titolare ed è stato in seguito riscattato dalla Juventus, Isla ha alternato buone cose a prestazioni meno convincenti, ed è ancora in comproprietà fra Udinese e Juventus.

Carmona ha 27 anni e da quattro stagioni gioca per l’Atalanta, dopo due anni nella Reggina. È un centrocampista molto fisico e piuttosto completo, ed è spesso titolare nell’Atalanta. Nonostante non sia il suo compito principale, segna comunque pochino: in undici anni di carriera da professionista ha segnato solo 14 gol, poco più di uno a stagione.

Pinilla ha 30 anni e da diverse stagioni è uno degli attaccanti più discontinui del campionato, anche (ma non solo) per motivi indipendenti dalle sue prestazioni: è infatti un giocatore molto fragile, e la sua condizione fisica precaria ne ha sempre frenato l’esplosione ad alti livelli (lo saprà bene chi ce l’ha a fantacalcio: non si sa mai se giochi o no, fino a quando non appare nella formazione ufficiale della partita). È finito a giocare in Italia nel 2009, al Grosseto, dopo alcune sfortunate stagioni in Scozia, Cipro e Brasile. Fece 24 gol in 24 partite in Serie B e fu acquistato dal Palermo, in Serie A: da allora alterna gran gol a sparizioni di settimane. L’ultima stagione, col Cagliari, ha giocato 26 partite e segnato 8 gol. Un fatto notevole: non segna in nazionale da più di nove anni, cioè da Paraguay-Cile del 31 marzo 2005 (finì 2-1 per il Paraguay).

Cose curiose che accadono ai loro giocatori

Essere scoperti in tv
Eduardo detto “Edu” Vargas è un nome familiare in Italia perché gioca nel Valencia ma è in prestito dal Napoli. Ha 24 anni, fa l’attaccante e ha disputato una discreta stagione, segnando anche 5 gol sebbene non sia titolare. Il Napoli lo acquistò nel 2012 dall’Universidad de Chile, una squadra di Santiago del Cile, con cui Vargas aveva peraltro vinto una Coppa Sudamericana segnando 11 gol. Ha talento, forse ancora in gran parte inespresso. Quello che in molti non sanno è che in Cile divenne noto principalmente grazie a un reality show per giovani promettenti calciatori: lui non vinse ma diverse squadre cilene si interessarono a lui finché l’Universidad fece un’offerta di circa 1 milione di dollari per acquistarlo dal Cobreloa, la squadra cilena per cui giocava nelle giovanili.

Essere rapiti
Jorge Valdivia ha 30 anni ed è il centrocampista-regista del Cile: in Brasile è già piuttosto famoso perché gioca a San Paolo per il Palmeiras, una delle squadre storiche del campionato brasiliano, e con questa maglia ha ottenuto i suoi successi più importanti. In seguito alla grande popolarità che ottenne in questa squadra, nel giugno del 2012 fu protagonista di un brutto episodio di cronaca: fu rapito insieme alla moglie – una famosa modella cilena – e costretto a pagare più di 6 mila euro perché i rapitori li rilasciassero entrambi. Nonostante quell’episodio, Valdivia ha scelto di continuare a giocare per il Palmeiras e vivere a San Paolo.

Essere cileni ma anche svedesi
Miiko Albornoz è uno dei difensori più forti della nazionale cilena per i Mondiali in Brasile. Ha 23 anni, compiuti a novembre scorso, è nato a Stoccolma ed è un difensore del Malmö FF, una delle squadre più titolate del campionato di calcio svedese. E allora perché gioca col Cile? Perché è cileno suo padre, e lui dopo aver giocato nelle giovanili della Svezia – secondo i criteri FIFA per le convocazioni in nazionale – ha potuto scegliere per quale nazionale giocare, e a dicembre scorso ha scelto il Cile. Parla fluentemente spagnolo, e durante il volo aereo verso Santiago del Cile per giocare la sua partita di esordio – un’amichevole tra Cile e Costa Rica, a gennaio – ha imparato a memoria l’inno del Cile. E poi ha anche segnato un gol, alla sua prima partita con i nuovi compagni di nazionale.

Lo spot epico per i Mondiali di calcio
A maggio scorso il Banco de Chile, la seconda banca più grande del Cile, ha realizzato uno spot per sostenere il Cile ai Mondiali in Brasile, con protagonisti i 33 minatori che nell’agosto del 2010 rimasero intrappolati per 69 giorni a 700 metri di profondità dentro una miniera di San José, nel nord del Cile. La storia dei minatori fu raccontata sulla stampa di tutto il mondo e il loro salvataggio fu seguito in diretta televisiva. Lo spot circolò molto, anche per via dei toni particolarmente epici. A un certi punto uno dei minatori intrappolati chiede retoricamente ai suoi compagni: «La Spagna è difficile? L’Olanda è difficile? Niente è difficile, non ci intimidisce il gruppo della morte».

La vicenda assurda di Roberto Rojas e la squalifica del Cile
Nel 1989 la nazionale cilena fu protagonista di un episodio assurdo e piuttosto spiacevole, che le causò l’esclusione dalla partecipazione al Mondiale del 1990 in Italia e del 1994 negli Stati Uniti. Il 3 settembre a Rio de Janeiro si giocò Brasile-Cile, ultima partita del girone C di qualificazione al Mondiale, e in quel girone c’erano Brasile, Cile e Venezuela: il Venezuela con 0 punti era ormai fuori, mentre Cile e Brasile con 5 punti ciascuno se la giocavano (sarebbe passata la prima squadra nel girone). Al Brasile sarebbe bastato un pareggio, al Cile serviva una vittoria. Al quarto minuto del secondo tempo Careca portò in vantaggio il Brasile; venti minuti più tardi un bengala lanciato dagli spalti finì dalle parti del portiere del Cile, Roberto Rojas, che si distese sul campo e cominciò a sanguinare dal volto. Il Cile protestò fortemente contro l’arbitro e abbandonò il campo insieme a Rojas, in barella. La partita fu quindi interrotta, e il Brasile – pur essendo in vantaggio per 1-0 – teoricamente rischiava la sconfitta a tavolino (si giocava al Maracanã).

Da un’analisi attenta di alcune fotografie e filmati di quella sera, e da un’inchiesta condotta da una commissione istituita appositamente dalla FIFA, emerse che Rojas si era avvicinato al bengala quando era già in campo, e che si era accasciato soltanto in un secondo momento. Alla fine confessò che una volta a terra si era tagliato il volto con una lametta che nascondeva in un guantone. Aveva programmato tutto, sapendo del rischio di incidenti che si sarebbero potuti verificare nel corso di quella partita. Rojas fu squalificato a vita. La sanzione fu particolarmente severa anche per la nazionale cilena – squalificata per due edizioni del Mondiale – perché fu stabilito che la messinscena fu organizzata da Rojas con la complicità di altri compagni di squadra e della Federazione calcistica cilena. Molti anni dopo, nel 2001, la FIFA annullò la squalifica di Rojas, ormai ex calciatore, in seguito alla sua richiesta di perdono.

Speranze?
La maggior parte dei commentatori sportivi ritiene che il Cile abbia poche possibilità di passare la fase a gironi, essendo capitata in un gruppo particolarmente difficile (Olanda e Spagna, campione in carica, sono ritenute due tra le nazionali più forti al mondo). A dirla tutta, però, il Cile ha di fatto una delle sue squadre nazionali migliori di sempre, grazie soprattutto ai notevoli progressi di Vidal e Sánchez. Non solo: l’allenatore Jorge Sampaoli gioca con una specie di 3-3-1-3 in cui l’unico un po’ più “fermo” è Valdivia, che è quello che avvia le azioni di attacco e ci pensa sopra un po’, giustamente; tutti gli altri sono ali o mezze ali o esterni o trequartisti ma comunque tutta gente che corre parecchio e che gioca particolarmente bene in contropiede, quando affronta squadre che tengono molto il pallone e che fanno la partita, che è esattamente il tipo di gioco della Spagna e in parte anche dell’Olanda.

Insomma il Cile è una potenziale sorpresa, almeno nella prima fase. Tra gli impallinati di calcio della redazione del Post non c’è accordo su chi non riuscirà a qualificarsi agli ottavi tra Olanda e Spagna, oltre all’Australia. Ma c’è accordo su chi invece ci riuscirà: il Cile.

Foto: copertina (Clive Brunskill/Getty Images), Sánchez (MARTIN BERNETTI/AFP/Getty Images), Vidal (Jamie McDonald/Getty Images)

Il Post pubblica un articolo al giorno dedicato a ciascuna delle squadre che parteciperanno ai Mondiali. L’archivio degli articoli precedenti di questa serie lo trovate qui.