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  • mercoledì 28 Maggio 2014

La battaglia di Donetsk, il giorno dopo

I morti nell'attacco dell'esercito ucraino all'aeroporto occupato dai filo-russi sono 40, ci sono nuove fotografie impressionanti; tra i combattenti c'erano anche miliziani ceceni

A oltre 48 ore dall’assalto dell’esercito ucraino all’aeroporto internazionale di Donetsk, in Ucraina orientale, la situazione tra separatisti filo-russi e forze di sicurezza ucraine rimane molto tesa. L’operazione ha riportato sotto il controllo dell’esercito l’area attorno all’aeroporto, alla fine di quella che è considerata la battaglia in cui i filo-russi hanno subito più perdite da quando sono cominciati gli scontri in Ucraina orientale in aprile. Nonostante ci siano ancora notizie non chiarissime su quello che è successo all’aeroporto di Donetsk tra lunedì e martedì, la maggior parte dei siti di news riporta che i morti sono 40 – 38 “miliziani” filo-russi e due civili – come ha detto il sindaco di Donetsk, Oleksandr Lukyanchenko.

Gli scontri sono cominciati intorno alle 3 di mattina del 26 maggio, poco dopo la fine delle elezioni presidenziali ucraine, quando un gruppo di miliziani filo-russi che fanno riferimento all’autodichiarata “Repubblica Popolare di Donetsk” (DNR) aveva cercato di prendere il controllo dell’aeroporto che si trova appena fuori dalla città, cacciando i soldati dell’esercito ucraino che erano di guardia e prendendo posizione con diversi uomini dentro e intorno all’aeroporto. L’esercito ucraino nel pomeriggio del 26 maggio ha avviato un’operazione per cercare di riprendere il controllo dell’aeroporto: aerei da guerra e diversi elicotteri hanno attaccato i filo-russi. Nel pomeriggio gli scontri si sarebbero estesi anche alla stazione ferroviaria di Donetsk, che è stata evacuata e chiusa per alcune ore.

Attenzione, le immagini sono crude e molto forti

Il governo russo ha chiesto a quello ucraino di fermare le “azioni punitive” nella regione e ha criticato il neo-presidente eletto Petro Poroshenko per rifiutare il dialogo con i separatisti. Poroshenko aveva detto che, una volta eletto, le operazioni militari ucraine contro i ribelli sarebbero state completate nel giro di “alcune ore”. Intanto i quattro osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a Donetsk i cui contatti si sono interrotti da martedì sera risultano ancora dispersi.

Sono arrivati anche i ceceni?
Tra le persone rimaste ferite negli scontri tra lunedì e martedì ci sono anche alcuni combattenti “stranieri”. La presenza di stranieri – storia ampiamente ripresa da un articolo del New York Times – è stata confermata inaspettatamente anche dal sindaco di Donetsk, Lukyanchenko, che ha detto che tra i ribelli portati in ospedale dopo gli scontri ci sono almeno otto persone con passaporto russo: Lukyanchenko ha aggiunto che i combattenti stranieri provengono da Mosca, dalla Crimea e dalle città di Grozny e Gudermes, in Cecenia, una repubblica russa. Finora il governo russo ha negato le accuse secondo cui i suoi soldati sarebbero coinvolti negli scontri in Ucraina (Putin aveva invece ammesso il loro coinvolgimento nella crisi in Crimea, prima del referendum per decidere l’annessione).

Uno dei combattenti ceceni ha detto al New York Times: «Abbiamo ricevuto l’invito di aiutare i nostri fratelli», aggiungendo di provenire da Grozny e di avere combattuto la guerra cecena iniziata nel 1999. Ha spiegato di essere arrivato in Ucraina orientale la scorsa settimana con decine di altri uomini che si sono uniti alle milizie filo-russe. Un altro combattente sentito martedì dal Financial Times fuori dall’ospedale regionale di Donetsk ha detto: «Il nostro presidente [Ramzan Kadyrov, alleato di Putin e considerato da diverse associazioni di difesa dei diritti umani coinvolto in casi di tortura e omicidio] ci ha dato l’ordine e noi siamo venuti.» Un altro ha aggiunto che tra i membri della sua divisione c’è stato anche un morto: «Ci prenderemo 100 delle loro vite per ogni vita di un nostro fratello». Ramzan Kadyrov ha negato di avere alcun legame i combattenti ceceni in Ucraina.

Il ministro degli Esteri ucraino ha detto: «Ci sono delle basi per affermare che i terroristi russi siano entrati nel territorio dell’Ucraina e si siano organizzati e finanziati attraverso il controllo diretto del Cremlino e delle forze speciali russe. Oggi le nostre forze di sicurezza in Ucraina orientale devono affrontare mercenari russi ben preparati e armati, pronti a rubare, intimidire, torturare e uccidere cittadini ucraini».