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  • mercoledì 21 maggio 2014

Un giudice ha legalizzato i matrimoni gay in Pennsylvania

Il divieto è incostituzionale: «Siamo un popolo migliore di quello che queste leggi rappresentano, ed è il momento di liberarcene»

Martedì 20 maggio un giudice federale della Pennsylvania ha dichiarato che il divieto di consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso negli Stati Uniti va considerato incostituzionale. «Siamo un popolo migliore di quello che queste leggi rappresentano, ed è il momento di liberarcene», ha scritto il giudice John E. Jones, che era stato nominato nel 2002 dall’allora presidente George W. Bush. Se la sua decisione sarà confermata – quindi se non sarà presentato appello o se in appello la sentenza sarà la stessa che in primo grado – la Pennsylvania diventerà il diciannovesimo stato americano che, oltre al distretto della Columbia, riconosce alle coppie dello stesso sesso il diritto di sposarsi. La decisione rappresenta la seconda vittoria in pochi giorni per gli attivisti che lottano per i diritti degli omosessuali, dopo il riconoscimento delle unioni anche in Oregon e, negli ultimi mesi, in diversi altri stati: Arkansas, Idaho, Oklahoma e Utah, uno degli stati americani più conservatori.

Subito dopo la decisione del giudice diverse centinaia di persone nelle principali città dello stato hanno festeggiato sventolando bandiere arcobaleno, alzando cartelli in cui c’era scritto “L’amore vince” e andando negli uffici statali a ritirare licenze di matrimonio. Gli uffici, prevedendo un aumento delle domande, da oggi mercoledì 21 maggio resteranno aperti tre ore in più del solito.

La corte della Pennsylvania ha stabilito l’incostituzionalità del divieto del matrimonio gay facendo decadere così una legge del 1996. Lo scorso giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva emesso una sentenza che aveva dichiarato incostituzionale il Defence of Marriage Act (DOMA), una legge controversa approvata nel 1996, sostenuta dall’allora presidente Bill Clinton e votata dal Congresso a larghissima maggioranza, sia dai democratici che dai repubblicani. La legge stabiliva che nel caso dei matrimoni gay venisse meno il vincolo di reciprocità che legava gli stati americani, cioè il meccanismo che faceva in modo che ogni stato riconoscesse i titoli di studio, i documenti d’identità, i procedimenti giudiziari e lo status legale di tutti i cittadini, anche quelli degli altri stati. La legge, inoltre, conteneva una definizione di matrimonio limitata alle unioni tra uomini e donne.

(Hanno vinto i matrimoni gay)

A seguito della decisione della Corte Suprema, sono stati presentati diversi ricorsi anche nei singoli stati. La causa in Pennsylvania è stata presentata dall’American Civil Liberties Union (ACLU) e da uno studio legale di Filadelfia a nome di undici coppie dello stesso sesso che chiedevano che la legge statale che vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso venisse considerata incostituzionale perché violava il diritto alla pari protezione davanti alla legge, garantito dalla Costituzione degli Stati Uniti.

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