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  • sabato 17 maggio 2014

In Ucraina arrivano i metalmeccanici

Sono intervenuti contro i separatisti a Mariupol e in altre città orientali: c'entrano l'uomo più ricco del paese e grossi interessi economici

Giovedì 15 maggio migliaia di metalmeccanici ucraini hanno preso parte con successo a un’azione organizzata per riprendere il controllo di Mariupol, una delle città dell’Ucraina orientale dove nelle ultime settimane i filorussi avevano occupato diversi edifici governativi provocando anche scontri violenti con le forze di sicurezza ucraine. Lo stesso giorno in altre cinque città dell’Ucraina orientale, inclusa Donetsk, diversi minatori e metalmeccanici ucraini hanno cercato di riprendere il controllo degli edifici occupati dai filorussi, senza però i risultati ottenuti a Mariupol. Di questi ultimi avvenimenti – particolari e nuovi rispetto a quanto era successo fino ad ora in Ucraina – se ne sono occupati negli ultimi giorni diversi giornali, che hanno individuato come principale responsabile di questa mobilitazione un importante uomo d’affari ucraino, Rinat Akhmetov.

Rinat Akhmetov è l’uomo più ricco di Ucraina – per Forbes si trova al 92esimo posto della classifica degli uomini più ricchi del mondo – oltre che essere un ex alleato dell’ex presidente ucraino filorusso Viktor Yanukovych. Akhmetov è il proprietario praticamente di un impero nel Donbas, il nome con cui molti ucraini si riferiscono al centro industriale del paese e la cui capitale informale è Donetsk: è il più grande datore di lavoro privato in Ucraina ed è noto per svolgere la funzione di una specie di “governatore ombra”, perché ha estesi e potenti legami con i politici locali. La sua figura è piuttosto controversa: nei suoi primi anni da imprenditore, Akhmetov fu accusato di essere coinvolto in giri di affari illegali. Si pensava che fosse un protetto di Akhat Bragin, l’ex presidente della squadra di calcio ucraina Shakhtar Donetsk, a sua volta accusato di essere un boss del crimine organizzato (Bragin fu ucciso in un attentato nel 1995). Per i suoi affari Akhmetov si avvale anche di una forza di sicurezza privata composta da oltre 3mila uomini, inclusi alcuni ex militari delle forze speciali ucraine.

L’intervento di Akhmetov, ha scritto il Washington Post, potrebbe essere un punto di svolta nello scontro tra filorussi e filoucraini: fin dall’allontanamento di Yanukovych lo scorso febbraio, infatti, Akhmetov era rimasto estraneo agli scontri, scegliendo di non intervenire. Il dispiegamento dei metalmeccanici dei suoi stabilimenti sembra voler essere un segnale diretto per dire che il movimento separatista filorusso ha superato il limite e va fermato. Diversi osservatori credono che Akhmetov abbia il potere di condizionare intensamente il corso degli eventi in questa regione. Alexander Paraschiy, capo dell’azienda ucraina di consulenza e analisi Concorde Capital, ha detto al Washington Post: «Lui controlla tutto nella regione. Se Akhmetov decide di fermare i separatisti, potrebbe essere in grado di farlo nel giro di un paio di minuti».

Non è troppo chiaro il motivo per cui Akhmetov abbia deciso di intervenire solo ora. I suoi critici sostengono che intervenendo prima Akhmetov avrebbe potuto evitare le violenze e i morti causati dagli scontri delle ultime settimane in diverse città dell’Ucraina orientale. Alcuni l’hanno accusato di sostenere segretamente gli stessi separatisti, in modo da fare pressione sul governo centrale di Kiev e spingerlo a fare concessioni economiche a lui favorevoli. Almeno uno dei leader separatisti filorussi, Pavlo Gubarev, ha detto a un giornale russo che Akhmetov avrebbe finanziato le rivolte. Akhmetov ha negato le accuse e per ora non sono emerse prove solide a sostegno di quest’ipotesi.

Il caos che si è creato nelle ultime settimane in Ucraina dell’est sta comunque inducendo il governo ucraino a considerare alcune delle richieste fatte da Akhmetov, tra cui quella che prevede una maggiore decentralizzazione del potere con competenze più estese da parte delle regioni. Igor Lutsenko, un attivista piuttosto noto che è stato rapito e torturato dal governo di Yanukovych lo scorso gennaio, ha detto: «Se Akhmetov agisce ora non è perché gli importa dell’Ucraina, ma perché sono in gioco i suoi interessi». Akhmetov comunque non è il primo oligarca ex alleato di Yanukovych a schierarsi apertamente contro i filorussi: già nelle settimane successive alla formazione del governo ad interim guidato dal primo ministro Arsenly Yatsenyuk, importanti uomini d’affari avevano accettato l’offerta del governo di Kiev di diventare governatori regionali, mentre altri oligarchi ucraini avevano appoggiato il governo senza avere assunto posizioni di potere.

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