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  • sabato 10 Maggio 2014

La riapertura della biblioteca di Sarajevo

È una dei simboli della guerra di Jugoslavia ed è stata distrutta dai serbi nel 1992: il suo restauro è durato quasi vent'anni

Venerdì 9 maggio, dopo un restauro durato quasi vent’anni, ha riaperto la Biblioteca Nazionale della Bosnia ed Erzegovina, un edificio storico che era stato gravemente danneggiato nel 1992 durante l’assedio di Sarajevo, nel corso della guerra di Jugoslavia. La biblioteca è stata riaperta per commemorare il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, cominciata alcune settimane dopo l’assassinio dell’arciduca Ferdinando d’Asburgo avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo, poco dopo che lo stesso arciduca era uscito dall’edificio della biblioteca.

Durante la cerimonia di riapertura sono state proiettate luci e immagini tridimensionali sulla facciata della biblioteca, e tra le altre cose è stata ripercorsa la sua storia: per esempio è stato ripreso il periodo in cui l’edificio è stato la sede dell’amministrazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. La cerimonia è stata accompagnata da un concerto dell’orchestra filmarmonica di Sarajevo e da un’esibizione di Vedran Smailović, il violoncellista che vestito con il suo abito da concerto suonò tra le rovine dell’edificio poco dopo la sua distruzione.

La biblioteca fu colpita diverse volte dall’artiglieria serba nell’agosto del 1992, durante l’assedio di Sarajevo – uno degli episodi più sanguinosi della guerra di Jugoslavia (qui avevamo raccontato l’episodio della strage del mercato, avvenuto proprio in quei giorni). Il bombardamento e l’incendio causato dalle esplosioni distrussero quasi due milioni di volumi, tra cui più di settecento manoscritti e incunabuli (i testi stampati con caratteri mobili prima del 1500). All’epoca diversi librai e cittadini comuni cercarono di salvare i volumi della biblioteca, rischiando di essere colpiti dai cecchini. Almeno una persona morì durante i tentativi di salvataggio dei libri. Il restauro è cominciato nel 1996 ed è avvenuto in diverse fasi, l’ultima delle quali finanziata in gran parte dall’Unione Europea. L’edificio servirà anche come sala riunioni per il consiglio cittadino.