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  • mercoledì 7 maggio 2014

Guida al congresso della CGIL

Cose da sapere per capire il congresso del più grande sindacato italiano: cosa c'è in ballo e perché Maurizio Landini accusa Susanna Camusso di "gestione autoritaria"

Martedì 6 maggio è iniziato a Rimini il XVII Congresso nazionale della CGIL, intitolato “Il lavoro decide il futuro”. La CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro – è il più grande sindacato italiano dei lavoratori: a Rimini sono presenti 953 delegati, insieme ad oltre 1.600 invitati e circa 200 ospiti. L’incontro proseguirà fino a giovedì 8 maggio, quando il nuovo “Comitato direttivo nazionale”, eletto in questi giorni dopo la presentazione delle liste, procederà a sua volta all’elezione del segretario generale. Finora, durante il Congresso, ci sono state accese discussioni sia su questioni di linea politica che su questioni procedurali ed è molto probabile che non si concluderà in modo unitario.

L’inizio del Congresso
Il Congresso della CGIL, che alla fine del 2012 contava più di 5 milioni e 700 mila iscritti, si è aperto con la relazione dell’attuale segretaria generale Susanna Camusso, eletta con il 79,1 per cento dei voti il 3 novembre del 2010. Oltre alle parole piuttosto critiche sul governo Renzi che sono circolate molto ieri, Camusso ha parlato di quattro temi sui quali ha invitato gli altri sindacati alla mobilitazione: pensioni (con l’obiettivo di dare attenzione ai giovani e correggere gli errori sugli esodati), riforma degli ammortizzatori sociali, contrasto al lavoro nero e misure fiscali per combattere l’evasione. Nel suo discorso introduttivo, Camusso ha parlato anche di molti altri temi che secondo lei dovrebbero essere messi al centro dell’agenda politica: Europa, privatizzazioni e questione femminile, tra le altre cose.

Cosa si decide al Congresso
Il Congresso, che è il massimo organo deliberante della CGIL, oltre a stabilire i futuri orientamenti del sindacato che dovranno essere seguiti da tutte le organizzazioni confederate, serve a eleggere i principali organi del sindacato stesso, tra cui il Comitato direttivo nazionale (il cui numero di componenti non è fisso ma viene stabilito di volta in volta: attualmente è di 179 membri) e che a sua volta ha il compito di nominare il nuovo segretario. Il segretario uscente e la segreteria nazionale indicano un possibile candidato ed è su questo nome che si esprime, attraverso un voto, il comitato direttivo. Per tutti gli incarichi elettivi nell’organizzazione, lo Statuto fissa una serie di incompatibilità: l’appartenenza a consigli di amministrazione (a esclusione di quelli di società promosse dalla CGIL), di istituti e enti pubblici, l’appartenenza a organi direttivi o esecutivi di partiti e di altre formazioni politiche che non siano di emanazione congressuale, l’appartenenza ad assemblee elettive della Comunità europea e dello Stato italiano ai diversi livelli istituzionali. Il tetto massimo per lo stesso incarico in CGIL è fissato a otto anni.

Quelle di questi giorni a Rimini sono le giornate conclusive di un percorso iniziato il 2 dicembre scorso, quando il Comitato Direttivo Nazionale approvò formalmente due documenti congressuali: “Il lavoro decide il futuro”, che ha prima firmataria Susanna Camusso ed è stato sottoscritto da tutti i componenti del direttivo ad eccezione di cinque; “Il sindacato è un’altra cosa”, sottoscritto dai cinque insieme con Giorgio Cremaschi, ex presidente del Comitato centrale della FIOM, il sindacato dei metalmeccanici della CGIL, ora nel direttivo nazionale della CGIL. Al termine delle assemblee di base che si sono svolte da dicembre ad aprile – che sono state oltre 40 mila e hanno coinvolto direttamente 1,7 milioni di iscritti – il documento di Susanna Camusso ha ottenuto un consenso pari al 97,6 per cento, mentre il documento di Cremaschi solo il 2,4 per cento.

Susanna Camusso e Maurizio Landini
Il documento programmatico di Camusso aveva ottenuto l’iniziale sostegno anche di Maurizio Landini, segretario generale della FIOM dal primo giugno 2010, che l’aveva firmato. Durante lo svolgimento delle assemblee di base, Landini aveva però presentato, insieme ad altri dirigenti sindacali a lui vicini (Gianni Rinaldini, Domenico Moccia, Nicola Nicolosi) degli emendamenti su pensioni, contrattazione e reddito minimo che avevano in alcuni casi raccolto consensi tra il 30 e 40 per cento.

Nel frattempo sono intervenuti diversi e nuovi motivi di contrasto tra i due segretari: primo fra tutti quello sull’accordo tra CGIL, CISL, UIL e Confindustria, che stabiliva le regole della rappresentanza in fabbrica e che prevedeva sanzioni per chi non avesse intenzioni di adeguarsi, e a cui il segretario della FIOM si era opposto con forza. Ma c’è stata anche una consultazione degli iscritti che ha visto prevalere il segretario generale Camusso, indebolendo Landini e le altre minoranze.

Gli scontri procedurali
Una delle regole previste dal Congresso era una soglia di sbarramento per poter presentare le liste e entrare nel Direttivo: per poter concorrere all’elezione del “parlamentino” della CGIL era necessario raccogliere firme pari al 3 per cento della platea dei delegati del Congresso. Questa nuova norma è stata interpretata dalla minoranza come la volontà di cancellare di fatto la rappresentanza proporzionale. Dato che nella fase precongressuale l’area che aveva dato il proprio consenso al documento di Giorgio Cremaschi si era fermata al 2,4 per cento (con 23 delegati su 953), questa si trovava anche senza il numero di firme necessarie per presentare una propria lista per il direttivo e dunque essere rappresentata. La seconda discussione ha riguardato il tempo per presentare le liste: invece che dare come termine ultimo la conclusione del dibattito prevista per stasera o domani mattina, si è scelto di anticipare alla mattinata di oggi. «Nemmeno nelle peggiori assemblee di condominio si chiude una discussione ancor prima di aprirla, non appena chiusa la relazione del segretario. Così la discussione non è democratica e si conferma l’idea autoritaria di come si gestisce il sindacato», ha commentato Landini, che interverrà al Congresso oggi pomeriggio.

E quindi?
In vista dell’elezione del nuovo comitato direttivo sono state presentate tre diverse liste, segno dei vari orientamenti all’interno della CGIL ma anche, secondo molti, di una spaccatura: quella della maggioranza che fa riferimento a Susanna Camusso, quella della minoranza di Giorgio Cremaschi che alla fine è riuscita a raccogliere 31 firme e quella alternativa di Maurizio Landini che ha raccolto 110 firme e che si prevede otterrà tra il 10 e il 15 per cento dei consensi.

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