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  • venerdì 11 Aprile 2014

È scaduto l’ultimatum nell’Ucraina dell’est

Ma la polizia non ha ancora sgombrato gli edifici occupati dai filo-russi: intanto il primo ministro Yatsenyuk ha offerto maggiore autonomia alle regioni

Venerdì 11 aprile Arseniy Yatsenyuk, primo ministro ad interim dell’Ucraina, ha visitato la città orientale di Donestk, dove dall’inizio di questa settimana alcuni dimostranti filo-russi hanno occupato la sede dell’amministrazione regionale e hanno proclamato la “Repubblica Democratica di Donetsk”. Yatsenyuk, del partito conservatore Unione Pan-Ucraina “Patria” (chiamato spesso semplicemente “Patria”), ha incontrato i leader locali, tra cui il sindaco della città e il governatore della regione di Donetsk, e ha offerto a loro e ai manifestanti filo-russi maggiore autonomia per le regioni dell’est, escludendo però l’ipotesi di una federazione (sostenuta invece dal governo russo). Yatsenyuk è andato poi nella città di Dnipropetrovsk, anch’essa coinvolta in manifestazioni filo-russe nei giorni scorsi.

La situazione nelle regioni dell’est dell’Ucraina continua a essere molto tesa: oggi è scaduto l’ultimatum dato dal governo di Kiev agli occupanti della sede dell’amministrazione regionale a Donetsk e della sede dei Servizio di Sicurezza a Luhansk. Il governo di Kiev aveva minacciato di sgomberare gli edifici occupati intervenendo con la forza, ma finora non è ancora stata intrapresa alcuna azione, anche se l’ultimatum e la successiva offerta di amnistia sono stati ignorati.

Il governo ucraino sta accusando la Russia di gestire le proteste degli ultimi giorni nell’Ucraina dell’est, per poi usarne le conseguenze come pretesto per intervenire militarmente in Ucraina. Ieri la NATO ha diffuso alcune immagini satellitari che mostrano come la concentrazione di truppe russe ai confini con l’Ucraina vada avanti da diverse settimane (si tratta soprattutto di carri armati e altri veicoli militari, aerei da combattimento ed elicotteri d’assalto).

Giovedì il presidente russo Vladimir Putin ha parlato anche dei pagamenti per i rifornimenti di gas che la Russia garantisce all’Ucraina. In una lettera inviata ai 18 paesi dell’Unione Europea, Putin ha scritto che se l’Ucraina non pagherà i suoi debiti a Gazprom (pari a 1,4 miliardi di euro), la grande società russa di estrazione del gas, «le forniture di gas verranno interamente o parzialmente sospese». Gli Stati Uniti hanno accusato la Russia di usare le forniture di energia «come strumento di coercizione» sull’Ucraina, e hanno ribadito che aiuteranno il governo ucraino a trovare vie alternative per l’importazione di gas (il problema è in realtà molto complesso: dall’Ucraina passano anche i gasdotti che portano il gas a diversi paesi europei).