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  • giovedì 3 aprile 2014

Il nuovo controverso capo di Libération

Lo storico quotidiano della sinistra francese ha un nuovo direttore operativo accusato di essere vicino a Sarkozy e voler stravolgere l'identità del giornale

Pierre Fraidenraich è il nuovo “direttore operativo” del quotidiano francese Libération, con il compito di coordinare e migliorare tutte le attività operative e progettuali del giornale: l’incarico non ha, almeno formalmente, alcun compito editoriale, anche se di fatto – essendo a capo dell’intera pubblicazione – esercita una qualche influenza sulla linea del giornale. La sua nomina fa seguito alle dimissioni di Nicolas Demorand, un giornalista radiofonico che era stato scelto dagli azionisti nel 2011 e che – a causa della crisi e delle polemiche tra azionisti, giornalisti e poligrafici – aveva deciso di rinunciare prima all’incarico di direttore editoriale (nel giugno del 2013 e venne sostituito da Fabrice Rousselot, che a sua volta si è dimesso giovedì 3 aprile) e poi, lo scorso febbraio, anche a quello di “presidente della direzione” (organo intermedio tra dipendenti e azionisti), lasciando definitivamente il quotidiano: «Libération vive ormai una crisi aperta», aveva detto Demorand, «e su di me si è cristallizzata una parte del dibattito: quindi ritengo che sia mia responsabilità, in qualità di direttore, restituire margini di manovra e di negoziato alle due parti».

La nomina di Fraidenraich – che nella sua carriera lavorativa ha avuto a che fare più con le televisioni che con i giornali – sta però creando nuove tensioni, dato che sembra confermare i progetti degli azionisti sul futuro del quotidiano e contro i quali i dipendenti protestano da tempo. Il primo aprile Libération ha dunque pubblicato un articolo molto critico nei confronti del nuovo direttore operativo e la prima riunione durante la quale la redazione ha incontrato Fraidenraich è stata definita da alcuni partecipanti su Twitter «una carneficina». Ma andiamo con ordine.

Chi è Pierre Fraidenraich
Pierre Fraidenraich compirà 49 anni il prossimo 25 maggio, è nato a Boulogne-Billancourt nella regione dell’Île-de-France, ha studiato alla scuola di giornalismo Celsa (legata alla Paris Sorbonne) e ha iniziato a lavorare per La Cinq, prima televisione generalista privata della Francia fondata da Silvio Berlusconi e da un produttore francese nel 1986 e chiusa nel 1992. Conclusa l’esperienza a La Cinq, Fraidenraich ha lavorato per un programma di informazione su France 3, canale televisivo pubblico, per poi fondare nel 1998 Infosport, canale di notizie sportive, e una casa di produzione chiamata Usual Production SARL. Dal 2004 ha diretto l’informazione sportiva del gruppo Canal+, tv a pagamento. Dal 2008 al 2012 è stato nominato direttore generale del canale di informazione i-Télé (di proprietà di Canal+) e dal 2012, sempre per Canal+, è stato responsabile delle acquisizioni dei diritti sportivi.

Membro dal 2012 di Le Siècle – una storica associazione francese che riunisce importanti politici, economisti, intellettuali, giornalisti, editori e di cui, per capirci, fanno parte Hollande e Sarkozy, Strauss-Kahn e Trichet, Attali e Édouard de Rothschild – Fraidenraich già nel 2013 era stato contattato per una consulenza sullo sviluppo digitale di Libération da Bruno Ledoux, uno dei due azionisti di maggioranza del giornale, che detiene il 26 per cento delle quote ed è co-proprietario della sede storica del giornale in Rue Béranger, in pieno centro a Parigi. Le Monde scrive dunque che Fraidenraich è stato scelto soprattutto «per il suo profilo imprenditoriale». Subito dopo la nomina, il nuovo direttore operativo aveva detto: «Il mio obiettivo è dare impulso al giornale perché ritrovi il suo posto nel panorama dei media e incontri il mercato».

L’articolo di Libération contro il nuovo direttore
Martedì primo aprile Libération ha pubblicato un articolo molto critico intitolato: “Chi è dunque Pierre Fraidenraich?”. L’articolo racconta le passate esperienze professionali del nuovo direttore operativo e le sue relazioni politiche, e critica innanzitutto il modo in cui i dipendenti del quotidiano sono venuti a sapere della nomina: «Non attraverso un comunicato interno, come avviene di solito», ma attraverso l’agenzia di stampa AFP, che è stata la prima ad avere la notizia. Scrive il comitato di Libération:

«Alle 20 di venerdì 28 marzo i telefoni dei dipendenti di Libération hanno cominciato a squillare. Erano dei messaggi di cordoglio inviati da colleghi che avevano avuto a che fare con il nuovo direttore: “Non ha nulla a che fare con il giornalismo”, “Poveri voi” , “Questa è la fine per voi”, “Non ci ha lasciato un buon ricordo” (…)»

Si ricorda poi il presunto coinvolgimento di Fraidenraich in un caso che è stato molto discusso in Francia e di cui Libération stessa si era occupata ampiamente: quello legato ad alcune false edizioni del telegiornale di una televisione pubblica (France 3) per fare pubblicità a prodotti farmaceutici di grandi multinazionali. L’articolo riporta poi una recente intervista di Fraidenraich al sito En pleine lucarne, in cui spiegava la sua politica di assunzione a Infosport: «Ho innanzitutto immaginato una struttura di produzione concentrata in una singola unità, e cioè a una sola persona che fosse in grado di montare, scrivere, commentare». Libération accusa dunque il nuovo direttore operativo di voler fare «giornalismo a basso costo», oltre a sottolineare la propensione di Fraidenraich (dichiarata da lui nelle stessa intervista) ad assumere «belle ragazze». La medesima formula sarebbe stata replicata per Libération anche a i-TV, dove Fraidenraich è ricordato soprattutto per le sue «battute pesanti» nei confronti delle donne e per una frase in cui dichiarava che cosa pensava del giornalismo: «Nel giornalismo la regola fondamentale è essere ben vestiti, pettinati e rasati».

Libération attribuisce i successi lavorativi di Fraidenraich a una persona in particolare: Nicolas Sarkozy. «I due sono vicini, si vedono regolarmente per bere il caffè», scrivono, e aggiungono che Fraidenraich avrebbe lavorato «alla rielezione di Sarkozy nel 2012». Libération ricorda infine l’eloquente soprannome che venne attribuito a Fraidenraich per il suo attaccamento al lavoro: “Pierre&Vacances”. E conclude:

«Alcuni lo difendono. Un po’: “Lui è un ragazzo facile da avvicinare, molto affabile, non arrogante, non freddo. Un ottimo comunicatore”. Ma gli stessi ricordano anche come non sia un giornalista, ma un imprenditore: “L’avrei visto bene a Men’s Health, o all’Equipe, ma mai a Libé“. No, mai a Libé».

A che punto è Libération
Da tempo che i giornalisti e i poligrafici di Libération protestano e difendono il loro quotidiano, che venne fondato il 5 febbraio del 1973, tra gli altri, dal filosofo francese Jean-Paul Sartre, e che è considerato il giornale più importante della sinistra francese. Nella sua storia Libération ha affrontato numerosi periodi di crisi. L’ultimo è cominciato nel 2006 e ha portato alle dimissioni del direttore Serge July, che guidava il giornale dal 1974. Per sopravvivere il quotidiano accettò di vendere il 40 per cento delle sue quote al finanziere Édouard de Rothschild e licenziare 76 dipendenti.

La crisi del giornale però proseguì, le copie vendute continuarono a scendere e alla fine del 2012 venne deciso l’ingresso di un nuovo azionista nel capitale, Bruno Ledoux. Dopo l’aumento di capitale, Ledoux e Rothschild arrivarono a possedere insieme la quota di controllo del giornale. Nel gennaio del 2013 Ledoux è diventato presidente della holding che controlla il quotidiano. Attualmente è previsto un nuovo aumento di capitale per 18 milioni di euro da parte degli azionisti, che avevano anche promesso di versare subito 4 milioni per pagare dipendenti e fornitori in arretrato ma che non l’hanno ancora fatto.

Lo scorso febbraio i giornalisti e i poligrafici di Libération avevano indetto uno sciopero imputando le difficoltà finanziarie del giornale alla crisi del settore ma anche a “seri problemi di governance”. Protestavano in particolare contro un nuovo piano industriale che prevede, nelle parole degli stessi azionisti, di trasformare Libération in «un social network, un creatore di contenuti monetizzabili attraverso diversi supporti multimediali (stampa, televisione, digitale, eventi, radio ecc.)». In sostanza, l’idea sarebbe trasferire la redazione e trasformare l’attuale sede in uno “spazio culturale e per conferenze”, che comprenda uno studio televisivo, uno studio radiofonico, una “newsroom digitale”, un ristorante, un bar e un incubatore di start-up. Tutto questo, secondo i giornalisti e i poligrafici, distruggerebbe il progetto di Libé: porterebbe sostanzialmente alla liquidazione del giornale e ne monetizzerebbe il nome, la storia e il marchio per fare dell’altro.

La nomina di un direttore operativo dopo le dimissioni di un direttore con un profilo più “giornalistico” sembra confermare i progetti degli azionisti e i timori dei giornalisti, che avevano dichiarato la loro posizione nella prima pagina del 9 febbraio scorso: «Siamo un giornale. Non un ristorante, non un social network, non uno spazio culturale, non un set televisivo, non un bar, non un’incubatore di start-up».

Libé

Il primo incontro
Il primo incontro tra la redazione di Libération e Peter Fraidenraich si è svolto la mattina di mercoledì 2 aprile. Sul quotidiano non c’è finora alcuna comunicazione sull’esito della riunione ma altri giornali, tra cui Le Figaro, ne riportano un resoconto abbastanza dettagliato attraverso le parole di diversi partecipanti. Sembra certo che non sia andato bene: in molti anche su Twitter hanno parlato di “scontro” e qualcuno addirittura di “carneficina”.

Peter Fraidenraich avrebbe spiegato il suo progetto per il giornale, ma sarebbe stato subito attaccato dai giornalisti, accusato di essere particolarmente vicino a Nicolas Sarkozy e di essere pertanto contrario ai valori di Libération: Fraidenraich si sarebbe difeso dicendo «chi vi autorizza a dire che sono sarkozysta?» e avrebbe precisato di non essere né di destra né di sinistra. Ha spiegato infine che il suo obiettivo è rendere Libération più competitivo e che è agli azionisti che dovrà rendere conto. Ha anche precisato che il suo ruolo sarà “operativo” e senza alcuna interferenza sulla linea editoriale.

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