La riforma delle province è legge

La Camera l'ha approvata definitivamente con 260 voti favorevoli, 158 contrari e 7 astenuti

La Camera ha convertito definitivamente in legge il cosiddetto “Ddl Delrio” – dal nome dell’allora ministro per gli Affari regionali e attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Graziano Delrio – sulla riforma delle Province, con 260 voti favorevoli, 158 contrari e 7 astenuti (e ben 204 assenti). Il Ddl era stato presentato nell’agosto del 2013, approvato il 21 dicembre alla Camera (quando il presidente del Consiglio era Enrico Letta) con i voti favorevoli di PD, Scelta Civica e NCD e lo scorso 26 marzo era stato approvato, con qualche difficoltà e modifica, anche dal Senato. Mercoledì 2 aprile erano state respinte le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega. Vista l’approvazione definitiva del disegno di legge, le elezioni provinciali che si sarebbero dovute svolgere a maggio in 52 province non si svolgeranno.

La riforma, in breve
Il Ddl, in sostanza, stabilisce che i consigli e le giunte provinciali siano aboliti e sostituiti da assemblee di sindaci del territorio della vecchia provincia (non ci saranno quindi più elezioni, presidenti di provincia, giunte e assemblee provinciali). Le funzioni di questa nuova assemblea riguardano aree per cui in precedenza erano competenti le province, come le strade. Il Ddl prevede inoltre l’istituzione delle città metropolitane che si sostituiranno alle province dal primo gennaio 2014 e nuove regole per la fusione dei comuni. Nonostante circoli molto la parola “abolizione”, il Ddl Delrio non basta ad abolire le province, ma rivede funzioni e competenze degli enti provinciali in vista di una futura soppressione per la quale è necessaria una modifica della Costituzione.