Le case di Wright a Oak Park

Una passeggiata al freddo nel sobborgo di Chicago dove cominciò la carriera del più grande architetto americano di sempre

di Eiji Hirose

Calpestando i marciapiedi coperti di neve, i miei piedi facevano un leggero suono croccante. Un vento freddo abbassava la temperatura a -26°, facendomi stringere nelle spalle. Ma sollevando lo sguardo, i miei occhi erano attratti dalle case di Frank Lloyd Wright, il maestro dell’architettura moderna.

A Oak Park, un sobborgo nella zona settentrionale di Chicago, più di venti case disegnate da Wright sono a distanza di una passeggiata. Il numero arriva a trentadue se si aggiungono i quartieri vicini. La maggior parte di queste case sono residenze private.

Wright, che era nato nel 1867 in Wisconsin, abbandonò la facoltà di Ingegneria dell’Università del Wisconsin ed entrò in uno studio di architettura d’apprendista a vent’anni. Cominciò la carriera di architetto dopo essersi trasferito a Oak Park, a ventidue anni. La prima casa che disegnò fu la sua, dove visse per vent’anni con la moglie che aveva appena sposato, invitando a volte gli amici a vedere la sua creazione e aumentando così le commissioni per progettare altre case.

Celeste Adams, 66 anni, presidente e CEO dell’organizzazione nonprofit Frank Lloyd Wright Trust a Chicago, ha spiegato che allora Oak Park era l’ambiente perfetto per Wright. Non solo la zona aveva bisogno di abitazioni per i lavoratori pendolari con il centro di Chicago, ma molti dei suoi residenti erano uomini d’affari e imprenditori di successo con uno spirito intraprendente e ampie vedute, interessati ai progetti non convenzionali del giovane architetto Wright.
Un’altra ragione era l’aspetto “midwestern” di Oak Park, diverso da quello della East Coast, che era allora il centro della cultura americana. L’architettura della East Coast era profondamente influenzata dall’Europa. Nel Midwest, invece, le idee erano più libere, racconta Adams.

L’originale “stile della prateria” di Wright, fatto di tetti in lievi pendenze, terrazze e aggetti che evocano gli orizzonti pianeggianti del Midwest, fu costruito in quegli anni di Oak Park. Mark Smyle, 59 anni, professore universitario che si è stabilito in una delle case di Wright a Oak Park 12 anni fa, dice sorridendo che dapprima non aveva intenzione di andarci a vivere.
Quando fu messa in vendita l’andò a vedere per curiosità, mentre la sua casa stava finendo di essere ristrutturata. Ma dopo averla vista non volle più lasciarla: i mobili e l’illuminazione disegnati da Wright erano stati accuratamente riprodotti. Ancora oggi, la casa impressiona Smyle, che dice che le stanze sono pensate considerando i movimenti degli abitanti e aggiunge di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo, come un’ombra proiettata su un muro.

Wright visse serenamente a Oak Park fino a quando scappò all’improvviso in Europa con la moglie di un cliente che gli aveva commissionato una casa, lasciando sua moglie e sei figli. Dopo, la sua vita divenne instabile fino alla sua seconda metà, quando disegnò l’ex edificio principale dell’Hotel Imperial di Tokyo. Divenuto familiare con la cultura giapponese, adottò elementi di design giapponese nelle sue opere.
La sua casa e il suo studio di Oak Park erano stati trasformati in un appartamento, ma sono poi stati ristrutturati nel loro aspetto originario. Vi si tengono visite guidate, e passeggiate in tutta la zona di Oak Park. Frank Lipo, 48 anni, direttore esecutivo della Historical Society of Oak Park and River Forest, racconta che gli abitanti restarono sconvolti dalla fuga di Wright con la moglie di un altro, ma ammirati di quello che lasciò nel quartiere.
Wright è considerato “il più grande architetto americano di tutti i tempi” dall’American Institute of Architects. In una carriera di oltre 70 anni, Wright è noto per avere progettato cose come la Casa sulla Cascata in Pennsylvania e il Guggenheim Museum a New York. Morì nel 1959.

@2014 Yomiuri Shimbun