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  • mercoledì 19 marzo 2014

Vi ricordate di Sakineh?

La donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e omicidio nel 2006: è stata rilasciata dal carcere, ma non si hanno notizie sicure sulle modalità della liberazione

Diverse agenzie di stampa, tra cui Reuters e AFP, riportano oggi la notizia che Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata inizialmente alla lapidazione per adulterio nel 2006, è uscita dal carcere. La notizia è stata annunciata martedì 18 marzo dal Segretario Generale del Consiglio Superiore iraniano per i diritti dell’uomo Mohammad Javad Larijani, durante una conferenza stampa a Teheran: la buona condotta della donna durante la prigionia avrebbe portato a questa decisione. L’uomo ha anche affermato che si tratta di un segno inequivocabile della «misericordia della nostra religione nei confronti delle donne». Non è però chiaro se il rilascio di Sakineh sarà definitivo, se sarà sottoposto a qualche forma di restrizione o, nella peggiore delle ipotesi, se sarà solo temporaneo.

La storia di Sakineh, che si trovava in carcere ormai da otto anni, aveva provocato una grande mobilitazione internazionale. Il portavoce della magistratura iraniana ha precisato che questo non ha però avuto alcuna influenza nella decisione del rilascio: «Non ci importa. Abbiamo ottenuto il perdono della famiglia della vittima, che è stato accolto. La condanna di Sakineh è stata dunque trasformata in dieci anni di prigione. E ora la donna è stata graziata per la sua buona condotta in carcere». Va precisato che, secondo alcune fonti, qualche settimana fa Sakineh avrebbe tentato il suicidio in carcere e che la decisione della magistratura è stata presa proprio nel giorno in cui a Vienna sono ripresi i negoziati tra Teheran e Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina e Germania sul dossier nucleare iraniano (per ridurre la capacità nucleare del paese e alleggerire le sanzioni imposte dalla comunità internazionale).

Sakineh Mohammadi Ashtiani, 47 anni e due figli, era stata accusata di adulterio nel 2005 e punita con novantanove frustate; successivamente era stata accusata di avere partecipato con l’amante all’omicidio del marito. Assolta da un primo processo nel 2006, era stata condannata qualche mese più tardi alla lapidazione. In seguito alle pressioni della comunità internazionale, un tribunale iraniano aveva deciso di rinviare l’esecuzione della sentenza, poi aveva fatto sapere che l’esecuzione ci sarebbe stata comunque, ma con un’altra modalità: impiccagione invece di lapidazione. Nel 2010 la pena era stata sospesa. Durante questi anni, Sakineh è comparsa tre volte in video trasmessi dalla tv iraniana in cui confessava di essere colpevole dell’omicidio del marito. Le organizzazioni umanitarie che si battono per la sua liberazione hanno sempre sostenuto che in tutti e tre i casi si è trattato di confessioni estorte con la forza.

Il caso è comunque molto complicato e non si hanno notizie certe a riguardo. I documenti della sentenza del primo processo contro Sakineh (quello del 2006 in cui la donna era stata assolta dall’accusa di omicidio), sono scomparsi e nessuno è più stato in grado di trovarne una copia; non è mai stato indicato chi sarebbe l’uomo con cui Sakineh avrebbe avuto una relazione extraconiugale; il primo avvocato di Sakineh, Mohammad Mostafavi, che aveva portato il caso all’attenzione della stampa internazionale, è stato costretto a fuggire dall’Iran perché minacciato di morte; il secondo avvocato, Javid Houtan Kia, è stato arrestato nell’ottobre del 2010 dopo aver rilasciato un’intervista a due giornalisti tedeschi con uno dei figli di Sakineh, ed è stato condannato a sei anni di carcere e poi liberato nell’estate del 2013, dopo aver scontato metà della pena.

La storia e la condanna di Sakineh è solo una tra le tante nei paesi islamici più radicali. Nel Corano la lapidazione non è mai menzionata tra le pene previste, eppure è proprio sulla fedeltà al Corano che i tribunali islamici più radicali basano le loro condanne: la lapidazione per adulterio continua a verificarsi in molti paesi islamici, soprattutto nelle regioni più rurali, più povere e meno istruite.

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