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  • mercoledì 19 Marzo 2014

Un’altra base attaccata in Crimea

Le forze filo-russe hanno preso il controllo della sede della Marina ucraina a Sebastopoli, l'Ucraina si prepara a ritirare i suoi soldati dalla Crimea

Mercoledì mattina forze filo-russe non armate hanno preso il controllo della sede della Marina ucraina a Sebastopoli, città della Crimea dove si trova di stanza la flotta russa sul Mar Nero. Poco dopo sono state raggiunte da soldati russi armati: molti militari ucraini hanno lasciato la base nel corso della mattinata, mentre altri – non più di una decina dalle ultime informazioni circolate – sono ancora barricati dentro il complesso, a protezione degli equipaggiamenti e in attesa di ricevere l’ordine del ritiro. Le forze filo-russe hanno catturato e portato via l’ammiraglio ucraino Sergei Haiduk, capo della Marina ucraina, che è stato liberato dalle autorità della Crimea sono giovedì mattina, ha detto il governo di Kiev. Forze filo-russe hanno preso il controllo anche della base militare ucraina di Novoozernaya, vicino a Evpatoria, la terza città più popolosa della Crimea.

Mercoledì pomeriggio il governo di Kiev ha spiegato che sta mettendo a punto un piano per ritirare i suoi soldati e le loro famiglie dalla Crimea. Andriy Parubiy, il Segretario del comitato di sicurezza nazionale, ha aggiunto che l’Ucraina sta cercando l’appoggio delle Nazioni Unite per “dichiarare la Crimea una zona demilitarizzata”, che significherebbe il ritiro di tutte le truppe – anche russe – dal territorio. Infine, il governo ucraino ha deciso di lasciare la Comunità degli Stati Indipendenti (CIS), cioè la confederazione composta da undici delle repubbliche dell’ex Unione Sovietica.

Intanto sta circolando molto online un video che mostra un parlamentare di Svoboda – partito di estrema destra che esprime alcuni ministri nell’attuale governo di Kiev – spintonare violentemente Oleksander Panteleymonov, l’attuale direttore della televisione di stato che aveva deciso di trasmettere la cerimonia della firma del trattato di annessione della Crimea alla Russia che si è tenuta ieri a Mosca. Il parlamentare di Svoboda ha costretto Panteleymonov a firmare un foglio di dimissioni. L’episodio è stato criticato anche da Amnesty International.

I rapporti tra le autorità crimeane e il governo centrale di Kiev continuano a essere molto tesi. Mercoledì mattina il primo ministro dell’Ucraina, Arseniy Yatsenyuk, ha detto che avrebbe mandato in Crimea il ministro della Difesa e il viceprimo ministro del governo ucraino per tentare di risolvere la crisi. Il primo ministro della Crimea, tuttavia, ha detto che non lascerà entrare nel suo territorio i due rappresentanti del governo di Kiev. Intanto prosegue il processo per “legalizzare” da parte russa l’annessione della Crimea: mercoledì la Corte Costituzionale di San Pietroburgo ha approvato il trattato di annessione, che ora per entrare definitivamente in vigore ha bisogno solo della ratifica delle due camere del parlamento (si tratta comunque di una formalità).

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13.40 – Daniel Sanford, giornalista di BBC, ha scritto che anche la base militare ucraina di Novoozernaya, vicino a Evpatoria (la terza città più popolosa della Crimea), è stata presa da forze filo-russe. Anche qui, come a Sebastopoli, non ci sono feriti né sono stati registrati altri incidenti.

crimea

13.28 – Il ministro della Difesa ucraino ha confermato che l’ammiraglio Sergei Haiduk è stato catturato da forze filo-russe.

13.22 – Vitaly Klitschko – ex campione di boxe, capo del partito conservatore UDAR e uno dei leader delle proteste anti-Yanukovych in piazza Indipendenza a Kiev di quest’inverno – ha detto che i militari ucraini che si trovano ancora nelle basi circondate da filo-russi in Crimea dovrebbero ritirarsi “temporaneamente”. Klitschko non fa parte del nuovo governo di Kiev, nonostante sia stato uno dei più importanti oppositori di Yanukovych.

13.15 – Le forze filo-russe nella sede della Marina ucraina a Sebastopoli: all’interno del complesso ci sarebbero ancora un centinaio di militari ucraini.

 

13.03 – Brevi riflessioni sul perché non sta in piedi dire “la Crimea è come il Kosovo”. Partiamo dal principale punto in comune delle due situazioni. Il Kosovo era una provincia autonoma nella quale la maggioranza dei suoi abitanti apparteneva a una minoranza etnica. Quindi, come gli albanesi kosovari erano in minoranza in Serbia ma in maggioranza nella repubblica del Kosovo, i russi sono una minoranza in Ucraina ma rappresentano la maggior parte della popolazione in Crimea. Passiamo ora alle differenze.

1. Gli abusi e le discriminazioni sulla maggioranza
In Kosovo la Nato è intervenuta dopo un decennio di abusi sistematici nei confronti della minoranza albanese. L’eccessivo e indiscriminato uso della forza da parte delle forze di sicurezza serbe e dell’esercito jugoslavo contro gli albanesi kosovari fu anche riconosciuta dalla risoluzione 1199 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottata il 23 settembre 1998, e approvata anche dalla Russia. In Crimea tutto questo non è successo, visto che finora non sono stati segnalati abusi o violenze nei confronti della maggioranza russa di Crimea.

2. I tentativi di negoziazione
Alla fine dell’operazione della Nato del 1999, il Kosovo era di fatto uno stato indipendente: la risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata con solo l’astensione della Cina (quindi con l’approvazione anche della Russia), stabilì la formazione di un governo e un parlamento provvisori e il Kosovo fu messo sotto il protettorato internazionale della missione Onu UNIMIK e della Nato. Ne seguì un decennio frustrante di lunghi e infruttuosi tentativi di negoziazioni con il governo serbo, e solo alla fine del quale il paese si autodichiarò indipendente. La situazione della Crimea è completamente diversa: la Russia prima ha occupato il territorio e poi ha partecipato a colloqui con i rappresentanti di altri paesi.

3. Secessione/annessione
In Kosovo la Nato non intervenne per fare dello stato una parte della Germania, o degli Stati Uniti (parte della comunità internazionale riconobbe infatti l’indipendenza del Kosovo dal 2008) mentre le truppe russe sono intervenute per riportare la Crimea sotto sovranità russa. Dal punto di vista del diritto internazionale, il caso del Kosovo rientra eventualmente in quello della secessione, mentre il caso della Crimea in quello dell’annessione.

12.54 – Jay Solomon e Carol Lee hanno scritto sul Wall Street Journal un lungo articolo molto critico sulla diplomazia di Obama durante la crisi in Crimea. Secondo i due giornalisti Obama non avrebbe visto diversi segnali dell’ambizione della Russia in zone del mondo che gli Stati Uniti considerano legate alla propria sicurezza nazionale, o per lo meno importanti da un punto di vista strategico. Obama negli ultimi anni avrebbe trattato il governo russo come un importante partner diplomatico: tuttavia su alcune questioni per nulla marginali, come la guerra in Siria e in misura minore il nucleare iraniano, i due paesi si sono schierati su posizioni opposte e conflittuali. Sotto un estratto dell’articolo, la parte che spiega nel concreto le mosse di Obama.

«Da quando la crisi ucraina è scoppiata lo scorso mese, la Casa Bianca ha dato al segretario di stato John Kerry l’obiettivo di confrontarsi in maniera anche aggressiva con Lavrov [il ministro degli Esteri russo]. Ma l’amministrazione ha concluso presto che il burocrate russo formato nella scuola sovietica non aveva i poteri per raggiungere un accordo sui piani del Cremlino di annettere la regione ucraina della Crimea.

Secondo alcuni funzionari statunitensi, la Casa Bianca, percependo il suo isolamento da Putin, ha cercato disperatamente dei canali alternativi per influenzare l’uomo forte della Russia [Putin] e di rafforzare i contatti tra lui e Obama.

La mossa includeva l’avvio di nuovi canali con i leader di stati più vicini alla Russia. Obama ha telefonato diverse volte al cancelliere tedesco Angela Merkel, al primo ministro britannico David Cameron, al presidente francese François Hollande, e ha contattato il leader kazako Nursultan Nazarbayev, ha detto la Casa Bianca. Come hanno riferito funzionari israeliani e statunitensi, Kerry si è incontrato almeno una volta con il ministro degli Esteri israeliano – di nascita russo – Avigdor Lieberman.»

12.20 – La Russia ha accusato gli stati occidentali di avere violato la sovranità e l’indipendenza politica dell’Ucraina, garantite dal Memorandum di Budapest firmato nel 1994: secondo la Russia l’Occidente avrebbe permesso un “colpo di stato” contro l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych.

Sintesi per chi arriva ora: questa mattina forze filo-russe non armate hanno preso il controllo della sede della Marina ucraina a Sebastopoli, città della Crimea dove si trova di stanza la flotta russa sul Mar Nero. Poco dopo sono state raggiunte da soldati russi armati: alcuni marinai ucraini sono ancora barricati dentro il complesso, ma non dovrebbero essere armati. Secondo le ultime notizie circolate, le forze filo-russe hanno catturato e portato via l’ammiraglio ucraino Sergei Haiduk, capo della Marina ucraina.

11.47 – Secondo alcuni uomini delle forze di autodifesa che hanno attaccato questa mattina la sede della Marina ucraina a Sebastopoli, il capo della Marina ucraina, l’ammiraglio Sergei Haiduk, è stato catturato e portato via dai servizi segreti russi. La notizia è stata data anche da BBC.

 

11.26 – L’ufficio dell’Onu a Mosca ha confermato che il segretario generale Ban Ki-moon arriverà a Mosca domani, per incontrarsi con il presidente Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergey Lavrov.

 

11.17 – Questa mattina il primo ministro dell’Ucraina Arseniy Yatsenyuk ha detto che avrebbe mandato in Crimea il ministro della Difesa e il viceprimo ministro del governo ucraino, per tentare di risolvere la crisi che va avanti da diversi giorni. Il primo ministro della Crimea, tuttavia, ha detto che non lascerà entrare nel suo territorio i due rappresentanti del governo di Kiev.

11.03 – Soldati ucraini abbandonano la base della Marina a Sebastopoli.

 

10.54 – La Corte Costituzionale russa di San Pietroburgo ha approvato all’unanimità il trattato di annessione della Crimea alla Russia, firmato ieri da Vladimir Putin e dai leader della Crimea.

Putin

10.43 – Secondo Max Seddon e Jennifer Glasse le forze filo-russe avrebbero usato dei fumogeni per far uscire i soldati ucraini dalla base della Marina a Sebastopoli.

 

 

10.24 – Anche Max Seddon, inviato in Crimea per Buzzfeed, ha scritto che all’interno della base ora ci sono militari russi.

 

10.23 – La giornalista Jennifer Glasse ha twittato una foto in cui si vedono alcuni uomini armati nella base della Marina ucraina a Sebastopoli. Glasse ha aggiunto che si tratterebbe di soldati russi.

 

10.08 – Sembra che i militari ucraini stiano uscendo dalla base della Marina ucraina di Sebastopoli. I negoziati tra le parti sono falliti e ora l’edificio dovrebbe essere sotto il controllo di forze filo-russe.

 

10.05 – Il portavoce della Marina ucraina, Sergiy Bogdanov, ha detto a AFP:
«Ci sono circa 200 uomini, alcuni indossano passamontagna. Sono disarmati e da parte nostra non è partito alcun colpo di arma da fuoco. Gli ufficiali si sono barricati dentro all’edificio».

9.56 – Torniamo per un attimo sul discorso che ieri Putin ha fatto di fronte alle camere riunite del parlamento russo (qui sotto il video del discorso tradotto in inglese).

Il Washington Post lo ha sintetizzato così:

«I 50 minuti di discorso di Putin sono stati un catalogo di 20 anni di lamentele russe sull’Occidente. Ha parlato della caduta dell’Unione Sovietica, del Kosovo, dell’espansione della NATO, della difesa missilistica, della Libia, dell’Iraq e della Siria. Ha parlato dell’appoggio sovietico per la riunificazione della Germania nel 1990. “Spero che i tedeschi appoggeranno le aspirazioni dei russi di restaurare la Russia”, ha detto.»

Putin l’ha presa alla lontana per poi attaccare esplicitamente l’attuale assetto unipolare del sistema internazionale, cioè quello uscito dalla caduta del Muro di Berlino in cui gli Stati Uniti sono rimasti l’unica superpotenza mondiale. Nel corso degli ultimi 25 anni, ha detto Putin, la Russia avrebbe subìto gravi e serie umiliazioni e sarebbe stata resa vulnerabile dalle azioni dell’Occidente: «Loro ci hanno ingannati, ancora e ancora, hanno preso le decisioni dietro le nostre spalle e poi ce le hanno presentate come fatti compiuti. Così sono andate le cose con l’espansione della NATO verso est, con il dispiegamento di infrastrutture militari ai nostri confini. Ci hanno sempre detto la stessa cosa: “Beh, questo non riguarda voi”» (dell’importanza per la Russia dell’espansione verso est della Nato avevamo parlato qui).

Secondo il New York Times, non è chiaro quanto in là si spingerà l’Occidente per fermare Putin, oltre all’approvazione delle sanzioni che finora non sembra abbiano sortito alcun effetto. Peter Baker, opinionista del NYT, ha scritto oggi:

«La decisione del presidente Vladimir Putin di portare via la Crimea all’Ucraina, celebrata martedì in maniera sprezzante con la firma di un trattato al Cremlino, minaccia di sfociare in una nuova e più pericolosa era. Se non è quella rinnovata Guerra fredda che qualcuno teme, potrebbe essere comunque l’inizio di un lungo periodo di confronto e alienazione che sarà difficile da superare. Il prossimo punto di ripristino, se ce ne sarà mai uno, per il momento appare molto lontano e inverosimile.»

9.35 – AP dice che il comandante della flotta russa sul Mar Nero, che è di stanza a Sebastopoli, è arrivato al quartier generale della Marina ucraina per negoziare.

 

9.30 – Il ministro degli Interni della Crimea intanto ha detto che la persona che ha sparato ieri uccidendo un soldato ucraino è un 17enne proveniente da Leopoli, città occidentale dell’Ucraina prevalentemente filo-ucraina e filo-europea. Ha aggiunto che probabilmente appartiene al movimento Pravy Sektor – Settore Destro – un gruppo di estrema destra che ha partecipato attivamente alle proteste di piazza Indipendenza a Kiev lo scorso inverno. Tra i giornalisti occidentali, comunque, c’è abbastanza scetticismo sulla notizia.

 

9.25 – Secondo AFP le forze filo-russe ad avere assaltato la sede della Marina a Sebastopoli sarebbero circa 200.

9.20 – Continuano da qualche giorno movimenti piuttosto significativi di truppe sul confine tra Russia e Ucraina. Qui un’immagine twittata dal giornalista di BBC Steva Rosenberg questa mattina.

 

9.15 – Secondo il fotografo di AP che ha riportato per primo l’attacco alla sede della Marina ucraina a Sebastopoli, l’operazione questa volta sarebbe compiuta solo da forze locali, senza la presenza di militari russi o “uomini armati non identificati”.

 

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Un fotografo dell’agenzia Associated Press ha detto che delle forze di auto-difesa della Crimea hanno attaccato il quartier generale della Marina ucraina a Sebastopoli, città dove è di stanza la flotta russa sul Mar Nero, e hanno issato una bandiera russa nella piazza interna alla base. Finora non si hanno altri dettagli sull’attacco, che arriva poche ore dopo una delle giornate più tese dall’inizio della crisi tra il governo ucraino e la Russia. Martedì è stata attaccata una base militare ucraina a Simferopoli, la capitale della Crimea: un soldato ucraino è morto e un altro è rimasto ferito, ha confermato il ministro della Difesa ucraino, che ha anche autorizzato i militari ucraini a “usare le armi” per difendersi dagli attacchi. Dopo l’attacco il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha chiamato il segretario di stato americano, John Kerry, dicendo che ci saranno “conseguenze” per le sanzioni occidentali sulla Russia imposte nei giorni scorsi.

Martedì 18 marzo il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un trattato di annessione della Crimea insieme a una delegazione del governo crimeano in visita a Mosca. Alla fine di un lungo discorso di fronte a tutti i parlamentari russi, Putin ha chiesto alle due camere – la Duma e il Consiglio Federale – di ratificare l’accordo. Putin ha sostenuto il diritto della Russia a riprendersi la Crimea (che le era stata rubata, ha detto) e ha attaccato l’Occidente, gli Stati Uniti e l’attuale ordine unipolare del mondo: il discorso di Putin è stato definito da più parti come uno dei momenti più significativi e importanti di tutta la sua presidenza.