Perché WhatsApp non funzionava

Sabato il servizio è stato inutilizzabile per alcune ore: la società ha parlato di guasti ai server e in molti hanno pensato all'acquisto da parte di Facebook

Nel tardo pomeriggio di sabato 22 febbraio la popolare app di messaggistica per smartphone WhatsApp ha smesso di funzionare per circa tre ore e mezzo in tutto il mondo. Intorno alle 21.30 in Italia – quando il problema era in corso da più di un’ora, e dopo migliaia di segnalazioni degli utenti sui social network – la società ha annunciato tramite il suo account Twitter ufficiale di avere problemi ai server, confidando di riuscire a risolverlo in tempi rapidi.

 

Poi, intorno alle 23.50, WhatsApp ha comunicato di aver ripristinato il servizio, che gradualmente è tornato disponibile per tutti gli utenti. Gran parte di loro, per tutta la durata dell’interruzione, è riuscito ad accedere all’applicazione ma senza potere sostanzialmente “connettersi” alla rete dei propri contatti: i messaggi non potevano essere recapitati, e anche gli avvisi degli “ultimi accessi” non comparivano all’interno della schermata delle conversazioni. Poco dopo il secondo tweet di WhatsApp anche Scott Thurm, giornalista del Wall Street Journal, ha comunicato che il WSJ aveva appena ricevuto una mail da parte di Jan Koum, CEO e co-fondatore di WhatsApp, che confermava che il guasto al server era stato risolto.

Secondo il sito di informazione tecnologica TechCrunch il guasto potrebbe esser legato a un sovraccarico dei server causato dall’aumento dell’utilizzo e delle richieste di registrazione al servizio in seguito alla notizia – molto ripresa dai media internazionali – dell’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook, annunciata mercoledì 19 febbraio. TechCrunch riferisce anche di aver ricevuto già nella sera precedente, venerdì 21, alcune segnalazioni di malfunzionamenti di WhatsApp da parte di diversi utenti negli Stati Uniti, in India, Israele e altre parti del mondo.

Altre volte in passato ci sono stati malfunzionamenti di WhatsApp e brevi interruzioni del servizio: nell’ordine di una volta al mese o poco più, negli ultimi sei mesi, spiega TechCrunch, che aggiunge che inconvenienti del genere sono piuttosto frequenti nelle società di applicazioni in rapida espansione, e che la rapidità con cui vengono solitamente risolti i guasti non spinge gli utenti ad abbandonare definitivamente il servizio.

Come spesso capita in questo genere di episodi, il malfunzionamento occasionale di un servizio internet tanto popolare come WhatsApp è stata un’occasione per assistere – oltre che a un fitto dialogo tra fanatici delle teorie cospirative – a qualche tentativo di marketing creativo da parte di altre società che cercano di catturare l’attenzione degli utenti rimasti temporaneamente senza servizio, o anche a slanci di creatività da parte di comuni utenti dei social network.

 

Il blogger Ali Hilu ha scritto “ora che WhatsApp non funziona ho parlato con la mia famiglia, sembra gente a posto”.

 

Altri hanno collegato il malfunzionamento al recente acquisto da parte di Facebook.

 

 

Durante il down di WhatsApp, altre applicazioni di messaggistica istantanea meno diffuse hanno comunicato di avere avuto enormi difficoltà a gestire il carico imprevisto di richieste di registrazione. WhatsApp ha attualmente 450 milioni di utenti iscritti, che utilizzano il servizio almeno una volta al mese (nove mesi fa erano soltanto 200 milioni), e ogni giorno circa un milione di nuovi utenti installa e usa per la prima volta l’applicazione. Mercoledì 19 febbraio Facebook ha annunciato che acquisterà WhatsApp con un’operazione dal valore complessivo di 19 miliardi di dollari, la più grande acquisizione nella storia di Facebook.

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