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  • domenica 19 gennaio 2014

Quelli che si mettono nei guai per raggiungere il bus di “Into the Wild”

Sono sempre di più e spesso impreparati, e qualcuno ci muore: in Alaska cominciano a chiedersi come affrontare la cosa

Il vecchio bus numero 142 abbandonato e arrugginito nel quale il 6 settembre 1992 fu ritrovato il corpo di Christopher McCandless – il ragazzo di 24 anni che decise di trasferirsi in Alaska, vivendo di ciò che avrebbe trovato in natura, e la cui storia divenne argomento di un libro e un film di grande successo intitolato “Into the Wild” – è da tempo meta di “pellegrinaggi” da parte di visitatori sempre più numerosi che si sono appassionati alla sua storia. Il bus si trova nel parco nazionale di Denali, circa 382 chilometri a nord di Anchorage, in Alaska: alcuni visitatori ripercorrono la strada di McCandless senza adeguati equipaggiamenti e competenze e sono sempre più frequenti le richieste di soccorso provenienti da quella zona.

In un articolo pubblicato sul Guardian, il giornalista Peter Beaumont ha raccontato il dibattito che di recente ha preso forma fra le autorità locali e gli abitanti delle città vicine al posto in cui si trova il bus, che si chiedono se non sia il caso di migliorare le strutture di accesso alla zona – lontana circa 64 chilometri da Healy, il paese più vicino – e al contempo modificare il tipo di comunicazione intorno alla storia di McCandless, segnalando con più attenzione e insistenza i pericoli cui incorrono i visitatori inesperti.

Kris Fister, una portavoce del parco nazionale di Denali, i cui ranger sono spesso dovuti intervenire per soccorrere “pellegrini” – come li chiamano gli abitanti della zona – rimasti in trappola dalla sponda più inospitale del Teklanka come McCandless, ha detto: «Il livello dell’acqua del fiume sale [è un problema che dovette affrontare anche McCandless] e la gente non si porta dietro abbastanza cibo». «Ci sono parti che si possono attraversare se scendi a valle», ha aggiunto Fister, «ma spesso le persone non hanno esperienza né equipaggiamento: due estati fa abbiamo dovuto soccorrere la stessa persona in due diverse occasioni».

Nel 2013 almeno una dozzina di visitatori ha richiesto un intervento di soccorso da parte delle guardie del parco, delle autorità locali o degli abitanti della vicina Healy, una piccola città di mille abitanti. Una “pellegrina” svizzera di 29 anni morì nell’agosto 2010 annegata nel fiume. Eppure la storia di McCandless continua a generare una gran quantità di pubblicazioni (in autunno uscirà un libro di Carine McCandless, sorella di Christopher) e a richiamare grande attenzione: i “pellegrini” si fanno fotografare vicino al bus nella stessa posa della foto, poi divenuta celebre, che si scattò McCandless.

Le cause della morte di McCandless, inizialmente attribuite alla gravissima malnutrizione, sono state recentemente rimesse in discussione e hanno alimentato un altro dibattito piuttosto vivo tra gli appassionati della storia (Krakauer sostiene da anni che fu avvelenato da alcuni semi di patata selvatica, ma un gruppo di chimici ha recentemente contestato questa ipotesi). È certo però che McCandless si trovasse in una condizione ambientale molto difficile, che secondo il Guardian ancora oggi rende quel posto inospitale e molto pericoloso.

Per eliminare o comunque ridurre il rischio di incidenti mortali per i visitatori, alcuni hanno suggerito che il bus venga rimosso; altri insistono per costruire un ponte nella parte più stretta del vicino fiume Teklanka, un’operazione piuttosto costosa ma che renderebbe più agevole e meno pericoloso l’accesso alla zona in cui si trova il bus.

Jon Nierenberg, il proprietario di una locanda che molti visitatori utilizzano durante i loro “pellegrinaggi”, ha raccontato al Guardian che alcuni di loro si accampano vicino al bus e si privano volontariamente del cibo per giorni e giorni. «Una volta entrò nel negozio un tipo alto e secco, che era rimasto lì fuori per una o due settimane, barcollava e non si reggeva in piedi: lo aiutammo e poi lo rimandammo a casa». Secondo Diana Saverin – che visitò lei stessa il bus di McCandless, conobbe anche il fidanzato della ragazza svizzera morta annegata, e poi scrisse un lungo articolo per Outside magazine – il libro di Krakauer che racconta la storia di McCandless è il genere di libro in cui alcuni lettori proiettano le loro ossessioni, e suscita tra gli appassionati una sorta di venerazione paragonabile a quella di libri come Il giovane Holden.

«I visitatori che ho incontrato parlavano sempre di libertà, di quello che avrebbero voluto fare o essere», dice Severin: «una volta ho incontrato quest’uomo, un consulente, a cui era da poco nato un figlio e che voleva cambiare la sua vita e diventare un falegname ma non poteva, e quindi si prese una settimana per andare a visitare il bus: queste persone vedono McCandless come uno che è andato e lo ha fatto, punto».

Il mito di McCandless non suscita soltanto fascino e ammirazione: uno dei suoi maggiori critici è Craig Medred, che scrive per il giornale online Alaska Dispatch. In un articolo dello scorso settembre Medred se l’è presa con la grande notorietà guadagnata da McCandless: «Grazie alla magia delle parole, il cacciatore Chris McCandless è stato trasformato da morto in una specie di povera, romantica anima perduta nel selvaggio Alaska» e «per come stanno messe le cose, il martire McCandless vivrà molto più a lungo del McCandless vivo, quello che morì in Alaska perché non era un cacciatore abbastanza abile».

Quando morì, McCandless aveva 24 anni: si era laureato in storia alla Emory University di Atlanta, in Georgia, aveva donato in beneficenza tutti i suoi soldi (24 mila dollari), e aveva deciso di lasciare la sua città e andare a vivere per un po’ di tempo da solo, in natura. Nella seconda metà di agosto del 1992 – data approssimativa della sua morte – si trovava in Alaska già da tre mesi: aveva abbandonato la sua macchina dopo un acquazzone che ne aveva danneggiato il motore ed era arrivato in autostop fino al parco nazionale di Denali. I cacciatori di alci che ritrovarono il suo corpo trovarono prima questo biglietto attaccato alla porta del bus, usato a volte come bivacco dai cacciatori della zona:

Attenzione possibili visitatori.
S.O.S.
Ho bisogno del vostro aiuto. Sono ferito, sto per morire, e sono troppo debole per stare in piedi. Sono da solo, questo non è uno scherzo. Per favore, in nome di Dio, fermatevi e salvatemi. Sono fuori a raccogliere bacche qui vicino e sarò di ritorno entro questa sera.
Grazie, Chris McCandless
Agosto ?

foto: AP Photo/ Jillian Rogers

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