I nuovi dubbi su come morì il protagonista di “Into the Wild”

Un gruppo di chimici contesta l'ipotesi dell'avvelenamento sostenuta dallo scrittore Jon Krakauer

In un articolo pubblicato dal New Yorker due mesi fa, Jon Krakauer, l’autore del libro da cui è stato tratto il film Into the Wild, ha raccontato i recenti sviluppi riguardo la causa della morte di Christopher McCandless, il ragazzo americano di 24 anni – cui è ispirato il film – che decise di passare un po’ di tempo da solo, senza soldi e vivendo con ciò che avrebbe trovato in natura. McCandless morì nell’agosto del 1992: secondo l’autopsia per inedia, cioè gravissima malnutrizione, ma Krakauer ha sempre sostenuto che – come riportato dal diario ritrovato vicino al cadavere del ragazzo – la colpa fosse da attribuire ad alcuni semi di patata selvatica, che gli avevano causato una parziale paralisi alle gambe e quindi l’impossibilità di procurarsi del cibo. Ma un nuovo articolo pubblicato sul sito di Chemical & Engineering News (C&EN), una rivista americana pubblicata dalla American Chemical Society, prova a smentire molte delle ricostruzioni di Krakauer.

Grazie alla scoperta che alcuni prigionieri di un campo di concentramento in Ucraina avevano presentato gli stessi sintomi di McCandless poiché avevano ingerito una pianta simile, Krakauer aveva ricostruito che a causare la paralisi di McCandless fu l’amminoacido β-N-Oxalyl-L-α,β-diaminopropionico (spesso abbreviato in ODAP), presente in entrambe le piante e difficile da rilevare se non attraverso analisi accuratissime.

Secondo Philip J. Proteau, un chimico dell’Università dell’Orgeon, il tipo di tecnologia utilizzata per riscontrare le tracce di amminoacido ODAP nei semi di patate trovati vicino a McCandless, chiamata HPLC (Cromatografia liquida ad alta prestazione), produrrebbe risultati «non decisivi»: non riuscirebbe infatti a distinguere con chiarezza se l’amminoacido ODAP sia presente in quantità tali da essere effettivamente tossica.

Proteau e altri esperti propongono che le analisi presentate da Krakauer, elaborate dalla società Avomeen Analytical Services, siano completate da alcune eseguite con uno spettrometro di massa e da una risonanza magnetica nucleare, due tipi di analisi che potrebbero chiarire la questione. In generale molti degli esperti contattati da C&EN affermano che i dati in possesso di Krakauer siano troppo pochi per potersi esprimere con sicurezza. Krakauer ha detto che Avomeen sta conducendo ulteriori analisi sui semi di patata, e si è rifiutato di commentare l’articolo di C&EN.

Daniel W. Armstrong, un chimico dell’Università del Texas, ha detto che «se fosse vero che l’amminoacido ODAP è contenuto in alcune piante, la gente dovrebbe venirne a conoscenza». Armstrong ha aggiunto che se le piante risultassero positive alle nuove analisi si potrebbe considerare di eseguire una nuova autopsia sul cadavere di McCandless, nel caso non fosse eccessivamente decomposto, per risolvere definitivamente la questione.

foto: AP Photo/Villard-courtesy of McCandless family