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  • venerdì 10 gennaio 2014

Il poliziotto che fece dimettere un politico inglese si era inventato tutto

Disse che un importante conservatore aveva dato dei "fottuti plebei" a due agenti, costringendolo a lasciare l'incarico: era falso

L’agente di polizia britannico Keith Wallis si è dichiarato colpevole in tribunale a Londra per essersi inventato alcuni fatti legati al cosiddetto “plebgate”, il caso che nel 2012 portò alle dimissioni di Andrew Mitchell, all’epoca Chief Whip del governo e capogruppo del partito conservatore alla Camera dei Comuni del parlamento del Regno Unito (il Chief Whip ha la funzione di mantenere i rapporti tra i leader di partito e la maggioranza in parlamento).

Mitchell era stato accusato di aver insultato due agenti di polizia di guardia all’ingresso principale di Downing Street, la via di Londra in cui ha sede la casa del primo ministro, definendoli “fottuti plebei” perché non gli avevano permesso di passare dal cancello con la bicicletta per motivi di sicurezza. Il parlamentare aveva ammesso di essersi arrabbiato e di avere sbraitato contro di loro, ma negò categoricamente di avere insultato direttamente gli agenti e di avere usato la parola “plebei”.

Wallis scrisse un’email al parlamentare del collegio in cui vota, il conservatore e all’epoca vice Chief Whip John Randall, dicendo di avere assistito alla lite ai cancelli di Downing Street. La testimonianza, poi rivelatasi falsa, fu utilizzata per dimostrare il comportamento di Mitchell, che intanto aveva dato le dimissioni proprio per via di quanto accaduto.

Keith Wallis

Keith Wallis

Il caso portò a una grande inchiesta interna della polizia, che secondo il Telegraph è costata almeno 237mila sterline (286mila euro). Furono interrogati agenti, analizzati documenti, email, tabulati telefonici e raccolte oltre mille dichiarazioni. Alla fine dello scorso anno Wallis fu accusato per la prima volta di avere detto il falso. Comparve il 16 dicembre davanti ai giudici, ma non si dichiarò colpevole. Nell’udienza di oggi ha solo confermato la propria identità e si è dichiarato colpevole, annunciando anche le proprie dimissioni.

Mitchell ha detto di essere soddisfatto perché “infine giustizia è stata fatta” e ha ricordato quanto sia “triste e preoccupante” che un agente di polizia si sia comportato in questo modo. Il caso non è comunque del tutto chiuso, perché ci sono altri agenti coinvolti nella vicenda che potrebbero ancora ricevere sanzioni disciplinari per il loro comportamento.

Per quanto riguarda Wallis, i giudici hanno aggiornato l’udienza al prossimo 6 febbraio, in attesa di ricevere alcuni altri documenti, compresi una perizia psichiatrica dell’agente di polizia. I legali di Wallis hanno spiegato che il loro cliente nel 2012 aveva alcuni disturbi, che avrebbero influito sulla sua condotta. Per la falsa testimonianza, Wallis rischia il carcere.

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