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  • mercoledì 1 Gennaio 2014

Che ne è della nave al Polo Sud

È incagliata da 8 giorni e l'ultimo tentativo di soccorrerla non è andato bene: intanto continuano ad arrivare video e immagini dalle persone a bordo

Dalla vigilia di Natale, vale a dire otto giorni fa, la nave russa “Akademik Shokalskiy” – partita il 7 dicembre scorso dalla Nuova Zelanda – si trova incagliata nel ghiaccio al Polo Sud, a circa 160 chilometri dalla base permanente francese “Dumont d’Urville”, nella parte orientale dell’Antartide. A bordo ci sono 74 persone, tra personale tecnico e scienziati membri dell’equipaggio (si tratta di un’importante spedizione scientifica internazionale, la Australiasian Antarctic Expedition 2013-2014). Dal giorno in cui la nave è rimasta incagliata ci sono già stati diversi tentativi di soccorso con navi rompighiaccio che potessero raggiungerla e aprirle un varco, ma finora tutti hanno dovuto rinunciare.

Ieri era atteso il soccorso per via aerea, ma il brutto tempo ha impedito all’elicottero a bordo della nave cinese “Snow Dragon” di decollare. La nave si trovava a 11 chilometri dalla “Akademik Shokalskiy”, quando ha dovuto fermarsi a causa del ghiaccio troppo spesso. Un nuovo tentativo dell’elicottero è previsto per giovedì prossimo, se la pioggia e il vento delle ultime ore si attenueranno. L’elicottero dovrà fare in totale sette viaggi per trasportare i membri dell’equipaggio della Akademik sulla Snow Dragon: per questa ragione occorrono buone condizioni atmosferiche, e per un tempo sufficiente a compiere tutti e 7 i voli (sono circa 20 minuti di volo da una nave all’altra).

Per il momento sembra che per i membri a bordo della “Akademik Shokalskiy” non corrano alcun particolare pericolo: ci sono ancora delle scorte di cibo sufficienti per diversi giorni, anche se il fallimento dei tentativi di soccorso ha cambiato il clima piuttosto allegro dei primi giorni. Prima del tentativo di ieri, ai membri dell’equipaggio della Akademik era stato chiesto di compattare la neve fresca nelle vicinanze della nave per permettere all’elicottero di poter atterrare: lo hanno fatto, molto rudimentalmente ma in modo efficace (e divertendosi molto, pare).

Se non dovesse andar bene neppure stavolta, a una distanza di circa 10 giorni di navigazione dalla Akademik Shokalskiy c’è una grande nave rompighiaccio americana che dovrebbe essere in grado di farsi largo attraverso i ghiacci che hanno bloccato sia la nave russa che quella cinese.

L’altra speranza – sempre più ridotta – è che lo spessore dello strato di ghiaccio in cui la nave è rimasta incagliata (anche 5 metri, in alcuni punti) si riduca grazie a un innalzamento della temperatura: questo permetterebbe a un’altra nave rompighiaccio – l’australiana “Aurora Australis”, una delle navi che hanno tentato il soccorso – di raggiungere l’Akademik Shokalskiy (e lì a bordo della Akademik c’è persino chi ancora adesso spera che in quell’eventualità la Akademik possa riprendere il viaggio, senza bisogno di abbandonare la spedizione).

Il tratto di mare in cui la nave è rimasta incagliata è solitamente navigabile in questo periodo dell’anno, ma si è rapidamente ghiacciato a causa di un’improvvisa bufera di neve e venti gelidi. Le vicende di questi giorni hanno trovato molto spazio su gran parte dei media internazionali: all’inizio, i toni allarmistici di una parte della stampa – quella più sensazionalistica – erano evidentemente contraddetti dall’umore dei membri dell’equipaggio nelle immagini e nei video che intanto arrivavano dalla nave, probabilmente la più “connessa” di sempre nella storia delle spedizioni polari.

Alla spedizione, tra gli altri, partecipano due giornalisti del Guardian, Alok Jha e Lawrence Topham, e un professore dell’Università del New South Wales (Australia), Chris Turney, a capo della spedizione scientifica. Fin dall’inizio del viaggio – tramite account twitter e un canale dedicato, sul Guardian – hanno utilizzanto diversi strumenti per documentare via satellite la spedizione e le sue difficoltà recenti, condividendo immagini e suoni anche sui social network (i versi delle foche leopardo, per esempio). Ieri notte il team della spedizione ha festeggiato la notte di San Silvestro a bordo della nave, anche se stamattina il morale è cominciato a scendere un po’, comprensibilmente.

 

 

Foto: (AP Photo/Australasian Antarctic Expedition/Footloose Fotography, Andrew Peacock)