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  • martedì 31 dicembre 2013

La yakuza e Fukushima

La polizia ha scoperto infiltrazioni mafiose nelle aziende che hanno ricevuto gli appalti per la decontaminazione: alcune hanno pagato senzatetto per ripulire le zone radioattive

A quasi tre anni dal terremoto e dallo tsunami che hanno devastato il nord del Giappone, i lavori di decontaminazione delle zone attorno alla centrale nucleare di Fukushima vanno a rilento. Giovedì il ministro dell’Ambiente Nobuteru Ishihara ha detto che i lavori nelle zone più contaminate proseguiranno per due o tre anni oltre il termine inizialmente fissato del marzo 2014. Significa che le oltre 60 mila persone che vivevano in queste zone non potranno tornare nelle loro case prima di sei anni dal terremoto. Il ritardo rispetto alla tabella di marcia non è però l’unico problema della ricostruzione: negli ultimi mesi ci sono stati arresti dovuti alle infiltrazioni della criminalità organizzata giapponese, la yakuza, in alcune aziende che hanno ottenuto gli appalti dal governo, che ha creato un fondo di 35 miliardi di dollari. I giornalisti di Reuters Mari Saito e Antoni Slodkowski hanno raccontato le difficoltà legate alla decontaminazione e alla pulizia, spiegando che sono in gran parte dovute all’insufficienza di controlli da parte del governo e alla mancanza di persone disposte a eseguire il lavoro.

Uno dei problemi principali è l’enorme quantità di aziende coinvolte nella pulitura delle zone danneggiate, che va da alcune delle più grosse aziende di costruzioni del paese, a piccole ditte con una decina di operai. Il numero complessivo non è stato ancora calcolato: Reuters ha contato 773 aziende che lavoravano per il ministero dell’Ambiente nelle dieci città più contaminate. Sono tante perché le restrittive leggi giapponesi vietano di mandare in cantiere i lavoratori temporanei, e dato che le aziende non possono permettersi di assumere troppe persone a tempo indeterminato finiscono per subappaltano i lavori ad aziende più piccole, che vengono facilmente infiltrate dalla criminalità organizzata e che sono sottoposte a meno controlli. Tutto ciò rende difficili e caotiche le verifiche: i giornalisti di Reuters hanno scoperto per esempio che cinque aziende che lavoravano alla decontaminazione non potevano essere identificate: non erano registrate, non avevano un sito Internet, un ufficio fisico e non era stato possibile risalire al proprietario. Altre 56 che operavano nelle zone più a rischio di Fukushima non avrebbero potuto ottenere appalti pubblici perché non erano passate sotto i controlli del ministero.

A gennaio, ottobre e novembre la polizia ha arrestato alcune persone accusate di infiltrare aziende subappaltate da Obayashi, la seconda azienda di costruzioni più grande del Giappone, e di sfruttare i lavoratori. Le indagini della polizia hanno mostrato che membri delle tre principali organizzazioni della yakuza giapponese – Yamaguchi-gumi, Sumiyoshi-kai e Inagawa-kai – hanno messo in piedi un mercato nero reclutando agenzie che lavorano per Obayashi. L’azienda, che non è stata incriminata, ha detto di aver aumentato la sicurezza sulle aziende a cui appalta i lavori così da tener fuori la yakuza. Le infiltrazioni criminali sono favorite dalla carenza di manodopera che spinge le aziende a chiudere un occhio pur di reclutare persone e terminare i lavori in tempo, e dai contratti particolarmente vantaggiosi offerti dal ministero dell’Ambiente nelle zone più radioattive: la paga prevede un surplus di 100 dollari al giorno per lavoratore come indennità di rischio.

La responsabilità di controllare le assunzioni, i documenti e l’idoneità di centinaia di piccole aziende è a carico delle aziende appaltatrici più grandi. Hide Motonaga, vicedirettore della dipartimento che gestisce il progetto per il ministero dell’Ambiente, ha detto che «di fatto, i grandi appaltatori gestiscono ogni sito di lavoro». Ma molte aziende spiegano che è impossibile monitorare cosa accade sul campo a causa dei numerosi contratti che vengono stipulati. Yukio Suganuma, presidente di Aisogo Service, un’azienda di costruzioni assunta per pulire dalle radiazioni la città di Tamura, ha detto che «se inizi a considerare ogni singola persona, il progetto non va avanti. Non avresti un decimo delle persone che ti servono».

Le indagini della polizia che hanno portato agli arresti di ottobre hanno in particolare mostrato il giro di assunzioni e sfruttamento contro i senzatetto, che venivano reclutati nella stazione ferroviaria di Sendai. Seiji Sasa, un uomo di 67 anni, era stato assunto da Mitsunori Nishimura, un gangster locale di Inagawa-kai, per convincere i senzatetto ad accettare il lavoro. Venivano quindi portati in dormitori gestiti da Nishimura, che li pagava circa 6 dollari l’ora, meno del salario minimo di 6,50 dollari orari. L’azienda di Nishimura rispondeva in ultimo a Obayashi, che aveva destinato 1,3 miliardi di dollari agli operai che lavoravano per decontaminare le strade di Fukushima. Le persone assunte da Nishimura hanno ricevuto solo un terzo dei soldi a loro destinati, mentre il resto si è perso tra criminali e intermediari.

In molti casi poi i senzatetto – che rimuovono i detriti, ripuliscono i punti più radioattivi togliendo il terriccio, tagliando l’erba e strofinando le case attorno alla centrale nucleare – finiscono per indebitarsi con i loro stessi datori di lavoro, che detraggono dalla paga le spese per il vitto, l’alloggio nei dormitori e la lavanderia. Un senzatetto ha raccontato ai giornalisti di Reuters di essersi ritrovato solo 10 dollari dopo un mese di lavoro che ne prevedeva 1.500. Un altro ha detto che gli erano stati offerti 90 dollari al giorno ma che ne aveva dovuti pagare fino a 50 per cibo e alloggio. Alla fine dell’inchiesta, Sasa è stato rilasciato dalla polizia, mentre Nishimura, che secondo la polizia si è appropriato ogni mese di 10 mila dollari di soldi pubblici, è stato arrestato e multato di 2.500 dollari.

Foto: Sacchi con terra contaminata dalle radiazioni nella città di Naraha, nella prefettura di Fukushima, giugno 2013. (TOSHIFUMI KITAMURA/AFP/Getty Images)

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