Come funziona il PD

Cosa sono i vari e spesso confusi organi – assemblea, direzione, segreteria – di cui si parla e che Renzi sta cambiando

Domenica 15 dicembre si è riunita l'”Assemblea Nazionale” del Partito Democratico che ha nominato Matteo Renzi segretario del partito, in conseguenza del risultato delle primarie: contemporaneamente è stata formata la “Direzione Nazionale”, mentre la “Segreteria” era stata nominata pochi giorni prima. Sono organismi le cui funzioni e competenze non sono sempre chiarissime, e a volte vengono confuse sui media: benché un partito non sia uno Stato, grossolanamente si potrebbe dire che Segreteria, Direzione e Assemblea corrispondano per senso a Governo, Parlamento e Corpo elettorale del Partito Democratico. Ma cerchiamo di spiegarlo meno grossolanamente.

Dopo e intorno alla carica del segretario si trova il primo organismo del PD: la segreteria nazionale, i “ministri” del segretario delegati ai diversi campi. La nuova segreteria scelta da Renzi è composta da 13 membri, di cui sette donne e sei uomini: prevalentemente tra persone che hanno sostenuto il suo progetto, ma non soltanto (Filippo Taddei, per esempio, aveva appoggiato Pippo Civati alle primarie). Ognuno dei membri ha una delega e un settore di competenza, tra cui economia, legalità, lavoro, riforme, scuola, comunicazione e ambiente. La delega alla cultura, ha precisato Renzi, resterà a lui.

Con maggiore apertura e collaborazione nei confronti delle altre correnti, il segretario compone poi il terzo organismo, la Direzione Nazionale, che le pagine della politica sui giornali chiamano il “parlamentino” (ma altre volte lo stesso termine è usato per l’Assemblea). La direzione è composta da 120 membri ed è il luogo di discussione e approvazione di più ampie o controverse scelte di programma e politica: di fatto si riunisce in una grande sala all’ultimo piano della sede del partito in via Sant’Andrea delle Fratte a Roma ogni due o tre mesi – salvo necessità diverse – con un ordine del giorno: si iscrivono a parlare una serie di interventi e solitamente c’è un voto sul discorso del segretario e su eventuali altre mozioni presentate. Renzi ha scelto 20 nuovi membri, la cui nomina gli spetta, che vengono aggiunti a una lista informalmente discussa tra le correnti principali – composta da parlamentari, governatori e altri leader – e approvata dall’Assemblea Nazionale. Dei componenti di questa nuova direzione, 80 provengono dall’area di Renzi, 22 sono vicini a Cuperlo e 18 a Civati. Tra i membri di diritto della direzione si trovano inoltre il segretario stesso, il presidente dell’assemblea nazionale, i vicesegretari, il tesoriere, i presidenti dei gruppi parlamentari del PD e infine i segretari regionali del partito. Per quel che riguarda i 20 membri la cui nomina spetta al segretario, Renzi ha deciso di nominare 20 sindaci.

Infine, l’organismo più numeroso del PD è l’Assemblea Nazionale, che conta circa mille componenti ed è eletta direttamente attraverso il voto alle primarie con le liste collegate ai diversi candidati alla segreteria (chi è andato a votare per le primarie spesso non se n’è nemmeno accorto, ma ha votato implicitamente per queste liste di candidati all’assemblea). Il compito dell’assemblea, al di là di ciò che in teoria è formulato nello statuto del partito, è la ratifica di alcune decisioni “istituzionali” – come l’elezione del segretario, o di un nuovo segretario in caso di dimissioni anticipate (come fu per Franceschini ed Epifani) – o il voto su interventi formali rilevanti, come le variazioni allo Statuto. Con un voto di maggioranza assoluta, l’assemblea ha la possibilità sfiduciare il proprio Segretario.