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  • venerdì 29 novembre 2013

Le adozioni in Russia e cosa c’entriamo noi

Solo l'Italia può adottare bambini russi: perché rispetta un accordo sottoscritto nel 2009 e perché non ha legalizzato il matrimonio gay

Da tempo si discute in Russia di adozioni internazionali, e non solo perché sono state recentemente introdotte delle modifiche nella legislazione che le regola: c’entrano infatti le ritorsioni contro gli Stati Uniti, la posizione russa nei confronti degli omosessuali e verso quei paesi che hanno approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Venerdì 29 novembre Pavel Astakhov, difensore civico dei diritti dei minori presso il Cremlino, ha dichiarato che attualmente «solo i cittadini italiani possono adottare bambini russi, poiché l’Italia ha in primo luogo con la Russia un accordo bilaterale in merito» e perché «non riconoscendo i matrimoni tra persone dello stesso sesso, non richiede alla Russia di modificare quell’accordo».

Le modifiche alla legislazione degli ultimi due anni
Nel dicembre del 2012 la Russia ha adottato la cosiddetta legge “Dima Yakovlev”, dal nome di un bambino russo di due anni adottato da una famiglia americana e morto dopo essere stato lasciato chiuso in macchina sotto il sole nel 2009. La legge ha stabilito il divieto di ingresso in Russia dei cittadini statunitensi responsabili di violazioni dei diritti dei cittadini russi e, all’articolo 4, ha stabilito anche il divieto di adozione dei bambini russi da parte delle famiglie americane affossando dunque il trattato bilaterale sulle adozioni firmato all’inizio di quello stesso anno tra Stati Uniti e Russia. In quell’occasione, Pavel Astakhov aveva spiegato che negli ultimi 20 anni nelle famiglie americane erano morti in incidenti di vario tipo 19 bambini russi e che i genitori adottivi colpevoli della loro morte in molti casi erano riusciti a sottrarsi alla loro responsabilità.

La proposta era stata giudicata però come la risposta politica al Magnitsky Act, una legge americana volta a limitare l’ingresso negli Stati Uniti dei cittadini russi accusati di violazione dei diritti umani, e rendere pubblici i loro nomi. La legge statunitense prende il nome di Sergei Magnitsky, un avvocato di 37 anni della Hermitage Capital Management, finito in carcere in Russia con l’accusa di frode fiscale subito dopo aver denunciato il sistema di corruzione all’interno di Gazprom, la grande compagnia energetica controllata dal governo russo. Magnitsky era morto in prigione nel 2009, ufficialmente per un arresto cardiaco, ma si sospetta che sia morto per la mancanza di cure adeguate dopo essere stato torturato.

Nel giugno del 2013 la Duma (la Camera bassa del parlamento russo) aveva approvato in terza lettura il divieto di adozione di bambini russi da parte di coppie omosessuali o di single nei paesi in cui erano state legalizzate le unioni fra persone dello stesso sesso. Il documento era stato votato all’unanimità dai deputati, proprio all’indomani dall’approvazione, da parte del presidente francese François Hollande, della legge che consentiva i matrimoni gay in Francia: «L’Occidente sta portando avanti un esperimento sociale sui bambini. Ma la Russia non ne sarà coinvolta», aveva dichiarato Elena Mizulina, a capo del comitato della Duma per le donne e i bambini e tra gli autori del disegno di legge. Subito dopo il passaggio al Senato e la promulgazione finale, il presidente Vladimir Putin aveva detto:

«Questa misura mira a garantire ai bambini un accudimento armonioso e completo in caso di adozione e intende proteggere la loro psiche dai possibili effetti negativi – l’imposizione di comportamenti sessuali non tradizionali, così come l’emergere di problematiche psicologiche, di sofferenza emotiva e stress, che, secondo studi di psicologi spesso hanno i bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso».

L’accordo tra Russia e Italia
Le adozioni di cittadini orfani russi verso l’Italia sono regolate da un accordo intergovernativo e gestite dagli enti approvati da entrambi i governi. Il trattato, firmato nel febbraio del 2008, è stato più volte portato dalla Russia come esempio di buona pratica in sede di negoziati con altri paesi. Astakhov ha spiegato che la priorità russa resta l’adozione nazionale e che le autorità non intendono dare bambini in adozione ai cittadini di quei paesi con i quali non esiste un accordo bilaterale. Ha infine esplicitamente dichiarato che l’unico paese con il quale un accordo risulta valido – e coerente con la legislazione russa e le sue ultime modifiche – è l’Italia: che lo osserva in modo corretto e che non riconosce il matrimonio omosessuale.

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