Foto Senato
Il primo ministro Enrico Letta nell'aula del Senato prima del voto di fiducia al suo governo, 26 novembre 2013. (Mauro Scrobogna/LaPresse)

Il colpo d’ala di Letta

Finora è stata "un’azione di governo frammentaria e temporeggiatrice", scrive Dario di Vico sul Corriere: è ora di fare delle cose vere

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Il primo ministro Enrico Letta nell'aula del Senato prima del voto di fiducia al suo governo, 26 novembre 2013. (Mauro Scrobogna/LaPresse)

L’editoriale di prima pagina del Corriere della Sera di venerdì lo ha scritto Dario Di Vico, che torna a chiedere al Presidente del Consiglio Enrico Letta maggiori cambiamenti nell’opera del governo e un progetto più coraggioso e innovativo, soprattutto ora che la sua maggioranza si è liberata dalle maggiori resistenze create finora dagli alleati dell’ex PdL confluiti in Forza Italia.

Separando saggiamente il piano governativo da quello parlamentare l’esecutivo guidato da Enrico Letta è riuscito a sopravvivere alla caduta del Cavaliere. L’esito della manovra era tutt’altro che scontato e segna una vittoria del presidente del Consiglio, a cui vanno riconosciute le doti della pazienza e della caparbietà. A questo punto, però, con l’avvenuto ridimensionamento di Silvio Berlusconi cade il principale alibi di un’azione di governo che finora è parsa frammentaria e temporeggiatrice. Non si potrà più usare la scusa che i provvedimenti economici dovevano essere «bollinati» preventivamente dal Pdl e di conseguenza ci dovrebbero essere tutte le condizioni per capire meglio cosa ha in testa il presidente del Consiglio per rassicurare Bruxelles, intercettare la ripresa, motivare la società civile. Anche l’ultimo atto in ordine di tempo, la legge di Stabilità, risente ampiamente dei limiti evidenziati da questo governo, come provvedimento assomiglia di più a un vestito di Arlecchino che a un vero documento di indirizzo e la sua approvazione non pare sia accompagnata da grandi manifestazioni di giubilo da parte delle rappresentanze sociali. Ci aspettiamo, dunque, che superata la boa si cambi registro, che i problemi aperti vengano presi di petto e non continuamente rinviati.

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